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 Home Page » Media » La voce del Popolo » Archivio articoli / settimana » Domenica 25 dicembre 2011 » Parroci tra fede e buon senso 



Parroci tra fede e buon senso   versione testuale







Parroci tra fede e buon senso
 
«Parroci al quotidiano» è il titolo del libro che raccoglie diverse interviste a parroci del Piemonte e della Liguria. Franco Chittolina, collaboratore della Voce, ne firma la prefazione che pubblichiamo.
 
Sono tutti testimoni di una stagione difficile i parroci che ci parlano da queste pagine.
Testimonianze di vita vissuta in contesti diversi, da personalità differenti, ma la cui narrazione, fresca ed autentica, converge verso problematiche comuni e valutazioni spesso tra loro molto vicine.
 
Testimoniano la loro esperienza parroci di città e di montagna, tra di essi anche un sorprendente vescovo-parroco; sono disseminati in diocesi piemontesi e liguri, qualcuno di origine straniera e altri all’opera nelle terre dove sono nati e alle quali dimostrano grande attaccamento.
 
Si tratta perlopiù di parroci di «lungo corso», pochi tra di loro i giovani che non sempre sono quelli più «moderni», qualcuno di questi non nasconde qualche nostalgia per il latino e più d’uno per l’abito talare. I meno giovani tra i parroci mandano il segnale di una generazione che si va lentamente spegnendo dopo aver vissuto con molte speranze e qualche delusione la stagione del Concilio Vaticano II.
 
Qualcuno di loro lascia intravedere il timore di una razza in estinzione: quando gli ultimi saranno andati in pensione si profileranno parrocchie sguarnite o affidate a preti a tempo parziale, obbligati a dividersi tra una moltitudine di impegni difficili da assolvere.
Lo sguardo di tutti è lucido e senza accenti «lagnosi», anche se qualche sentimento amaro sembra emergere qua e là: verso l’indifferenza di molta gente, il ruolo non sufficientemente attivo e responsabile dei laici e i volontari talvolta «a compenso».
 
Certo in questo mondo secolarizzato, la figura del parroco di questo inizio millennio non assomiglia più molto a quella del secolo scorso, ma sarebbe un po’ frettoloso concludere che non hanno un ruolo rilevante nelle loro comunità. Dalle risposte alle domande, cui si sottopongono con coraggiosa sincerità, emergono testimoni del loro tempo, spesso attenti conoscitori della loro parrocchia, in montagna borgata per borgata, forse gli ultimi tessitori di relazioni umane capaci di ascoltare tutti e non solo il loro gregge.
 
Le analisi che accompagnano queste testimonianze sono spesso segnate da una lucida autocritica, a volte accompagnata da rilievi severi verso la gerarchia, lenta nel comprendere le evoluzioni in corso. E tuttavia colpisce la tenace fedeltà alla Chiesa, anche se questa stenta a rinnovarsi e non sempre capisce i problemi dei suoi preti e dei suoi fedeli. Qualcuno suggerisce che qualche vescovo vada a provare la vita in parrocchia, piuttosto che dedicarsi a scrivere documenti senza molto seguito.
 
E in una delle interviste, particolarmente interessante, è proprio un parroco diventato vescovo e poi vescovo ridiventato parroco, si intravedono temi complessi, affrontati con saggezza e temperati da molto buon senso, che di questi parroci sembra essere la quinta virtù cardinale.
Tutti si dichiarano contenti della loro missione, non lontana da quello che si erano immaginati al tempo del seminario, anche se non sempre quest’ultimo li ha preparati ai compiti che avrebbero dovuto esercitare.
 
Sono molti quelli che vorrebbero potersi dedicare maggiormente – se non esclusivamente – all’attività pastorale, ma si dichiarano spesso risucchiati da mansioni amministrative e dalla manutenzione del «mattone» per le cento cappelle del territorio.
 
Per questi compiti la richiesta unanime è di poter disporre della collaborazione dei laici, ai quali delegare la gestione e la responsabilità finale delle decisioni.
Al centro delle testimonianze sono però altri temi, quali la crisi delle vocazioni, il celibato e il dialogo con i giovani.
Sui seminari sconsolatamente vuoti e l’età avanzata dei parroci in attività, quasi tutti concordano, ricordando con appena un filo di nostalgia le classi numerose di un tempo e la poca attrattività della figura del prete nei confronti dei giovani d’oggi.
 
Variano le cause individuate: dalla crisi demografica all’evoluzione dei nuclei familiari, dalla percezione che si ha oggi dell’immagine del prete, con una sua caduta di autorevolezza, alla dimensione economica della sua vita.
 
Questi parroci hanno aperto la porta a chi, con rispettosa curiosità ma anche senza tanti giri di parole, li interrogava sugli argomenti più diversi, senza sottrarsi a domande sensibili, come nel caso delle loro condizioni economiche e di quelle della loro parrocchia. Pochi segnalano grandi generosità per le opere della chiesa come avveniva un tempo, più d’uno ha parole riconoscenti per le fondazioni bancarie, ma tutti sembrano accettare per se stessi condizioni di sobrietà, anche per liberare le ridotte risorse disponibili alle attività e alle infrastrutture della parrocchia.
 
Più problematica la riflessione sul celibato che la maggioranza dei parroci intervistati riconfermano per sé stessi, facendo però notare che non può trattarsi di un obbligo immodificabile e che sarebbe opportuno, secondo una maggioranza di loro, rivedere una norma senza fondamento nel Vangelo.
Da tutti viene un messaggio di fede convinta, l’esigenza di concentrarsi sull’attività pastorale, la difficoltà di vivere l’obbedienza più che non la castità, anche se sono molti quelli che indicano nella solitudine uno dei problemi principali.
 
Leggendo queste pagine, in cui le domande non sono meno interessanti delle risposte, e ascoltando queste testimonianze, viene in mente san Paolo: «Ho combattuto la buona battaglia, ho conservato la fede».
Con i tempi che corrono, oggi come allora, non è poca cosa.
Franco CHITTOLINA
• M. Tomatis, A. Casella, Parroci - Storie di uomini da un mondo che crediamo di conoscere, Agami, Cuneo 2011, 176 pagine, 14.50 euro
 
Testo tratto da «La Voce del Popolo» del 25 dicembre 2011
 
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