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VATICANO, INFORMAZIONE, SENSO DELLA STORIA I corvi e il mistero Dal Vaticano i «corvi» fanno girare per il mondo e-mail con lettere e comunicazioni riservate che provocano terremoti mediatici ma producono e moltiplicano anche reazioni e sentimenti di rabbia, di delusione, di desolazione nei credenti, a cominciare dal Papa. In più occasioni, recentemente, Benedetto XVI non ha nascosto lamarezza per vicende che coinvolgono persone con incarichi anche importanti allinterno della Santa Sede. Le stesse riflessioni del Papa, riprese e amplificate dai mass media, hanno contribuito a rafforzare, nellopinione pubblica formata sugli stessi mass media, la sensazione di una «crisi» nella Chiesa stessa. Questa sensazione «nasce» soprattutto dalla visione che i mass media propongono (o impongono) della realtà della Chiesa. Senza negare nessun fatto e nessuno «scandalo»; senza rinunciare a chiedere, anche alle strutture della Chiesa, quella trasparenza e quella correttezza che esigiamo dai poteri pubblici, dobbiamo avere coscienza che, per i credenti, la questione non si riduce allo scandalo e allimmagine. Il il problema dell«opinione pubblica» nella Chiesa, del suo formarsi e del come viene gestita, è uno dei nodi centrali di questi ultimi 50 anni - quelli ci separano dal Vaticano II. Ed è una delle vere «sfide» aperte che la fede deve affrontare nel convivere con la modernità. Per questo ai credenti non può bastare la realtà così come essa è raccontata dai mass media. Anche se non ci fossero strumentalizzazioni, ricerca del sensazionalismo, giochi di potere, la questione rimarrebbe intera: perché sullinformazione, forse più che su ogni altro terreno, oggi abbiamo bisogno di qualificare la nostra diversità (la recente vicenda di Celentano a Sanremo è molto istruttiva in proposito). Non si tratta solamente di essere «alternativi», con i nostri strumenti e con la qualità di uninformazione libera, ma di testimoniare una «alternativa» ben più radicale. Lattuale mondo della comunicazione di oggi appare appiattito su un presente che dura un attimo e lascia traccia soprattutto nelle emozioni delle persone (Non è un caso che i grandi mass media esaltino il ruolo di Twitter, Facebook ecc. anche nelle rivolte arabe o in Cina: a noi pare che questo sia un modo facile per evitare ai giornalisti di approfondire i problemi, e per evitare ai consumatori la fatica di leggere e riflettere sulle cause profonde e vere di certi contrasti. Cè una «democrazia della rete» che si vuole presentare come lunica vera democrazia: eppure ci si fanno ben poche domande sui «controllori» di questa rete, sulle informazioni che passa e su quelle che censura). Uninformazione diversa? È quella, ad esempio, che tiene conto della storia e della memoria. Il padre Julien Ries, 92 anni, che sabato scorso ha ricevuto dal Papa la berretta cardinalizia, in unintervista del Corriere della sera alla domanda «Che cosa manca oggi alla cultura?» risponde così: «Primariamente la coscienza della storia, della storia dellumanità. È una disciplina quasi dimenticata. E la storia della cultura ha bisogno di essere conosciuta per sapere dove mettere i piedi (…) La cultura attuale ama la superficie e ha perso il senso: smarrirlo equivale a non trovare più la ragione della vita. In Europa, per esempio, manca la coscienza della storia cristiana. Cè dunque un lavoro in profondità da fare e occorre attivare il dialogo con i non credenti» (intervista di Armando Torno, 4 febbraio 2012). Sul potere dei mass media e della finanza il Papa, ancora recentemente (discorso al Seminario Romano, 16 febbraio) ha chiesto di non essere «conformisti», perché nella verità, e non nellapparenza, è possibile trovare la libertà. Certo: se anche i credenti accettano e consumano senza discutere la visione del mondo dominata dal denaro e dallapparenza, che senso ha ancora la fede? Quale «mistero» potremmo mai celebrare, se confidiamo che tutto venga chiarito dalle «rivelazioni» dei social network? Eppure è nel mistero della comunione che la Chiesa cammina da venti secoli, mentre il «degrado» dei suoi uomini e delle sue strutture è cominciato probabilmente, come dice Alberto Melloni, già nel corso dellUltima Cena… (Corriere della sera, 12 febbraio). Scriveva qualche tempo fa Luigi Accattoli: «Sembrerebbe che oggi tutto sia pubblicità, ma non è vero, linvadenza del mercato non ha fatto scomparire la fede, ma lha fatta rifugiare allinterno dei cuori. Questa è forse la chiave per comprendere la condizione spirituale delluomo moderno. Ma anche se io mi sbagliassi, anche se dove fossero pochi e meno che mai gli uomini capaci di inginocchiarsi per invocare il Signore, questa solitudine non ci dovrebbe turbare» («Il Padre Nostro e il desiderio di essere figli», Dehoniane, 2005). Marco BONATTI Testo tratto da «La Voce del Popolo» del 26 febbraio 2012 |
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Ultimo aggiornamento di questa pagina: 22-FEB-12
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