Il primo Corso per badanti e collaboratrici domestiche avviato due mesi fa da un gruppo di volontari nella parrocchia del Ss. Nome di Gesù, in corso Regina a Torino, si è concluso con una lezione sulla storia, il costume e larte molto gradita alle allieve - tutte straniere tranne una italiana - perché hanno avuto lopportunità di conoscere la città in cui hanno scelto di vivere. Alcune di loro hanno portato in aula i figli piccoli (accuditi da una baby sitter volontaria) per non perdere nemmeno una lezione.
Una bella storia di integrazione iniziata qualche mese fa, quando un gruppo di volontari ha cercato di rispondere alle domande di lavoro che arrivavano dalle donne immigrate che frequentavano il Centro di ascolto Caritas della parrocchia. Ritirare semplicemente i loro curricula pur sapendo che sarebbero finiti in un angolo sarebbe stato imbarazzante: loro sapevano che non avremmo potuto fare niente e noi sapevamo che uneventuale nostra promessa sarebbe stata fondata sul nulla.
Allo stesso tempo, però, proporre a quelle ragazze un lavoro da badante senza avere la sicurezza che sapessero svolgere con competenza unattività così delicata, non ci sembrava opportuno. Era infatti bastata qualche domanda per capire che la maggior parte di loro non aveva alcun tipo di formazione specifica. Così approfittando del passato da insegnante di alcuni volontari, abbiamo pensato di avviare un corso. Tre mesi di preparazione e il Corso intensivo per aspiranti badanti e collaboratrici domestiche è partito. Oltre 50 ore di studio, secondo una metodologia didattica sperimentata nellinsegnamento ad adulti e, in questo caso, ad adulti di lingue e culture diverse, con materie che spaziano dalla Comunicazione alla Gestione dellemergenza sanitaria, dallAlimentazione (con particolare riferimento alla dietologia per anziani e alle demenze senili) allIgiene e gestione della casa, senza dimenticare lEducazione civica e le nozioni base di Storia per conoscere il paese ospitante.
Si è parlato anche del fine vita, un tema delicato che ogni badante si trova prima o poi ad affrontare. Sono loro infatti che vivono con i nostri anziani e sono sempre loro che spesso li accompagnano fino allultimo giorno.
La maggior parte delle allieve che hanno seguito il corso erano straniere, alcune di loro non conoscevano bene la nostra lingua e spesso avevano problemi a seguire per intero una lezione se venivano usati termini troppo tecnici. Semplificando il linguaggio però siamo riusciti a spiegare concetti non sempre facili, ma essenziali a chi vuole lavorare a fianco di un anziano o in una famiglia come collaboratrice domestica.
La sorpresa è stata quella di trovare tutte persone interessate allo studio, che hanno fatto sacrifici e fatiche pur di non perdere nemmeno una lezione. Il loro sforzo è stato ripagato: hanno imparato a gestire correttamente unemergenza, senza commettere errori per inesperienza o premura, ed ora sanno come occuparsi di un infermo evitando, per esempio, piaghe da decupito o squilibri alimentari. Abbiamo anche insegnato a comunicare con una persona disabile nel rispetto dellindividuo e a non sentirsi estranee se il loro assistito vuole parlare del proprio passato e di quello del proprio Paese.
Tutte hanno capito che il lavoro della badante è delicato perché si entra nel cuore di una famiglia e di una persona anziana, spesso non autosufficiente. Ora non resta che onorare la buona volontà di queste allieve che hanno aperto la strada ad un altro gruppo di aspiranti badanti e collaboratrici domestiche che da febbraio di questanno inizieranno il secondo Corso, sempre presso la parrocchia del Ss. Nome di Gesù. Unico requisito richiesto, la buona conoscenza della lingua italiana. Per chi non parlasse litaliano è previsto un corso propedeutico, sempre in parrocchia. A differenza dellanno scorso, questa volta il Corso sarà più lungo: 60 ore di studio per un numero di allieve non superiore a 15.
Come premiare le donne immigrate che hanno frequentato il Corso? Aiutandole a trovare un impiego, consapevoli che soltanto attraverso il lavoro, che è un diritto per tutti, potranno integrarsi nel Paese e nella città in cui hanno scelto di vivere. Maria Teresa DUGHERA con Olga SCIPPA, Chiara Maria ALIPRANDI, Giulio GAI, Franca CERRATO Testo tratto da «La Voce del Popolo» del 15 gennaio 2012