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Ballestrero, 100 anni   versione testuale








Il prossimo 3 ottobre cade il centenario della nascita del cardinale Alberto Anastasio Ballestrero e presso la sede della Facoltà di Teologia alle 17 un momento accademico, aperto al pubblico, sarà dedicato alla commemorazione del nostro compianto arcivescovo. Intanto nel giugno scorso è stato tempestivamente pubblicata l'intervista che p. Giuseppe Caviglia, ex segretario del cardinale, ha rilasciato a Paola Alciati : ne è risultato un volume «Un'ombra che non fa ombra». Con uno stile semplice ed essenziale, con un andamento sciolto e veloce, con una costante sensibilità religiosa ed umana padre Giuseppe volge uno sguardo retrospettivo sulla sua esistenza: questa subisce una svolta decisiva che l'autore qualifica come «una realtà che in un certo senso sconvolse la mia vita». La realtà fu la proposta fattagli il 23 dicembre 1973 dal neo-eletto arcivescovo di Bari, padre Anastasio del SS. Rosario, già Superiore Generale dell'ordine dei Carmelitani Scalzi, di diventare suo segretario con la motivazione su cui i due si trovarono immediatamente all'unisono «di continuare, per quanto possibile la nostra vita da frati».
 
Questo punto centrale nella vita dell'autore diventa lo spartiacque della narrazione, nella prima parte prevalgono i temi autobiografici che sembrano avere un carattere particolare, nella seconda l'orizzonte si dilata e prevalgono gli argomenti generali per la simbiosi spirituale che si stabilì tra l'arcivescovo e il suo segretario.
 
Ma la narrazione della prima parte è in realtà presentata e interpretata dall'autore come provvidenziale preparazione alla seconda, in cui il comune carisma spirituale carmelitano e la condivisa ispirazione teresiana consentirono una perfetta intesa; perfetta senza essere uniforme per la differenza dei ruoli, delle esperienze e delle caratteristiche personali.
 
Procedendo in dettaglio nella prima parte scorrono i problemi del tempo di guerra, il clima religioso della famiglia, la libertà lasciata dai genitori al figlio per seguire la propria vocazione religiosa, l'ambiente austero e sereno del Seminario dei frati che padre Giuseppe ricorda come «uomini umanamente ricchi, spiritualmente dotati, capaci di essere santi e liberi», gli studi a Roma nell'ambiente accademico del Teresianum, in cui l'autore trovò un'istituzione ricca di spiritualità, di cultura e di umanità e si sentì inserito, compreso e amato per cui fu in grado di affinare la propria preparazione culturale. Con una prospettiva più generale ricorda la positiva impressione che gli lasciarono le funzioni solenni in San Pietro e la figura di papa Pio XII.
 
Il termine degli studi e l'ordinazione sacerdotale comportarono per p. Giuseppe il ritorno a Genova e l'inserimento in una comunità in cui si manifestarono sofferenze e attriti. Racconta l'autore che protestò e scrisse una lettera, «uno sfogo assai vivace» al padre Generale, Anastasio del SS. Rosario, che rispose «la so capire e comprendere, ma vorrei anche che Vostra Riverenza (così usava il galateo religioso del tempo e Ballestrero passò al Tu solo nel 1973, quando padre Giuseppe divenne suo segretario) non diventasse così tragico ed estremista».
 
Successivamente venne richiamato a Roma, nominato Segretario della Facoltà Teologica, inserito negli eventi e nelle dinamiche dei vertici dell'ordine e della Chiesa con la necessità di frequentare gli ambienti vaticani e destreggiarsi in mezzo a persone che facevano pesare la loro autorità e altre che svolgevano il loro ministero con spirito evangelico.
 
L' esperienza pastorale svolta tutte le domeniche nell'agro romano arricchì il profilo del giovane frate che venne così richiamato alle dimensioni concrete del vivere. Qualità che il padre Anastasio seppe discernere e valorizzare scegliendolo come segretario perché lo coadiuvasse nel servizio della Chiesa.
 
