PROGETTO DI LEGGE - NORME PIÙ RIGIDE PER GLI SPECULATORI, MA ANCHE PER GLI OPERATORI "NO-PROFIT" CHE SOFFOCHERANNOMuore la finanza solidale?
Allarmata denuncia delle cooperative "Mag", alternative alle banche tradizionali - Appello nazionale su internet
Fra le vittime della crisi bancaria mondiale potrebbe paradossalmente finire, in Italia, uno dei pochi circuiti finanziari mai coinvolti in operazioni di speculazione: il circuito delle cosiddette "Mag", cooperative di Mutua Autogestione. Il Governo Berlusconi e la Banca d'Italia sono intenzionati a inasprire le regole di controllo sulle società di "intermediazione finanziaria", corresponsabili della crisi planetaria: è una buona notizia, non fosse che il progetto di legge inserisce anche le Mag fra gli intermediatori che saranno imbrigliati, cioè autorizzati a proseguire l'attività solo dopo aver sensibilmente elevato il capitale societario e aver accettato complessi procedimenti di sorveglianza.
Cosa c'entrano le Mag con i venditori di titoli spazzatura? Non c'entrano niente. Da alcuni decenni le cooperative di mutua autogestione sviluppano circuiti di credito alternativi, per non dire opposti a quelli bancari: raccolgono denaro fra migliaia di piccoli soci-finanziatori in tutto il Paese; li utilizzano per il finanziamento di attività economiche dei soci stessi o di imprese no-profit; operano senza fini di speculazione e con trasparenza controllabile direttamente dai soci, che possono partecipare a tutte le decisioni della cooperativa.
Ora, secondo i responsabili della sede torinese Mag4 (via Brindisi 15, tel. 011.5217212), c'è il rischio di chiudere. L'equiparazione delle Mag ai "finanzieri" tradizionali suona come una sentenza di morte perché impone organizzazione e volumi di affari insostenibili per una realtà strutturalmente "piccola". "Nel luglio del 2009 - raccontano in via Brindisi - le Mag italiane ebbero un incontro con un membro del Direttorio della Banca d'Italia, cui illustrarono la propria trentennale esperienza di finanzia mutualistica e solidale. Quel canale purtroppo si interruppe. Ora nella bozza di normativa sul tavolo del Ministero della Finanza non si trova traccia della 'finanza mutualistica e solidale'…".
Le Mag denunciano un secondo grosso problema: "le nuove norme riconosceranno il ruolo delle banche che effettuano interventi di 'microcredito'" su esempio delle Mag e della Banca Etica. Anche per questo genere di attività saranno imposti "parametri e criteri che non farebbero rientrare nessuna Mag fra gli operatori di microcredito". Risultato: le banche tradizionali potranno aprire sezioni di microcredito per le categorie svantaggiate, mentre le cooperative che vi si impegnano da sempre saranno escluse.
"Non possiamo confondere le cose - spiegano sempre nella sede Mag di Torino - La finanza mutualistica e solidale delle Mag opera con criteri stringenti ed inequivocabili: 1) pone attenzione alla provenienza del denaro; 2) fa partecipare i soci alla gestione del denaro stesso; 3) eroga solo finanziamenti con finalità sociale. Il microcredito delle banche: 1) non porrà attenzione alla provenienza del denaro; 2) non avrà modalità partecipate di gestione del denaro; 3) non vincolerà i finanziamenti a una finalità sociale". Conclusione: una banca che finanzia la costruzione di armi "potrà costituire un ramo finanziario per il microcredito e presentarsi tra i soggetti, per così dire, 'buoni'".
Un appello in difesa delle Mag è pubblicato sul sito internet www.mag4.it
Da "La Voce del Popolo" di domenica 11 luglio 2010