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Commercio equo, annullati i finanziamenti   versione testuale






REGIONE PIEMONTE – REVOCATI 350 MILA EURO DI CONTRIBUTI PREVISTI DALLA LEGGE
Commercio equo, annullati i finanziamenti
Allarme delle botteghe solidali – L’assessore Casoni: «Privilegiamo i prodotti piemontesi»
 
Azzerati i fondi per il commercio equo e solidale. La Regione non stanzierà i 350 mila euro che erano previsti dalla legge regionale, approvata dalla precedente Amministrazione nel 2009, per «la promozione e la diffusione» del commercio equo. Una legge che diventa ora lettera morta, come denuncia il coordinamento delle organizzazioni piemontesi di commercio equo e solidale, costituitosi nel 2006. Il settore nella nostra regione conta una sessantina di botteghe attive, che danno lavoro a circa 150 persone.
 
Già a luglio, a dire il vero, la Regione aveva annunciato di voler ridurre il fondo da 350 mila a 30 mila euro. Poi, nei giorni scorsi, gli uffici competenti hanno tolto ogni dubbio: i fondi stanziati per il 2010 non sono più disponibili e per il 2011 non è prevista nessuna spesa per il commercio equo e solidale. Inutile dire che gli operatori sono rimasti di sasso. Poi hanno preso carta e penna, per scrivere un comunicato di protesta, contro «un atto di prepotenza della Giunta attuale, che dal suo insediamento ha risposto negativamente alle nostre richieste di incontro», come sostiene Alberto Anfossi, presidente della cooperativa Mondo Nuovo, che a Torino e provincia conta sei botteghe.
 
Prima della brutta sorpresa, gli operatori stavano aspettando l’uscita del bando per partire con i pochi progetti che i fondi residui avrebbero consentito. Niente da fare per la festa regionale del commercio equo e solidale, così come per le tante idee che – con la legge a pieno regime – si erano immaginate. Tra queste, spiega Luca Gioelli, della cooperativa LiberoMondo, che principalmente si occupa di rifornitura dei prodotti, c’erano laboratori per scambiarsi tecniche ed esperienze tra artigiani ed agricoltori piemontesi e colleghi del Nepal o del Perù e momenti formativi nelle scuole su temi come il consumo responsabile. Non solo: «Siccome la legge prevedeva un fondo di garanzia, avremmo cercato di assumere altro personale svantaggiato, oltre ai 18 disabili ed ex tossici che già lavorano con noi. Perché non è vero che il commercio equo e solidale non produce benefit qui».
 
Le proteste non smuovono William Casoni, assessore regionale al commercio. «In un periodo di casse a secco, abbiamo raccolto tutto in un solo fondo, che ammonta a 6 milioni di euro, e non diamo più finanziamenti a singole realtà». Secondo Casoni «non si possono usare fondi pubblici per favorire solo alcuni commercianti. Sarebbe anticostituzionale e contro le norme dell’Unione Europea sul libero mercato. I commerci teleguidati seguono la retorica dei Paesi dittatoriali».
Restano, per lo meno, i bandi per tutti i commercianti, «aperti naturalmente – continua Casoni - anche al settore cosiddetto equo e solidale. Parliamoci chiaro: sono pochi soggetti, la legge sembrava un finanziamento ad hoc. Noi sosteniamo il commercio ‘equo’, nel vero senso del termine, cioè quello che crea lavoro qui da noi». Un ragionamento stringente. Ancora Casoni: «tendiamo a valorizzare i prodotti piemontesi, perché sappiamo che diamo i soldi direttamente ad altri piemontesi». Sulla legge, l’assessore aggiunge che «350 mila euro sono il 6% del fondo per tutti i commercianti, mentre il ‘commercio equo e solidale’ non rappresenta che lo zero virgola zero e forse uno».
 
Non ci sta Marco Pesiri, della snc Harambee, nata dall’esperienza degli animatori della parrocchia San Giovanni Bosco, che si occupa di commercio equo ma anche di prodotti a km 0. «Non siamo semplici venditori, facciamo anche informazione e formazione critica. Per noi non è importante solo il prodotto, ma la storia che ci sta dietro, come nel caso dei nostri fornitori di tè che si sono costruiti un pozzo, o della pasta e dell’olio di Libera realizzati sulle terre confiscate ai mafiosi. Alle nostre spalle c’è un discorso sociale e non una logica speculativa, prova ne è che molti gestori sono volontari o prendono uno stipendio simbolico. Come si fa a paragonarci ai commercianti normali?». L’applicazione della legge, se la Regione non avesse tagliato i fondi, sarebbe stata secondo Pesiri molto utile «per dare più visibilità a un mondo ancora poco conosciuto. Se l’Assessore pensa che siamo un’attività solo economica, non ha capito nulla del commercio equo e di chi ci sta dietro».
Fabrizio ASSANDRI
Testo tratto da «La Voce del Popolo» del 23 gennaio 2011
 
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