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Monti, bene in Europa ma «soffre» sullâ019art. 18


I PRIMI 100 GIORNI DEL GOVERNO - RINNOVATO PRESTIGIO A BRUXELLES E NEGLI USA, E LO SPREAD CALA
Monti, bene in Europa ma «soffre» sull’art. 18
Appare più difficile la trattativa sul mercato del lavoro per un nuovo scontro Confindustria - sindacati
 
I primi 100 giorni del governo Monti registrano innegabili successi in Europa (e negli Stati Uniti), mentre in Italia sorgono i primi rilevanti problemi, in particolare sulle liberalizzazioni e sulla riforma del mercato del lavoro.
Europa. Il clima è cambiato, come ha sottolineato Napolitano, e non soltanto per la flessione dello spread, sceso di oltre 200 punti; l’Italia non è più sorvegliata speciale da Bruxelles, come la Grecia. Anzi il presidente Monti ha dato un contributo significativo per evitare il default di Atene (con un dialogo costruttivo con la Merkel); inoltre, con l’inglese Cameron, ha promosso un’iniziativa importante di 12 Paesi europei per una politica che unisca rigore e sviluppo, con una sostanziale presa di distanza dalla linea franco-tedesca di primato assoluto del pareggio di bilancio; non va inoltre sottovalutato il riconoscimento di Obama che vede in Monti un alleato prezioso per una politica occidentale di espansione. Dopo le polemiche continue su Berlusconi (alleato «stretto» di Putin e Gheddafi), con Monti l’Italia è ritornato un interlocutore riconosciuto nello scenario europeo, nella fedeltà delle alleanze del sistema occidentale.
 
Italia. Qui cominciano i problemi, mentre pare assorbita dall’opinione pubblica (quasi il 60% di gradimento del premier) la prima stangata «lacrime e sangue». Due temi in evidenza: le privatizzazioni, attualmente all’esame del Parlamento, e la riforma del mercato del lavoro, in discussione (difficile) tra governo, Confindustria e sindacati.
 
Sulle liberalizzazioni il Pdl spinge per minori severità verso le professioni liberali (avvocati in primis), mentre il Pd vorrebbe provvedimenti più severi, anche nei confronti delle banche e delle assicurazioni. Ancora più difficile la trattativa dei ministri Fornero e Passera con le parti sociali.
 
Il presidente Monti ha posto un termine alla trattativa (31 marzo), precisando che il governo procederà anche senza accordo con le parti sociali; ma questa tesi è stata contestata dal segretario del Pd Bersani, che non garantisce il voto in Parlamento senza un’intesa con i sindacati; benzina sul fuoco è stata inoltre versata dal presidente della Confindustria, Marcegaglia, che ha accusato i sindacati di difendere ladri e sfaticati, ottenendo da Cgil, Cisl e Uil una replica durissima (ovvero la Confindustria lavorerebbe contro un’intesa al tavolo governativo).
 
La questione nodale è quella dell’art. 18, che tutela il 65% dei lavoratori italiani da licenziamenti senza giusta causa. Il dibattito sembra riecheggiare le disfide medievali tra teologi e filosofi, come se fosse un dogma laico da prendere o lasciare in blocco. Sarebbe ridicolo che questo tema, pur importante, facesse saltare ogni ipotesi di coesione sociale, mettendo obiettivamente in difficoltà lo stesso governo Monti, trascurando tutti gli altri aspetti della politica italiana. Una mediazione non è impossibile, come ha sollecitato Napolitano, facendo prevalere il bene comune su interessi settoriali. Si potrebbe ad esempio distinguere tra il trattamento giuridico dei lavoratori oggi assunti e una possibile deroga temporale (massimo tre anni) per i nuovi contratti.
 
Altro elemento da considerare è il positivo gettito fiscale prodotto dalle nuove misure contro l’evasione: dal 2014 sono previste cospicue risorse che potrebbero essere indirizzate sul mercato del lavoro, a favore del precariato e della disoccupazione.
 
Oggi nessuna forza politica e sociale vuole assumersi la responsabilità di abbattere il governo Monti. Ma dopo i primi, positivi 100 giorni, non può essere costretto a vivacchiare per il difficile contesto parlamentare; rischierebbe, agli occhi dell’Europa, di tramutarsi da grande novità a modesta meteora. Ma il Paese sarebbe penalizzato.
Mario BERARDI
Testo tratto da «La Voce del Popolo» del 26 febbraio 2012
 


Ultimo aggiornamento di questa pagina: 22-FEB-12
 

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