Il cammino è tutto in salita e impegnerà il Comune di Torino per molti mesi. Il via libera alla parziale privatizzazione delle società comunali (Gtt, Amiat e Trm) è stato annunciato - mentre andiamo in stampa - per mercoledì 23 novembre, ma è solo il primo passo di unoperazione delicata e complessa. La decisione arriva nonostante molte obiezioni: per settimane il capogruppo del Pd Stefano Lo Russo ha cercato di mediare tra le componenti del centrosinistra, non tutte daccordo con la cessione del 40% delle azioni delle aziende municipali.
Comè noto la decisione di vendere è dettata dalla necessità di incassare al più presto denaro fresco per ripianare i debiti della Città, giunti a quota 3,3 miliardi di euro. C‘è poi l‘intenzione, tutta politica, del sindaco Fassino di avviare un processo industriale che porti alla creazione di un‘unica e grande società «multiutility» in grado di competere sul mercato con le grandi multinazionali dei servizi pubblici. In questa direzione va l‘auspicio, reso esplicito dal primo cittadino, che le azioni di Amiat e Trm siano acquistate dalla società energetica Iren.
Ma quanto incasserà Palazzo civico dalla vendita azionaria? Difficile prevederlo. Le perizie commissionate dalla Città agli advisor A&G, Deloitte e Meliorbanca stimano il valore delle tre aziende rispettivamente in 70 milioni di euro (Amiat), 230 milioni (Gtt) e 220 milioni (Trm). In totale 520 milioni. Vendendo il 40% si potrebbe incassare fino a 210 milioni di euro, ma tutto dipenderà dalle condizioni del mercato e dalla disponibilità delle banche ad appoggiare l‘operazione.
Nelle prossime settimane la Città conferirà le quote di Amiat, Gtt e Trm alla propria società finanziaria Fct, cui viene affidato l‘arduo compito di trovare un compratore entro i prossimi 18 mesi. Gabriele GUCCIONE Testo tratto da «La Voce del Popolo» del 27 novembre 2011