112 MILIONI DI EURO - POTRÀ ESSERE UTILIZZATO IL DENARO RIMASTO NELLE CASSE DOPO IL 2006 Resterà in Piemonte il tesoretto delle Olimpiadi
Volge al termine la caccia al cosiddetto «tesoretto» olimpico: i 112 milioni di euro avanzati sul conto dall‘Agenzia governativa «Torino 2006», a cui spettava il compito di appaltare i lavori di costruzione degli impianti per le Olimpiadi. La «leggina», un articolo e due commi, proposta da una lobby bipartisan di parlamentari piemontesi, che chiede di mettere a disposizione i soldi non utilizzati per le Olimpiadi, ha incassato mercoledì 15 febbraio il parere favorevole (ma condizionato) della Camera dei deputati ed è passata in Senato, dove attende l‘approvazione definitiva.
I 112 milioni «avanzati» derivano dai mutui (per la precisione, 1182,5 milioni di euro) che lo Stato contrasse esclusivamente per finanziare la costruzione di impianti, strade e villaggi per i Giochi invernali di Torino 2006; non l‘onerosa gestione degli impianti una volta spenti i riflettori delle Olimpiadi. La legge proposta dai parlamentari piemontesi avrebbe voluto recuperare i fondi rimasti per dirottarli sulla promozione turistica e sul rilancio della strutture olimpiche. Ma il proposito è riuscito solo a metà: i fondi potranno essere sbloccati ma - ha messo in guardia la Ragioneria di Stato - andranno utilizzati esclusivamente per interventi infrastrutturali e non per la gestione o il rilancio promozionale degli impianti, come in molti avrebbero voluto, a cominciare dalla Regione Piemonte.
La Commissione Bilancio della Camera ha espresso parere favorevole all‘approvazione della norma a una condizione: dev‘essere esclusa la possibilità di spendere i soldi per «interventi volti allesecuzione anche con finalità di promozione turistica e infrastrutturazione sportiva». E un pronunciamento in linea con quanto prevede la legge sulle Olimpiadi (la n. 285 del 2000), che istituì l‘Agenzia governativa esclusivamente per la costruzione degli impianti, non per la gestione e l‘organizzazione delle manifestazioni e dei Giochi, di cui infatti si è occupato il Comitato per l‘organizzazione dei XX Giochi olimpici invernali - Toroc.
Il «tesoretto» non è frutto dei risparmi sulla gestione e l‘organizzazione delle Olimpiadi, ma dell‘avanzo di una parte degli investimenti statali - probabilmente sovrastimati sin dall‘inizio - che erano stati messi in preventivo. Per dotare l‘Agenzia governativa lo Stato accese due mutui, rispettivamente di 360 e 800 milioni di euro: poco meno di 1,2 miliardi di euro complessivi. Sono stati impiegati esclusivamente per spese in «conto capitale», vincolate quindi alla realizzazione delle 77 opere olimpiche, tra cui a Torino spiccano il Villaggio olimpico degli ex Mercati generali (oltre 140 milioni di euro), il Palasport olimpico (87 milioni), l‘Oval (70 milioni), il Pala Vela (50 milioni), il villaggio Riberi (30 milioni).
Insomma, i soldi che Roma si appresta a sbloccare finiranno nella manutenzione straordinaria degli impianti, molti dei quali, a sei anni da Torino 2006, risultano sottoutilizzati o addirittura abbandonati. In un certo senso, il «periodo olimpico» finirà per essere prolungato fino al 2018 (termine ultimo per il disimpegno delle risorse), spendendo ancora denari per impianti sportivi e strutture difficilmente utilizzabili, come la pista di Bob di Cesana, in via di dismissione perché troppo costosa da gestire. Impianti che «forse non erano tutte da fare» (come ammise, tardivamente, l‘ex assessore comunale per le Olimpiadi, Elda Tessore, nel gennaio 2010), ma che oggi, dopo lo sblocco dei fondi potranno essere più agevolmente ristrutturate, manutenute oppure, nella peggiore delle ipotesi, demolite.
Ma è possibile tirare le somme sull‘eredità olimpica, a sei anni dai Giochi del 2006? Non è un compito facile: nei bilanci di Comune, Provincia e Regione la voce «olimpiadi» non esiste e nessuno si è mai preoccupato di prendere in mano la calcolatrice per chiarire quanto siano costati davvero i giochi olimpici subalpini. Per avere una sensazione del costo di Torino 2006 si può considerare il fatto che durante il periodo di preparazione e di gestione delle Olimpiadi, dal 2003 fino al 2007, il Comune di Torino ha accumulato oltre 1 miliardo di debito (su 3,4 miliardi di indebitamento complessivo).
Gli enti locali sono stati impegnati in prima linea nell‘organizzazione dei Giochi, attraverso il Toroc, che ha speso circa 600 milioni di euro. Chiudendo la sua attività con un passivo di 25 milioni di euro, che è stato poi ripianato dagli enti pubblici. Anche la Fondazione XX Marzo (a cui andranno i soldi del «tesoretto»), nata per amministrare le strutture «post-olimpiche», ha dovuto fare i conti con gli alti costi di gestione e l‘inutilizzo di alcuni impianti, erodendo in due anni 30 milioni di euro di soldi pubblici fino a causare un deficit di 6 milioni di euro. Nel 2009 per correre ai ripari la Fondazione XX Marzo ha ceduto il 70% del suo braccio operativo, la Parcolimpico Srl, insieme alla gestione degli impianti alla società americana Live Nation, per 2 milioni e 150 mila euro (appena il 7% della dotazione iniziale della Fondazione pubblica, e lo 0,4% del valore degli impianti, concessi ai privati per 30 anni). Gabriele GUCCIONE Testo tratto da «La Voce del Popolo» del 26 febbraio 2012