LINIZIATIVA LANCIATA DA MONS. OPERTI PER FAVORIRE LINSERIMENTO LAVORATIVO NEL SUD ITALIA «Progetto Policoro» anche per i nostri giovani
Anche Torino e le diocesi del Piemonte aderiranno al Progetto Policoro. L‘iniziativa promossa dalla Conferenza episcopale italiana, nata nel 1996 su intuizione dellallora direttore dellUfficio nazionale per la Pastorale del lavoro, il torinese don Mario Operti, che sinora ha coinvolto soprattutto le regioni del sud Italia, nellintento di affrontare il problema della disoccupazione giovanile. L‘annuncio è stato fatto da mons. Cesare Nosiglia, venerdì 17 febbraio, prima dell‘incontro con i rappresentanti delle istituzioni torinesi che partecipano al tavolo istituito dalla diocesi di Torino sui giovani e il lavoro.
«Il progetto Policoro ha sempre coinvolto le regioni del centro e del sud d‘Italia - ha fatto notare mons. Nosiglia - Non è mai stato attivato al nord, perché sinora le possibilità di accesso al lavoro non rappresentavano un problema, ma ora le condizioni sono cambiate e abbiamo pensato che anche Torino e le altre diocesi piemontesi possano adottare questa iniziativa».
L‘evangelizzazione dei giovani senza lavoro e l‘educazione a una cultura del lavoro ispirata ai valori della responsabilità e della cooperazione sono gli obbiettivi principali del progetto Policoro. Insieme alla promozione, in collaborazione con le aggregazioni laicali, di una rete che sostenga lavvio di nuove attività imprenditoriali da parte dei giovani e la creazione di rapporti di reciprocità tra le chiese locali.
Entro il 2012 la diocesi di Torino prevede di avviare anche un polo di formazione per l‘imprenditoria giovanile, coinvolgendo la rete associativa cattolica, e un servizio di orientamento per i giovani e le loro famiglie, in collaborazione con i centri di formazione professionale, che diventi un punto di riferimento per le imprese che cercano giovani da inserire nel mondo del lavoro.
«È importante cominciare a dare dei segnali anche piccoli, ma concreti, che forniscano risposte al problema del lavoro dei giovani - ha detto l‘arcivescovo -, con proposte di lavoro che non siano occasionali ed episodiche ma che, pur tenendo conto che la cultura e la mentalità del posto fisso non esiste più e che i giovani sono i primi a essere disposti ad entrare in questa nuova mentalità, dia stabilità, anche se a tempo determinato». Per mons. Nosiglia, infatti, «il precariato permanente non è accettabile: va ricercata una stabilità, seppure con nuove forme, che consenta ai giovani di entrare nel mondo del lavoro, di conoscere la realtà dell‘impresa, di aprirsi nuove prospettive professionali, suscitando in loro interesse per la cultura dell‘imprenditoria». Gabriele GUCCIONE Testo tratto da «La Voce del Popolo» del 26 febbraio 2012