torna all'Home Page
versione accessibile    mappa del sito       contatti         newsletter      area stampa
cerca nel sito



Sorella neve   versione testuale







NATURA, VITA COMPLICATA E SOLITUDINE
Sorella neve
 
Si direbbe che sempre più spesso il pianeta cerca di dirci o ricordarci qualcosa, parlando con il linguaggio che gli è proprio, quello degli eventi naturali. Ora è la volta del freddo siberiano, portato dal vento «Burian». Ma, anche se la memoria delle cronache è sempre più flebile, ogni anno potremmo ricordare qualche altro messaggio: New York sepolta dalla neve; l’aeroporto di Londra, uno dei più grandi del mondo, fermato dalle bufere di gelo; i treni tedeschi deragliati per il ghiaccio… Tutte cose accadute non mille anni fa ma nell’ultimo decennio. Senza contare gli tsunami, i terremoti, le piogge torrenziali. Senza contare, neppure, quelle altre tragedie che magari non abbiamo mai saputo, perché non hanno coinvolto né casa nostra né le capitali del mondo. E dunque non facevano notizia.
 
Da tempo le condizioni del pianeta sono sempre più a rischio – per il crescere dell’inquinamento, l’esaurirsi delle risorse, il compromettersi degli equilibri, lo sfruttamento senza criterio. Gli eventi atmosferici non possono più essere considerati eccezionali e straordinari, se si ripetono qua e là ogni anno e più volte all’anno; e se vengono a cadere su un territorio disastrato, dove non si fa più manutenzione ai fiumi e ai boschi. In Italia – anche la «Voce» lo ha documentato (13 novembre 2011) - continuiamo a «mangiare suolo» per costruire centri commerciali e residenze, mentre si riducono le spese «ordinarie» di protezione del territorio… Per altro questo è il Paese in cui, per diversi anni, la Protezione Civile si comportava, più che altro, come un impresario teatrale. Anche per questo suonano penose le polemiche artificiali degli amministratori pubblici e dei politici, che usano anche l’emergenza per mantenere lo spazio sui media (a proposito, è necessario riempire i giornali con queste risse? E non sarebbe meglio rivedere le catene di comando di certi assessorati, non solo a Roma, prima di andare sui giornali?).
 
Ma il «discorso» che la natura sta facendo all’Occidente è anche un altro: a essere davvero in pericolo è il modo di vivere che abbiamo messo su in questi ultimi decenni. Una «way of life», direbbero in America, che viene messa in discussione dalla natura stessa. Perché gli inverni rigidi ci sono sempre stati (certo, non tutti con l’intensità di questo presente): quel che non c’era «prima» è la complessità dei sistemi che rendono più comode e facili le nostre vite: dalla corrente elettrica all’acqua potabile in tutte le case, dalle autostrade ai treni veloci fino ai condizionatori d’aria, indispensabili per tener freschi i cervelloni di Google. Invece, grazie a «Burian», centomila persone sono rimaste senza energia elettrica per giorni, a pochi chilometri da Roma; si contano oltre 300 morti per il gelo in Europa orientale. Nell’estate del 2003, in Francia, morirono in 20 mila, anziani soprattutto, a causa della «canicule», il caldo implacabile che durò per settimane.
 
È la solitudine delle persone ad aggravare la portata delle calamità naturali. Una vita sempre meno «comunitaria» riduce anche la «sicurezza», soprattutto quando siamo lanciati nell’illusione che basti spendere sempre più soldi per garantirsi le condizioni di vita migliori possibili. La «sobrietà di vita» comincia anche da qui: il lusso del consumismo spesso è fasullo, mentre la neve è vera.
Marco BONATTI
Testo tratto da «La Voce del Popolo» del 12 febbraio 2012
 
invia un commento