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L'abbraccio di Francesco: la visita del Papa al Convegno e a Firenze   versione testuale
Martedì 10 novembre 2015. Il programma della giornata e i testi degli interventi. Nel pomeriggio dialogo sulle 5 vie con il contributo, tra gli altri, di don Mauro Mergola. Ampia sintesi
Martedì 10 novembre 2015 è il giorno della visita di Papa Francesco.
 
A Prato, in piazza della Cattedrale, alle 8.15, il Santo Padre ringrazia i fedeli “per gli sforzi costanti che la vostra comunità attua per integrare ciascuna persona”, elogiando “le iniziative a sostegno dei più deboli e delle famiglie”. Del resto, evidenzia, “per un discepolo di Gesù nessun vicino può diventare lontano; anzi, non esistono lontani che siano troppo distanti, ma soltanto prossimi da raggiungere” (in allegato il testo del suo intervento).
 
 
L’elicottero del Papa, proveniente da Prato, giunge poco dopo le ore 9 allo stadio d’atletica “Luigi Ridolfi”, di fronte allo stadio “Artemio Franchi” all’interno del quale, nel pomeriggio, Francesco celebrerà la Messa. Da Campo di Marte, in ‘papamobile’, passando per viale dei Mille, Ponte al Pino, via Cavour e via Martelli, Francesco arriverà al Battistero di San Giovanni. Attraverso il Battistero, il Papa entrerà, dopo pochi passi all’esterno, in Santa Maria del Fiore, la Cattedrale.


Il percorso di Papa Francesco
L’arrivo di Francesco in Cattedrale è preceduto (dalle 9 alle 10) da una preghiera presieduta da S.E. mons. Mario Meini, vescovo di Fiesole e vicepresidente della Cei, e da una riflessione spirituale di don Massimo Naro, docente di teologia sistematica presso la Facoltà teologica di Sicilia (in allegato). Al suo arrivo in Cattedrale, il Papa verrà accolto dal saluto di S.Em. il cardinale Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente della CEI (testo in allegato). Seguiranno tre testimonianze offerte al Papa (in allegato 1, 2 e 3) e il suo discorso indirizzato ai partecipanti al Convegno Ecclesiale Nazionale (in allegato).
Intorno alle ore 11.30 il Papa lascia la Cattedrale e, dopo aver fatto un giro della piazza del Duomo a bordo della ‘papamobile’, raggiunge, percorrendo via dei Servi, la Basilica della Santissima Annunziata dove a mezzogiorno si ferma davanti all’immagine della Madonna, accompagnato nella preghiera da trenta giovani disabili. Nella piazza dell’Annunziata si trova la Mensa di San Francesco Poverino, che il Papa raggiunge a piedi per il pranzo con i poveri.

Santa Messa con il Santo Padre
Allo stadio “Artemio Franchi” ore 15.30. Per raggiungere lo Stadio, Papa Francesco esce in piazza San Giovanni intorno alle 15 per poi transitare a bordo della ‘papamobile’ per via de’ Calzaiuoli (la strada che collega il Duomo con Palazzo Vecchio), piazza Signoria (dove è prevista una breve fermata) e piazza Santa Croce con la grande basilica francescana. A questo punto il Papa abbandona il centro storico. Costeggiando l’Arno si avvia rapidamente allo stadio “Artemio Franchi” dove alle ore 15.30 lo attende il momento più solenne della giornata: la Santa Messa con cinquantamila fedeli all’interno dell’impianto e tanti altri di fronte ai maxischermi collocati in piazza Signoria, piazza Santa Croce e nell’attiguo Stadio Ridolfi (testo dell'omelia in allegato), dove in seimila lo attendono per la partenza in elicottero alla volta di Roma intorno alle 17.30.

Come la penso io sulle 5 vie
Dibattito a cinque voci ore 18.45. Il primo appuntamento per i delegati in Fortezza da Basso si svolge martedì 10 novembre alle ore 18.45 e consiste in un “dialogo” intitolato «Come la penso io sulle 5 vie».
Di seguito la sintesi (a cura di AgenSir) delle cinque relazioni:

1) USCIRE: don Mauro Mergola

«Spalanchiamo le porte a giovani». Con questo pensiero, che in realtà è l’invito arrivato dalla propria comunità propria parrocchiale, don Mauro Mergola, direttore dell’Oratorio san Luigi e parroco di Santi Apostoli Pietro e Paolo a Torino, ha aperto la sua testimonianza nel dialogo «Come la penso io sulle 5 vie» al Convegno ecclesiale nazionale di Firenze. Don Mergola ha raccontato la sua esperienza nel quartiere torinese della “movida”, San Salvario, che di notte si anima di giovani. «Con la comunità ci eravamo accorti che quando le nostre porte erano chiuse, i giovani c’erano; e quando le nostre porte erano aperte i giovani non c’erano». Da questa realtà è partita una serie di iniziative di coinvolgimento in una realtà complessa caratterizzata anche da una forte presenza di immigrati. «Cerchiamo – ha aggiunto don Mergola – la via adatta per fare entrare Gesù nel cuore dei ragazzi» e ci impegniamo perché, come diceva san Giovanni Bosco, «diventino onesti cittadini e buoni cristiani», ha concluso (in allegato l'articolo di sintesi uscito su "Avvenire" dell'11 novembre).


