La “Commissione Regionale del Piemonte-Valle d’Aosta per la catechesi” ha proposto alcune indicazioni sulla scelta e la formazione dei catechisti parrocchiali, aggiornate ai mutamenti in corso nell’iniziazione e nella catechesi. Raccogliendo tali indicazioni i Vescovi del Piemonte e della Valle d’Aosta hanno indirizzato una “Lettera ai parroci e alle loro comunità” dal titolo: “I catechisti collaboratori di Dio per testimoniare il vangelo”. La lettera, pubblicata in questi giorni dalla editrice Elledici di Torino, è in distribuzione a tutte le parrocchie piemontesi e valdostane. In tutte le diocesi sarà oggetto di dialogo e di confronto tra i presbiteri e i catechisti, affinché si diffonda sempre più tra i cristiani la sensibilità e l’attenzione al prezioso servizio di annuncio e di catechesi.
Lo scopo della lettera, edita proprio a quarant’anni dal documento di base “Il rinnovamento della catechesi”, è quello di aiutare a riscoprire il rapporto fraterno e collaborativo tra i presbiteri e i catechisti, tra i catechisti e le comunità cristiane, tra le parrocchie e gli Uffici catechistici diocesani. Già il Documento di Base affermava: “Prima dei catechismi ci sono i catechisti; anzi prima ancora ci sono le comunità cristiane” (n.200). Non è estranea alla lettera anche l’intenzione di sostenere i parroci e i catechisti nel difficile momento che la catechesi sta attraversando e nello stesso tempo incoraggiarli a lavorare verso itinerari di tipo catecumenale: “per rendere efficace la trasmissione della fede e l’educazione cristiana ogni itinerario catechistico dovrebbe ispirarsi al catecumenato battesimale” (introduzione, pag.5).
La lettera, dunque, dopo aver posto con chiarezza l’accento sulla centralità della parrocchia come grembo in cui nasce la fede per ogni persona e in cui deve mantenersi vivo lo stretto coinvolgimento delle famiglie grazie proprio al ministero di accompagnamento dei catechisti (Parte Prima), si addentra nella necessità di discernere con cura la vocazione dei catechisti, seguendo criteri di maturità umana e cristiana, di riconosciuta stima da parte di tutti e di inserimento attivo nella comunità stessa. La corresponsabilità del discernimento che il parroco deve condividere con il Consiglio pastorale o una commissione apposita si esprimerà poi in un tirocinio di apprendistato per i nuovi catechisti e nel mandato conferito dal Vescovo e dal parroco stesso (Parte Seconda).
Nella Terza Parte della lettera i Vescovi affrontano il compito serio della formazione permanente dei catechisti, proponendo alle comunità alcuni aspetti ormai irrinunciabili, poiché da molti anni sono espressi nei documenti ecclesiali e già realizzati in molte diocesi: tra di esse, la necessità che ci sia il gruppo dei catechisti e lavori insieme ai presbiteri per progettare itinerari, per aggiornarsi sui contenuti, per fare comunione nella missione; l’importanza del laboratorio e dell’autoformazione come strumenti principali di crescita nella professionalità del servizio; il ruolo importante degli Uffici catechisti nelle diocesi per integrare la formazione che già avviene da parte dei parroci in ciascuna parrocchia. Anche perché “la parrocchia non può ritenersi autosufficiente nella formazione dei catechisti né può elaborare una sua proposta di catechesi indipendentemente dal progetto diocesano” (n.75); e neanche indipendentemente dalle proposte che la stessa Conferenza Episcopale italiana sta facendo da molti anni sia attraverso i catechismi sia attraverso la proposta degli itinerari delle Tre Note sulla Iniziazione cristiana degli adulti, dei ragazzi, del risveglio della fede. In alcune realtà purtroppo si cammina per strade proprie, senza tener conto di tali orientamenti ecclesiali.
Per l’attuazione delle linee portanti della lettera scritta dai Vescovi del Piemonte e della Valle d’Aosta è necessario che ogni comunità si interroghi sullo stile comunionale con cui si attua in esse qualsiasi forma di evangelizzazione e di catechesi, sia con i ragazzi sia con gli adulti. Anche gli Uffici catechistici hanno bisogno di essere sostenuti dal proprio vescovo e corredati da una équipe di esperti e di operatori che insieme promuovano sul territorio la formazione dei catechisti. Soprattutto è necessario che gli Uffici catechistici lavorino in sinergia con il Servizio per il catecumenato, gli Uffici Famiglia e Liturgico. Ormai la catechesi nelle nostre diocesi si configura sempre più come luogo in cui, a partire dal primo annuncio di Gesù, sviluppa itinerari differenziati e integrati per rispondere ad un vero e proprio cammino di apprendistato cristiano che molti giovani e adulti oggi devono compiere, quando interpellano le nostre chiese o in vista di un sacramento o semplicemente alla ricerca di un senso per la loro esistenza.
Nella conclusione della lettera i Vescovi, rendendosi conto di aver proposto un tracciato “ampio e impegnativo” (n.83), esortano “con sapienza e coraggio a trovare convincenti risposte alla nuova situazione religiosa del nostro tempo”, unendo insieme “gradualità e audacia” (n.85). Ricordando le parole di Giovanni Paolo II essi ripetono che “la Chiesa è invitata a consacrare alla catechesi le sue migliori risorse di uomini e di energie, senza risparmiare sforzi, fatiche e mezzi materiali, per meglio organizzarla e per formare un personale qualificato” (n.85).
don Andrea FONTANA - responsabile della
Commissione regionale per l’annuncio e la catechesi