INDAGINE – UNA FAMIGLIA SU DUE NON RIESCE A METTERE DA PARTE NULLA
Risparmio sempre più giù, ma l’Italia non si arrende
Eccola, la crisi. Quasi metà (46,2%) degli Italiani ha cominciato a usare i propri risparmi per far fronte alle spese correnti. E il 12,5% degli intervistati (il campione è composto da più di mille capifamiglia di età e professioni diverse) definisce il proprio reddito del tutto insufficiente al mantenimento del tenore di vita. Sono alcuni dei dati presentati dal Centro «Einaudi» e Intesa Sanpaolo lunedì a Torino. Un’indagine che viene ripetuta da 29 anni, e dunque è capace di «memoria storica», registrando evoluzioni e cambiamenti nel settore del risparmio: un campo che, per l’Italia, ha sempre rappresentato l’ancora di salvezza, il vero riferimento di sicurezza sociale.
Questo è un anno particolare, hanno ricordato i promotori della ricerca, perché la crisi sta colpendo duro. Negli stessi capifamiglia intervistati è forte la consapevolezza dell’importanza di impegnarsi per risparmiare (lo dice il 61,5% del campione), nonostante che il 61,3%, con particolari picchi costituiti dai più giovani, non riesca più a mettere soldi da parte. Il normale ciclo dei consumi, però, ne risente vistosamente: ad esempio il 36,9% ha rinunciato a comprare una nuova auto).
Cambiano inoltre le motivazioni del risparmio: diminuisce l’interesse per l’acquisto della casa (citato solo dal 5,5% del campione), mentre sale la preoccupazione per motivazioni ereditarie o di trasferimento di una parte di ricchezza ai propri figli (per il 19,5%). Molto negative risultano invece le aspettative sulla futura pensione: il 43,1% degli intervistati è sicuro che non riceverà più di 1000 euro al mese… Anche se le obbligazioni restano il principale impiego finanziario degli Italiani (ne è in possesso il 21,7% degli intervistati), è diffusa la consapevolezza della sempre crescente difficoltà degli investimenti (per il 47,3%).
Non tutti i dati, però, sono negativi. Significativa è soprattutto la tendenza, del 24% del campione, di cercare entrate aggiuntive, svolgendo magari un nuovo lavoro anche se già in pensione. Rassicurante anche il fatto che la stragrande maggioranza delle famiglie (77,1%), anche molto giovani, può contare su una casa di proprietà.
Grande attenzione è stata rivolta infine alla generazione definita dei «baby-boomers», i nati cioè tra il 1951 e il 1976, che hanno potuto godere del periodo di crescita e sviluppo del nostro Paese e che oggi si trovano in una situazione di stabilità (il 95% lavora), a discapito delle nuove generazioni.
«L’immagine complessiva – ha detto Andrea Beltratti, presidente del Consiglio di gestione di Intesa Sanpaolo - è di un Paese che non vuole arrendersi, nonostante le difficoltà. Resta tuttavia moltissimo da fare, soprattutto da parte delle istituzioni, verso le quali si ha sempre minore fiducia». Due le ricette fondamentali presentate: «smetterla con gli attacchi alla moneta unica, che mostra i nostri errori ma non ne è la causa, e convincerci che puntare sul rigore, nel pubblico e nel privato, è la via maestra per garantire un aiuto alle generazioni future».
Leonardo NOLÉ
Testo tratto da «La Voce del Popolo» del 24 giugno 2012