Parlando di cattedra, ci riferiamo immediatamente a una presenza o a più presenze di maestri, docenti, persone esperte che hanno un insegnamento pensato e motivato da donare.
Ma aggiungendo del dialogo ci si pone in quella forma metodologica di insegnare che da Socrate-Platone in poi, qualifica l'insegnamento come: ricerca, capacità di ascolto; risposta aperta ad ulteriore approfondimento; disponibilità d'accoglienza del vero, del buono, del bello, del gioioso; rispetto di ogni interlocutore.
Richiamo, con interiore "consolazione", l'insegnamento di Papa Paolo VI sulle caratteristiche del dialogo. Innanzitutto la chiarezza nel linguaggio, nell'enunciato, nello spiegarsi, con l'onesta intenzione di comunicare ad altri; indi la fiducia nell'interlocutore: non è possibile parlare ad un'altra persona senza desidera che apprenda, comprenda, risponda, si confronti; la mitezza che esclude ogni aggressività intenzionale, a parole, in comportamenti, ma attesta dominio di sé e tratto aperto alla relazionalità e alla paziente e benevola accoglienza; infine la prudenza pedagogica, che non è mai strategica e tattica per fini ambigui, ma ha cuore di comunicare e accompagnarsi costruttivamente con gli interlocutori e gli ascoltatori.
Siccome il dialogo, implica tempo, possibilità di esprimere risonanza e di interiorizzazione la Cattedra del Dialogo proposta in Torino, per il Piemonte, è monotematica per tutto l'anno.
Vuole offrire in modo prospettico i diversi approcci su un argomento vitale che implica esperti in varie arti e discipline con approcci diversi, a confronto.
Il primo anno cattedratico è dedicato a : «Sotto i riflettori. Gesù chi sei?». La risposta ci verrà dal cinema e dallo spettacolo; dalla letteratura; dall'ascolto, lettura e studio, dei Vangeli, riletti anche rispetto alla cultura ebraica e islamica; infine dall'ascolto della fede cristiana, storicamente fondata.
Ogni anno al secondo venerdì del mese avremo questa possibilità.
+ Luciano Pacomio