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Diario
Domenica 7
febbraio 2010
BORGO VITTORIA - LA PARROCCHIA E L'ORATORIO IN PRIMA LINEA PER DIFENDERE LA LEGALITÀ. UNA MANIFESTAZIONE ANCHE A BUCAREST
Ma la città non è perduta
"Borgo Vittoria dice no alla violenza, la pace inizia da noi" questo lo slogan della fiaccolata organizzata dalla comunità di Nostra Signora della Salute, martedì sera, per ricordare Giorgio Munteanu, 15 anni, romeno accoltellato a morte perché - come sembra - ha negato una sigaretta a un giovane connazionale, lo scorso venerdì nei giardinetti Allievo, nel cuore della Borgata. Un fatto gravissimo che ha subito spinto gli educatori della parrocchia a mobilitarsi per reagire al clima "giustizialista" scatenatosi dopo l'omicidio di Giorgio e per smentire l'immagine di periferia allo sbando descritta in questi giorni da certi mass media.
E così famiglie, anziani, e tanti giovani con in testa gli educatori dell'oratorio, il gruppo scout Agesci Torino XXV, i tanti gruppi parrocchiali e la comunità dei padri giuseppini del Murialdo a cui sono affidate le cure pastorali della Salute, si sono ritrovati proprio ai giardini Allievo per illuminare con le fiaccole le strade del quartiere, per dire che sono in tanti in Borgo Vittoria a credere nella legalità.
Contemporaneamente, in un'altra periferia, quella di Bucarest, dove un'altra comunità di Giuseppini del Murialdo da anni si occupa dei giovani più in difficoltà con un progetto di integrazione tra ragazzini romeni e rom (sostenuto tra gli altri dalla Caritas torinese) è stata organizzata una veglia di preghiera in memoria di Giorgio e in sintonia con gli amici della "Salute".
"La caccia alle streghe a cui abbiamo assistito in questi giorni - ha spiegato don Danilo Magni, giuseppino del Murialdo, direttore dell'Opera Nostra Signora della Salute, da sempre impegnata con i ragazzi più a rischio del quartiere - è inaccettabile: lunedì sera in oratorio durante una veglia con più di mille giovani del quartiere abbiamo pregato per Giorgio e per i suoi famigliari perché il Signore e la nostra comunità dia loro la forza per superare una prova così drammatica. Vogliamo dire alla gente del quartiere che con la violenza non si fa integrazione: le forze dell'ordine sono preposte a cercare i colpevoli. A noi cittadini, e soprattutto ai credenti, tocca mandare messaggi per fermare sentimenti di vendetta e di violenza per dare futuro al nostro Borgo".
Non solo teppisti
"Non è vero, come hanno scritto certi giornali, che Borgo Vittoria è diventato un ricettacolo di teppisti e spostati - hanno sottolineato alcuni partecipanti alla marcia residenti nei palazzi che si affacciano sui Giardini Allievo, l'unica area verde del popoloso quartiere - i bulli e le bande di ragazzi maneschi ci sono qui come in qualunque altro quartiere periferico della città. In questo giardino portiamo i nostri figli a giocare dopo la scuola e sono tanti gli anziani che nella bella stagione passano su queste panchine qualche ora a chiacchierare".
E non ci stanno neppure gli organizzatori della marcia ad essere descritti come un pezzo di città "perduta" nella violenza e nel vandalismo.
Del resto la fiaccolata di martedì sera è una delle tante iniziative che la parrocchia dei Murialdini ha organizzato in questi anni per invitare i borghigiani e la città a non assistere passivamente agli episodi di teppismo o anche solo di ingiustizie quotidiane che si verificano nei quartieri non solo di questa periferia.
"Non è accettabile - dice ancora don Magni - che in casa nostra un ragazzino di 15 anni muoia accoltellato per un futile motivo ma è altrettanto inaccettabile che gli anziani vengano scippati per strada o in casa, o che padri di famiglia a 40 anni perdano il lavoro: occorre reagire invitando il mondo adulto a costruire rapporti di convivenza pacifica, a creare reti di solidarietà".
Concorda con l'analisi di don Danilo un altro prete che di giovani "di strada" se ne intende, don Domenico Ricca, salesiano, cappellano del Ferrante Aporti. "Qui non si tratta di un fenomeno - quello della violenza giovanile - che riguarda solo i giovani stranieri: gli adolescenti delle nostre periferie sia italiani che figli di immigrati vivono le stesse problematiche e le stesse dinamiche di gruppo. La tragicità della morte di Giorgio (che poteva accadere in qualsiasi altra parte di Torino, vedi ciò che è accaduto anche nella vicina Savonera) non ci deve distogliere dall'unica questione importante che riguarda il futuro delle nuove generazioni della nostra città e non solo: le reti sociali ed educative in campo sul territorio devono sentire 'nostri' tutti i giovani in difficoltà. Solo con l'accoglienza e l'educazione dei giovani stessi ma anche degli adulti riusciremo a dare futuro a chi si affaccia alla vita".
Anche don Maurizio De Angeli, direttore dell'Ufficio di pastorale giovanile della diocesi pone l'accento sullo sforzo educativo di tutte le agenzie che si occupano di adolescenti. "La morte violenta di Giorgio è avvenuta in un quartiere dove l'attenzione educativa nei confronti dei ragazzi più poveri è alta: la parrocchia dei Murialdini, proprio grazie al carisma del loro fondatore, è da sempre tra quelle più attente in città ai giovani in difficoltà, anche stranieri, con un oratorio con educatori qualificati con attività di sostegno a chi fa più fatica. L'emergenza educativa è alta e la presenza della Chiesa se non è affiancata da tutti gli attori preposti all'educazione, dalla famiglia, alla scuola alle istituzioni, non è sufficiente".
Dove sono le famiglie?
Anche l'Arcivescovo commentando la "tragica" morte di Giorgio, in occasione della festa liturgica di don Bosco e a margine dell'inaugurazione dell'anno accademico dell'Università di Torino, si è appellato ai giovani, ma soprattutto al mondo degli adulti, perchè ritornino "ad essere centrali i valori autentici della vita". "Noi adulti abbiamo delle responsabilità verso le nuove generazioni - ha detto il card. Poletto - Oggi come Chiesa diamo un segnale forte, la nostra attenzione nei confronti dei per bambini e dei giovani è alta ma altrettanta dobbiamo porne al mondo degli adulti a chi è genitore. Se lì c'è il vuoto il nostro lavoro di Chiesa finisce per avere scarsi risultati".
E rivolgendosi ai genitori: "In quale direzione vogliamo che vadano i giovani di oggi? Nel vangelo Gesù ci indica i bambini e i ragazzi come persone verso le quali noi adulti non dobbiamo fare del male e ancora di più non dobbiamo mai mettere nelle condizione che il male li affascini e che li porti fuori strada...".

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