2) ABITARE: Valentina Soncini

«Abitare non è un verbo astratto, ma è una condizione di vita. Avere una casa oggi, per esempio a Milano dove vivo, non è facile». È partita da qui Valentina Soncini, docente di storia e filosofia nella scuola secondaria superiore e di teologia fondamentale presso il Pime di Monza, per parlare della via dell’abitare al Convegno ecclesiale nazionale di Firenze. «Oggi i giovani cercano forme comunitarie dove poter condividere, accogliere, incontrare», ha aggiunto Soncini per la quale così facendo si «rende le mura delle case più permeabili e meno spesse». Relativamente alla difficoltà abitativa che diventa sempre più un problema per le nuove generazioni, Soncini ha affermato che «la Chiesa può aiutare in questo senso con il suo patrimonio, ma tutta la comunità cristiana deve sentirsi chiamata in causa». Gli esempi sono “Casa Zaccheo” o “Casa Loreto” a Milano, posti che grazie a molteplici contributi sono stati trasformati e sono tornati a vivere. Un’ultima riflessione, Soncini l’ha voluta dedicare al «tema dell’abitare un corpo: dobbiamo stare dentro questa sfida – ha concluso – è una richiesta che ci fanno le giovani generazioni. E per noi adulti è una grossa sfida».


3) ANNUNCIARE: Vincenzo Morgante

«Bisogna annunciare una novità, altrimenti non annunciamo nulla». È quanto ha detto Vincenzo Morgante, direttore della testata giornalistica regionale della Rai, intervenendo nel dialogo «Come la penso io sulle 5 vie» al Convegno ecclesiale nazionale di Firenze. «Puntare alla verità è un obbligo professionale, deontologico per un giornalista quale io sono», ha detto il direttore della Tgr della Rai e, «quando lo faccio come cristiano, rispondo ad una vocazione». Padre di 6 figli, Morgante ha affermato che da adulti e da genitori «dobbiamo sforzarci di entrare negli ambienti dei giovani e abitare i loro spazi». Richiamando le parole del Papa pronunciate il 10 novembre in Santa Maria del Fiore, Morgante ha aggiunto che è bello fare il lavoro di giornalista «se lo si fa con umiltà, disinteresse e gaudio». Per Morgante «la Chiesa è fatta soprattutto di luce – e di qualche ombra – e noi da giornalisti abbiamo il dovere di raccontarla questa luce». Autore dell’ultima intervista a don Pino Puglisi, Morgante nel ricordare quell’episodio ha rivelato che «quella di don Puglisi è stata una lezione, perché con la sua umiltà cercava nei riflettori un sostegno. E in tanti a Palermo non l’abbiamo capito».

 

4) EDUCARE: Alessandro D’Avenia
«Per educare bisogna essere educati». Per questo «sono necessari almeno 20 minuti di preghiera al giorno», ha detto Alessandro D’Avenia, docente nelle scuole superiori secondarie e scrittore, richiamando Santa Teresa nel suo intervento sulla via dell’educare al Convegno ecclesiale nazionale di Firenze. «Dio è entusiasmante perché non smette di entusiasmare», ha aggiunto D’Avenia che ha anche richiamato «il primo sguardo di mio padre e mia madre che si vedono per la prima volta: in quello sguardo c’è potenzialmente un Big Bang. Risuona lì l’amore di Dio». «L’arte di educare – ha affermato – è l’arte di fare esperienza della vita, perché non ci sono soluzioni preconfezionate». Ma «diamo il tempo all’eternità di educarci?», si è chiesto D’Avenia. Perché «se non facciamo questo, trasferiamo solo il soffio corto delle nostre esperienze e delle nostre ferite». Di fronte all’inadeguatezza che colpisce educatori e genitori, D’Avenia ha detto che è ora di smettere di chiedersi: “Di chi è la colpa?”. «Basta con questi sensi di colpa», ha affermato lo scrittore, per il quale «ci vuole invece senso di responsabilità». «I ragazzi – ha concluso D’Avenia – scrivono che sono alla ricerca della cosa per cui vale la pena morire, perché solo individuando quella si capisce il motivo per cui vale la pena di vivere la vita».
 
5) TRASFIGURARE padre Jean Paul Hernandez

«La bellezza di un volto sono gli sguardi che ha ricevuto. Questo è trasfigurare». Lo ha affermato padre Jean Paul Hernandez, cappellano all’Università Roma Uno Sapienza e docente di Teologia presso la Pontificia Università Gregoriana, intervenendo al dialogo «Come la penso io sulle 5 vie» al Convegno ecclesiale nazionale di Firenze. Padre Hernandez ha anche richiamato l’esperienza che vive tutte le volte che accompagna dei pellegrini nel Cammino di Santiago de Compostela: «Arrivando davanti alla basilica ci si ferma davanti al portico della Gloria, che dà il benvenuto al pellegrino: i 24 vegliardi dell’Apocalisse esprimono la metafora della musica come tempo che passa, cioè il tempo lo devi ascoltare come ascolti la musica». A tutti i pellegrini, ha aggiunto padre Hernandez, «dico: prima di entrare nella gloria ricorda il tuo pellegrinaggio, emblema di quello della vita». «Quando fai questo – ha concluso – hai visto la tua vita trasfigurata».

 
Altre notizie e approfondimenti nello speciale "Firenze 2015" e sul sito ufficiale del 5° Convegno ecclesiale nazionale. Vedere anche le cronache a cura dei settimanali diocesani su discorso Papa e testimonianze.