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Welfare. Ad ogni costo?   versione testuale







TORINO – IL COMUNE CERCA UNA VIA D’USCITA PER LE POLITICHE SOCIALI
Welfare. Ad ogni costo?
Fassino, Passoni, Tisi: «Stati generali» per affrontare un 2012 senza risorse
 
Non suona come una novità l’allarme lanciato venerdì 16 dicembre dal Comune di Torino sui conti in rosso del Welfare cittadino. La difficoltà di finanziare i servizi di assistenza alle fasce deboli di popolazione è nell’aria da anni: fu messo in sordina nei giorni dell’ultima campagna elettorale, ma avrebbe potuto essere denunciato con forza già la scorsa primavera, quando questo giornale segnalò che il budget annuale dell’assessorato ai Servizi Sociali si sarebbe esaurito nel mese di agosto.
 
La prima «Conferenza del Welfare della Città di Torino» è stata convocata venerdì scorso alla Galleria d’Arte Moderna dagli assessori Elide Tisi (Welfare), Gianguido Passoni (Bilancio), Ilda Curti (Urbanistica) e dal vicesindaco Tom Dealessandri con l’importante effetto di rendere esplicita l’emergenza. I trasferimenti di denaro dallo Stato al Comune di Torino sono in continua diminuzione. La contrazione registrata negli ultimi due anni (70 milioni di euro in meno, altri 37 milioni saranno tagliati nel 2012) equivale ai costi dell’intero sistema di Welfare torinese. Fino ad ora – è stato spiegato – il Comune ha garantito la tenuta dei servizi sociali e della pubblica istruzione operando risparmi in altri settori della macchina municipale, ma fino a quando sarà percorribile questa strada?
 
Passoni è stato chiaro: «nel 2012 saremo costretti a inasprire la pressione fiscale con la nuova imposta Imu, ma il denaro che andremo a raccogliere finirà a Roma per mettere a posto i conti dello Stato, non potrà essere impiegato per migliorare i servizi di assistenza o anche solo pagarne gli attuali costi».
Si arriverà forse a momenti di contestazione: «stiamo vivendo una durissima stagione di crisi economica – ha detto Passoni - e i cittadini accuseranno il Comune, domandando le ragioni dell’inasprimento fiscale, visto che non ne trarranno benefici». Si presenterà un grosso problema politico: «nel 2012, trovandosi con le mani legate, il Comune non sarà in grado di compiere vere scelte di campo, come potrebbe essere quella, molto opportuna, di privilegiare le politiche sociali a scapito di nuove operazioni urbanistiche e immobiliari», che hanno dominato la scena nell’ultimo decennio e che ora, forse, verranno messe in discussione.
 
La crisi della finanza pubblica sta diventando un macigno ineludibile. Il problema delle risorse scarse e dei criteri di spesa è drammatico. Se il Comune ha cominciato a discuterne nell’affollata assemblea di venerdì scorso con gli Enti locali (assente la Regione Piemonte), con le parti sociali e con il vasto mondo del volontariato, molte altre iniziative di riflessione stanno svolgendosi a Torino e dintorni. Solo in queste settimane: un seminario della Pastorale del Lavoro sull’emergenza del sistema socio-sanitario piemontese (lunedì 12 dicembre), un dibattito del Sel sulla «decrescita» (sabato 17), un volume di Gian Paolo Zanetta sull’incerta tutela del diritto alla salute nel nuovo modello federalista (presentazione il 19 gennaio 2012, corso Trento 13).
 
Moderando i lavori della Conferenza sul Welfare l’assessore Tisi si è detta «molto preoccupata per i passi indietro compiuti da Stato e Regione sugli investimenti destinati a questo settore». Il sindaco Piero Fassino, intervenuto in chiusura di lavori, si è dichiarato non disponibile ad accettare «la visione di chi considera il Welfare come settore di spesa residuale, cioè un settore da finanziare se ci sono ancora risorse, altrimenti si taglia».
 
«Il Welfare – ha detto Fassino – deve essere considerato fattore costitutivo delle politiche di sviluppo, non solo elemento di redistribuzione. Il Welfare incide sull’occupazione direttamente e indirettamente, per le migliaia di persone impegnate e perché consente di non sprecare le risorse costituite dalle donne e dai giovani, offendo servizi che consentono alle donne di conciliare famiglie e lavoro e ai giovani di avere una formazione adeguata». Inoltre: «come rilanciare l’economia locale se non si investe con decisione nei servizi pubblici di istruzione, di affiancamento delle famiglie, di formazione professionale?».
 
Anche il sindaco commenta con allarme gli effetti dell’ultima manovra finanziaria del Governo. Torino avrà il 15% in meno di risorse «ma dovremo fare di tutto per ché l’offerta di servizi welfare non diminuisca. Come? Cercando nuovi modelli di erogazione, nuove forme di organizzazione con un più ampio ricorso al mondo del volontariato e anche con il diretto coinvolgimento dei cittadini e delle famiglie».
 
«Per costruire un Welfare nuovo – ha sottolineato l’assessore Tisi annunciando nuovi convegni e laboratori di riflessione nei prossimi mesi – occorre cambiare modelli di vita, status e rafforzare le vere reti di solidarietà tra le persone per continuare a garantire coesione sociale in un città che di questo aspetto può fare elemento di attrazione per imprese e capitali, motore di sviluppo, di ripresa economica ed elemento chiave per migliorare la qualità della vita».
 
Secondo la Tisi «c’è una metropoli in cui i servizi per l’infanzia, quelli sociali e ospedalieri, rappresentano un modello a livello nazionale. È la stessa città in cui non è difficile incontrare persone che fanno fatica ad arrivare alla terza settimana, le stesse che spesso devono sopportare lunghe attese per ricevere cure sanitarie o sostegno socio-assistenziale. Da questa Torino della doppia identità parte la sfida del nuovo Welfare».
Alberto RICCADONNA
Testo tratto da «La Voce del Popolo» del 25 dicembre 2011
 
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