«Un bene per tutti» è il titolo, impegnativo, della «Settimana della scuola» promossa dalla diocesi di Torino e che inizia con questa domenica. Non si tratta solamente di una serie di manifestazioni e celebrazioni concentrate nel medesimo arco temporale ma, piuttosto, di una proposta complessiva per attirare lattenzione di «tutta» la città intorno alla realtà centrale della scuola e alla dimensione delleducare. E ovviamente è un discorso che riguarda «tutta» la scuola, non certo solamente le istituzioni di ispirazione cristiana. Cè un laicismo un po datato che si muove (sui mass media) con gli slogan della difesa della «scuola di Stato». Nella Settimana torinese si intende andare oltre questo genere di contrapposizioni, invitando e «convocando» tutte le componenti del mondo della scuola, nella consapevolezza che non cè servizio altrettanto «pubblico» di quello che contribuisce alla formazione delle persone. Non è per caso che nella sua Lettera pastorale lArcivescovo ha ripreso con forza il motto di don Bosco sui «buoni cristiani e onesti cittadini»: luna dimensione non esiste senza laltra.
Per la prima volta la diocesi di Torino lancia una proposta di questo genere, che è culturale e «pastorale» insieme. Si tratta, come ha scritto mons. Nosiglia nel suo messaggio, di «far percepire la scuola come punto focale dellattenzione della comunità ecclesiale e civile. E, in particolare, sottolinea limpegno per la formazione degli adulti, perché qui ha origine e rimedio lemergenza educativa dei più giovani».
Sviluppare il tema delleducazione è, in realtà, scegliere un preciso approccio «politico» allintera società in questo momento. Perché educazione significa persone prima che macchine; significa comunità e non individualismi. Leducazione, ancora, richiede tempi medi e lunghi, più che rapidi «corsi di apprendimento» fatti con qualche «slide». Alleducazione, si potrebbe dire, non basta la «finanza», il guadagno immediato e la razionalizzazione contabile. In unottica che miri solo al profitto monetario leducazione è davvero un «investimento a fondo perduto» - che però si rivela lunico davvero indispensabile per costruire futuro. Il confronto sui temi educativi, che si ritrova nei vari incontri della Settimana (il servizio è a pag. 5) diventa così anche una «contestazione» di certi approcci troppo semplificati ai nostri problemi di oggi. Vivendo nella scuola ci si accorge di quanto sia difficile il lavoro educativo e di quanto invece continui ad essere forte la «tentazione» di scambiare gli strumenti con i contenuti. Non sono le «lavagne elettroniche» da sole a costruire l«homo technologicus», se a fianco dei ragazzi non cè anche un solido impegno professionale e personale di insegnanti preparati, di genitori attenti; e di un contesto capace di distinguere ciò che è importante da ciò che non lo è. I giochini sui palmari e le reti sociali in sé non hanno significati particolari: ma se diventano «miti di vita» e ai ragazzi non viene offerto altro che consumo, sappiamo a quali problemi si va incontro.
È evidente, allora, il senso dellattenzione che viene posta agli adulti - genitori, educatori che hanno la responsabilità non solo della «istruzione» ma prima ancora del discernimento, per se stessi e per i più giovani. Lindebolirsi della famiglia come agenzia educativa è uno degli aspetti dell«emergenza», anche perché non è difficile scoprire che è lo stesso, più vasto, «patto sociale» a diventare fragile nelle situazioni in cui la famiglia viene a cedere. Limpoverimento del «ceto medio», così come lo sprofondare di tante persone nellincultura prodotta dai vecchi e nuovi mass media sono altrettanti campanelli dallarme non tanto per la difesa di qualche «moralità» ma - molto più - in quanto segnalano che stanno venendo meno quelle ragioni di tenuta sociale su cui si sono costituite le nostre stesse comunità civili.
La comunità ecclesiale torinese è coinvolta pienamente e direttamente in questo cammino educativo per le scelte della Chiesa italiana e per gli indirizzi forniti dalla consultazione diocesana del 3 giugno scorso, da cui larcivescovo ha tratto le indicazioni della sua Lettera pastorale. Ma il «coinvolgimento» va a ricongiungersi ad una caratteristica che è fondativa della Chiesa stessa, in ogni tempo e luogo: la trasmissione dellesperienza della fede e la libertà di educazione nascono dalla medesima radice. Per la comunità cristiana il volto profondo dellemergenza educativa è quel «deficit di cittadinanza» che oggi caratterizza così vistosamente la nostra società postmoderna. Marco BONATTI Testo tratto da «La Voce del Popolo» del 9 ottobre 2011