Lassessore al bilancio del Comune di Torino, Passoni, ha dichiarato che il conto preventivo della città potrà essere redatto soltanto tenendo presente che mancheranno allappello, rispetto allanno in corso, ben 220 milioni di euro. Si tratta di un calcolo sulla base delle manovre e delle nuove norme che il governo ha approvato, presumendo che un dato preciso potrà essere disponibile soltanto per la tarda primavera. Prima decisione quindi sarà la sospensione nei primi mesi dellanno prossimo delle spese che potrebbero essere eccessive e superiori alla disponibilità effettiva. In pratica: non sarà possibile procedere con il tradizionale ricorso allesercizio provvisorio, che comunque permetteva di spendere ogni mese un dodicesimo della spesa dellanno precedente.
Sul piano del meccanismo contabile, non cè altro da fare. Restano le decisioni che negli anni passati sono state rimandate, sempre sperando nel ritorno di tempi migliori e, soprattutto, facendo ricorso a piccoli mezzi di trasferimento di risorse, con oneri di urbanizzazione o dismissioni di cespiti patrimoniali. Prima che Passoni illustrasse il vero quadro finanziario, qualcuno cercava ancora di reperire altri mezzi per «passare la nottata» o «sbarcare il lunario», come si diceva ai tempi del secondo dopoguerra di fronte alla necessità della ricostruzione del paese. Una osservazione per tutte. Di fronte alla carenza di mezzi per la lirica cittadina si è giunti al punto di ipotizzare che si possano trasferire proprietà immobiliari da offrire in garanzia per nuovi prestiti bancari: con quali futuri immaginari ricavi sarà possibile anche soltanto pagare gli oneri per interessi, senza pensare poi alla restituzione del capitale?
Si è di fronte alla necessità imprescindibile di dimostrare che lamministrazione municipale di Torino ha un programma frutto di una visione politica chiara per la città e i suoi cittadini.
In passato, quando gli assessori erano eletti dai cittadini nelle liste di diversi partiti e non nominati dal sindaco (come avviene oggi) per ogni bilancio preventivo era previsto un copione non scritto, il quale però assegnava ai singoli assessori il compito di assicurarsi la maggiore quantità possibile di risorse, per dimostrare anche il proprio peso politico e quello del partito rappresentato allinterno della Giunta municipale. In parte il meccanismo si è ripetuto anche nelle ultime amministrazioni quando si ritrovarono ad essere assessori uomini che provenivano dal vecchio schema di gestione. Oggi non è e non può più essere così, perché deve essere il sindaco ad indicare le priorità e le conseguenti destinazioni delle risorse disponibili.
Non si può più assistere al rito di assessori, i quali dovrebbero molto semplicemente assicurare il rispetto del programma, che si danno da fare per procurarsi invece la maggior quantità di risorse. Il sindaco deve garantire un programma e deve farsi garante della destinazione delle risorse, agli assessori il compito di razionalizzare i servizi da loro dipendenti per ottenere il massimo risultato possibile.
Credo che ai cittadini di Torino debba essere risparmiato il falso dibattito se sia più confacente alla città e al suo sviluppo una spesa per la cultura piuttosto che una garanzia sui bisogni delle classi più deboli.
In una certa misura si deve dire che è ormai tempo di distinguere fra i bisogni fondamentali dei cittadini e i desideri che possono essere presentati e soddisfatti in tempi di risorse esuberanti. Si potrà chiedere quali sono i bisogni e quali sono i desideri. Un grande storico spiegava che si è soliti definire come desideri i bisogni degli altri e come bisogni i propri desideri, ma in tempi di penuria è sufficiente pensare al problema della sopravvivenza decorosa per risolvere il problema. Giuseppe BRACCO Testo tratto da «La Voce del Popolo» del 25 dicembre 2011