A questo punto siamo giunti al secondo versante della narrazione: quello in cui il segretario diventa l'ombra fedele e discreta dell'arcivescovo, come dice la metafora che fa da titolo al libro. Al protocollare Vostra Riverenza Ballestrero sostituì un fraterno Tu; tra i due si instaurò una stretta collaborazione che si riversò sulla Chiesa di Bari prima, su quella di Torino poi e sul tramonto fisico, ma spiritualmente luminoso, del cardinale a Bocca di Magra.
Prima di tentare un fugace cenno agli eventi di questi periodi mi preme notare che nel volume - intervista al padre Giuseppe si trovano due argomenti che, pur non compresi nella pastorale ordinaria del cardinale Ballestrero a Torino, ebbero un grande rilievo nella vita del cardinale: i controversi esami della Sindone con il carbonio 14 e il caso di Dino Boffo.
 
Il primo è ricostruito con la memoria del padre Giuseppe su una intervista rilasciata dal cardinale stesso e pubblicata nel 1993. Egli sostiene che, contrariamente a quanto si ritiene, imputando le colpe a una presunta irresponsabile leggerezza di Ballestrero, tutte le decisioni vennero prese con e da Roma (Segreteria di Stato, Pontificia Accademia delle Scienze e nelle questioni decisive dallo stesso Giovanni Paolo II), che inoltre molte zone oscure sono da addebitarsi al fatto che i tre laboratori che effettuarono gli esami non osservarono strettamente le procedure che erano state concordate, data la grande rilevanza religiosa, umana e scientifica dell'operazione.
Il secondo argomento trattato dal testo di padre Giuseppe presenta una memoria scritta da Boffo su un caso che gli accadde. Si tratta delle opposte visioni sulla azione pastorale dibattute tra AC e CL e soprattutto del conflitto all'interno della AC tra le correnti che facevano capo ad Agnes, della cui presidenza Boffo era Segretario Generale e naturale erede e quella di Monticone che invece prevalse. In una memoria qui pubblicata da padre Giuseppe. Boffo narra che nel 1981 il cardinale Ballestrero, allora presidente della CEI, in base a informazioni ricevute convocò Boffo, esponente della parte perdente, e «con parole inutilmente dure, anzi - se posso - scortesi mi ingiunse di lasciare al più presto Roma… ebbi però subito la chiara percezione che il cardinale avesse sbrigato una pratica da qualcuno suggerita: peccato che l'avesse fatto senza troppa grazia».
 
Da questa premessa nacque la profonda amarezza di Boffo; i rapporti tra i due furono rari e freddi. Ma il cardinale, finito a Bocca di Magra, per vie e ragioni a noi ignote, mutò giudizio e tramite il vescovo di La Spezia invitò Boffo a casa sua perché avrebbe gradito trovarlo. Al che Boffo oppose un fermo rifiuto e Ballestrero ripeté un secondo invito e gli fece trasmettere il numero telefonico di padre Giuseppe. Con esitazione, in ritardo Boffo telefonò e concordò la data dell'incontro. Il cardinale lo accolse con un largo sorriso… «e rimasti soli si inginocchiò davanti a lui e chiese scusa per non aver a suo tempo capito e disse che non poteva non riconoscere di essere stato mal consigliato. Commosso Boffo ringraziò il cardinale e a sua volta si inginocchiò per chiedere la benedizione…». Afferma Boffo che l'amarezza si trasformò in una dolcezza infinita e che in quella occasione assistette a una delle lezioni più sorprendenti ed evangeliche della sua vita.
 
Al di là delle due questioni sopra ricordate il testo ripercorre le tappe del ministero ordinario di Ballestrero a Bari e a Torino osservate dal segretario; ripeterle in modo analitico significherebbe ricostruire la storia di un episcopato svolto in contesti diversi, in momenti difficili affrontati con superiore intelligenza, estremo realismo, profonda fede e totale dedizione.
Il libro termina con una visione sintetica della spiritualità e della attività pastorale del cardinale Ballestrero. È quanto si propone di indagare la commemorazione del 3 ottobre.
Renzo SAVARINO
Testo tratto da «La Voce del Popolo» del 29 settembre 2013
 
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