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 Home Page » Media » La voce del Popolo » Archivio articoli / settimana » Domenica 29 settembre 2013 » Padre, vescovo e maestro 



Padre, vescovo e maestro   versione testuale








Sembrava fatto per non lasciarsi inquadrare in nessun modello precostituito e più ancora per non lasciarsi prefissare nessun programma di comportamento pastorale. Assumeva una successione non facile, a giudicare dai discorsi ufficiali e meno ufficiali che gli fecero in quelle settimane a Torino e – a credere a sue bonarie confidenze successive – non meno a Roma («Un mucchio di documenti e di raccomandazioni alto così», e la mano si alzava vistosamente dal tavolo). Dodici anni dopo, quando passò il testimone a monsignor Saldarini, i torinesi si accorsero che era maturato un autentico idillio con quell'uomo austero e paterno, determinato e confidenziale, bonario e santamente astuto, povero e amministratore oculato, gran parlatore e grandissimo lettore, presentissimo alla realtà più complicata e immerso costantemente nel dialogo col suo Signore. Tanti dissero: i regali del Signore li apprezziamo bene solo quando non li abbiamo più.
 
La sua vita ebbe ancora la durata di nove anni, trascorsi al cospetto del suo mare, seminando sapienza e conforto finché gli fu possibile e offrendo l'eroica accettazione di una sofferenza sempre più invasiva. Si spense poco dopo la chiusura dell'ostensione della Sindone del 1998, quando anche il suo successore stava offrendo il sacrificio di una sofferenza che l'avrebbe accompagnato lungo anni di inattività. A distanza di quindici anni dalla morte del Cardinale Ballestrero la diocesi di Torino e la sua famiglia religiosa vogliono commemorare il centesimo anniversario della sua nascita. Le iniziative si svolgono nelle due sedi che hanno assistito maggiormente alla sua attività: per la diocesi, in facoltà teologica e in duomo; per la famiglia religiosa, nella chiesa di S. Teresa.
 
Il 3 ottobre 1913 nasceva a Genova Alberto Ballestrero, che per tutta la vita fu – come diceva lui – «un bel tipo»: la sua vivacità non gli impedì di diventare frate (quando prese il nome di Anastasio) e di assumere responsabilità sempre più grandi. A questa vicenda, iniziata giusto cento anni fa, vuol fare memoria la Chiesa che è in Torino, in tutte le sue componenti, con un programma significativo. Il giorno stesso del centenario della nascita, giovedì 3 ottobre, alle 17, in Facoltà teologica di Via XX Settembre, 83, viene celebrato un atto accademico a tre voci. Mons. Renzo Savarino, professore emerito di Storia della Chiesa e a lungo preside (anche ai tempi di Ballestrero) della Facoltà teologica, ripercorrerà il cammino del Cardinale nel suo episcopato torinese; Monsignor Carlo Ghidelli, arcivescovo emerito di Lanciano-Ortona e già vicesegretario della C.E.I. negli anni in cui Ballestrero ne era presidente, inquadrerà il lavoro del cardinale nel cammino della Chiesa italiana negli anni in cui fu alla testa del nostro episcopato nazionale; padre Giuseppe Caviglia, segretario del Cardinale dalla sua consacrazione episcopale fino alla morte, presenterà il suo libro di ricordi «Un'ombra che non fa ombra». La celebrazione si concluderà in duomo, alle 19, con una Messa solenne presieduta dall'attuale successore di padre Ballestrero, il nostro Arcivescovo Cesare Nosiglia.
 
La commemorazione si sposta nella chiesa dei carmelitani scalzi di Torino, a Santa Teresa (Via S. Teresa, 5), il pomeriggio di sabato 5 ottobre (alle 15): il Padre Silvano Giordano, professore di storia moderna alla Gregoriana di Roma, presenterà il Cardinale come Generale dei Carmelitani Scalzi, Padre Conciliare e maestro di spiritualità; padre Giuseppe Caviglia parlerà di «Padre Anastasio, un carmelitano visto da vicino». Alle 17,30 seguirà la celebrazione eucaristica presieduta dal cardinale Severino Poletto, che era stato consacrato vescovo da Ballestrero e ne sarebbe diventato secondo successore.
 
Una appendice particolare si avrà ancora domenica 6 ottobre in Corso Alberto Picco, 104, presso le Suore Carmelitane di Torino, dove operò a lungo una suora che era nata tre giorni dopo padre Ballestrero e che sarebbe rimasta in colloquio fraterno con lui per tutta la sua lunga vita. Madre Maria Luisa Meregalli morì cinque anni fa, all'età di 95 anni, dopo essere stata formatrice di una schiera di religiose e superiora generale della sua congregazione per dodici anni, lasciando il ricordo di grande maestra e guida efficace della sua Famiglia. Alle 15 si terrà un atto celebrativo concluso alle 17 con la liturgia eucaristica presieduta da mons. Dario Berruto.
I vari momenti di questo fitto programma sono pensati con particolare attenzione a singole categorie, ma in realtà esso è destinato a tutti, sia negli interventi commemorativi sia specialmente nei momenti di preghiera. Dai ricordi si innalzerà l'eco di una invocazione del vecchio cardinale: «Voglio gridarti, o Dio, la mia felicità di trovarmi nelle tue mani malleabile, per renderti servizio, per essere tempio della tua gloria».
Giuseppe GHIBERTI
Testo tratto da «La Voce del Popolo» del 29 settembre 2013
 
 
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