|
Diario
Domenica 7
febbraio 2010
Quel call center che aiuta le donne
Non passa giorno senza almeno una richiesta di aiuto: serve una casa, uno spazio per ritrovare la normalità, per garantire ai bambini un po' di tranquillità… È il primo bilancio del "call center", il servizio per donne in situazioni di emergenza per violenze o abbandono, progettato del Coordinamento Madre Bambino (organismo che raggruppa 27 comunità di accoglienza del torinese gestite da enti del privato sociale e da associazioni di volontariato) e aperto il 1° dicembre scorso.
Il "call center", attivato grazie ad una convenzione tra Comune di Torino e Coordinamento (con il sostegno economico della Regione, della Compagnia di San Paolo, della Fondazione Operti della diocesi di Torino e del Centro Servizi per il Volontariato Vssp) non è un numero a cui le donne in difficoltà possono rivolgersi direttamente, ma un punto di accesso telefonico (011.4425614) a disposizione di organizzazioni di volontariato, enti e istituzioni pubbliche per segnalazioni e inserimenti residenziali di emergenza.
"Dal 1° dicembre - spiega Laura Marzin, del Settore Minori del Comune di Torino - a fine anno abbiamo avuto 58 richieste d'accoglienza: tenendo conto che il servizio è attivo dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 18 (nelle restanti ore e nei giorni prefestivi e festivi le chiamate sono dirottate al pronto intervento minori e madri con figli), più di una richiesta al giorno. La maggioranza sono state donne con più di un figlio, in prevalenza straniere. Le richieste sono giunte per l'80% dai servizi sociali e nella maggioranza dei casi sono state dettate da maltrattamenti o sfratti esecutivi".
"Situazioni - spiega suor Angela Pozzoli, fondatrice del Coordinamento - che sono sempre più numerose. Aumentano gli episodi di violenza nelle famiglie, ma anche i casi di perdita dell'abitazione. Sono sempre più i nuclei che arrivano allo sfratto esecutivo, che accumulano morosità insanabili e che si trovano per strada. Mamme con uno o più figli che non hanno alternativa se non la strada".
"Proprio a fronte di questo aumento - prosegue suor Angela - il servizio del 'call center' si è rivelato positivo e significativo per la collaborazione tra pubblico e privato. È diventato infatti il riferimento unico per gestire e filtrare i casi di chi ha bisogno di accoglienza. Si evita che i volontari che cercano di alloggiare una donna in difficoltà debbano bussare a più case prima di trovare un posto".
Ottimizzare le riscorse, convogliare gli sforzi ma non solo: il "call center" cerca di rappresentare una prima tappa di un percorso articolato, di una rete di sostegni (borse lavoro, ricerca abitativa, percorsi di autonomia) finalizzati non alla sistemazione assistenzialistica della donna in difficoltà, ma ad un recupero globale dell'individuo.
"Anche per questo - conclude suor Angela- per favorire il confronto e l'approfondimento di tematiche che riguardano l'accoglienza, si organizzano giornate di studio".
La prima giornata che vedrà riuniti gli operatori del call center, i membri del Coordinamento, operatori della Questura, dell'Asgi (Associazione studi giuridici sull'immigrazione) e del Tribunale dei Minori si terrà il 12 febbraio in via Saccarelli 2 e sarà dedicata ad un'analisi del "pacchetto sicurezza".

|