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Nuovo umanesimo, fede concreta: proseguono i lavori del 5° Convegno ecclesiale nazionale   versione testuale
Programma di mercoledì 11 novembre 2015 a Firenze. Dopo il Papa le due relazioni principali di Magatti e Lorizio, poi avvio dei lavori nei gruppi
Dopo la grande giornata trascorsa con Papa Francesco, mercoledì 11 novembre 2015 il Convegno ecclesiale nazionale di Firenze riprende con l’avvio vero e proprio del lavoro di riflessione dei delegati. Alle ore 9.30 in Fortezza da Basso S.E. mons. Franco Giulio Brambilla, vescovo di Novara e vicepresidente della Cei, presiede la preghiera di inizio giornata, seguita da una riflessione spirituale di padre Giulio Michelini, docente di Nuovo Testamento presso l’Istituto Teologico di Assisi (in allegato il testo della meditazione).
 
Alle 10.20 seguono le relazioni introduttive, affidate a Mauro Magatti, ordinario di sociologia all’Università Cattolica e a monsignor Giuseppe Lorizio, ordinario di teologia fondamentale alla Pontificia Università Lateranense.
 

Il primo ad intervenire è il Prof. Mauro Magatti, Ordinario di Sociologia presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano (in allegato il testo della sua relazione). Dopo gli anni di crisi, non solo economica, che hanno segnato la vita del Paese, si è chiesto Magatti, che senso ha interrogarsi sul nuovo umanesimo?

“La nostra vita – ha constatato – rischia di diventare un’astrazione sempre più frammentata e separata da ciò che ci circonda, persino dagli affetti più intimi”.

La crisi del nostro Paese, dunque, è in primo luogo crisi di identità, alla radice di quei particolarismi che “come italiani conosciamo bene: localismi, corporativismi, familismi, corruzione, mafiosità”.

La chiave individuata da Magatti per cercare una via d’uscita, sta nell’apertura alla “logica della concretezza, intesa come pratica di affezione aperta alla trascendenza”. Una concretezza “generativa” in cui il sociologo riconosce anche quel tratto inconfondibile che “distingue l’Italia nel mondo”.

L’Italia, ha concluso, “da secoli ha saputo esprimere, dal basso, una straordinaria vitalità: il volontariato, le cento città, l’artigianato, l’arte, la cura e la carità, la sussidiarietà e l’economia civile. Creando un terreno favorevole alla fioritura di un nuovo “umanesimo della concretezza” si può forse ridire la vocazione per questo Paese nel tempo che stiamo vivendo”. 

 

All’intervento del Prof. Magatti ha fatto seguito quello di Mons. Giuseppe Lorizio, Ordinario di Teologia fondamentale presso la Pontificia Università Pontificia (in allegato il testo della sua relazione): “Non siamo qui come turisti, bensì per interrogarci a nome delle nostre comunità ecclesiali sull’oggi del Vangelo e della storia, per riscoprire le radici anche dell’umanesimo storico, ma soprattutto del ‘nuovo’ umanesimo e rinvenirle nella fede in Cristo Gesù, che ci unisce senza omologarci e ci interpella senza opprimerci”.

Lorizio ha sottolineato che spetta “a ciascuno di noi, ad ogni cellula della chiesa il compito di svelare la novità assoluta dell’umano, che il Vangelo attesta e Gesù di Nazareth incarna”.

“La fede in Cristo Gesù intravede e professa l’umano e il divino in una profonda unità personale  che interpella e coinvolge oltre la storia, ma non fuori di essa”, ha aggiunto, richiamando l’esperienza biblica dell’alleanza. Proprio questa categoria diventa, quindi, “paradigma del ‘nuovo umanesimo’, che ha da proporsi come tale a tutti e che coinvolge i credenti in Cristo nella vigilanza e nella custodia di fronte ad ogni tentativo di infrangere le alleanze, che possono assicurare una vita degna di questo nome a chiunque oggi e domani sia chiamato all’esistenza”.

Il nuovo umanesimo che si genera dalla fede è così “l’umanesimo della nuova alleanza, realizzatasi in Cristo”, che “va vissuta e attualizzata nelle alleanze, spesso infrante o compromesse”, della vita di ciascuno e della storia di tutti: tra uomo e natura come tra uomo e donna, spiega Lorizio; tra generazioni come tra popoli; tra religioni come tra cittadino e istituzioni.

Sono alleanze che – ha concluso il teologo – “ciascuno di noi e le nostre comunità, con sporgenza verso la società civile, è chiamato a porre in atto, custodendo legami e vincoli autentici e chiedendo e offrendo misericordia, perché avvenga ai diversi livelli una vera riconciliazione sul piano individuale e su quello comunitario”.


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