«In fondo, che cos'è la nostra vita quaggiù se non lo scoprire, il prendere coscienza, il penetrare, il contemplare, l'accettare, l'amare questo mistero di Dio, unica realtà che ci circonda e nella quale siamo immersi come meteoriti nel cosmo senza fine?
«In Deo vivimus movemur et sumus!» (Atti 17, 28). Non ci sono molti misteri; ce n'è uno solo da cui tutto dipende e da cui non si può sfuggire, ma è talmente immenso da riempire tutto lo spazio.
Le scoperte umane non spostano di un dito il problema: i millenni che passeranno non scriveranno nulla di più di ciò che diceva già Isaia con la sua potente espressione sul «Deus absconditus» e Dio stesso dichiarava a Mosè in adorazione dinanzi al roveto ardente: «Ego sum qui sum» (Es 3, 14).
Forse il cielo era meno oscuro per Abramo e per gli uomini della tenda che per l'uomo moderno; e la fede era più facile per i poeti medioevali che per i tecnici di oggi; ma la situazione è la stessa e il rapporto con Dio è identico.»
(Carlo Carretto)