MANIFESTAZIONE - AL PALAOLIMPICO LANNUALE INCONTRO ORGANIZZATO DAGLI ENTI LOCALI Io lavoro? Forse… Un incontro nato per favorire limpiego stagionale dei giovani è diventato speranza per gli adulti
Cinquantanni, senza lavoro, in cerca di un impiego anche precario, a tempo ultra determinato, con garanzie nulle sul futuro. È la condizione di migliaia di persone che hanno preso dassalto, la scorsa settimana al Palaolimpico di Torino, ledizione 2012 di «Io Lavoro», la manifestazione organizzata dagli enti locali nata 12 anni fa con lo scopo di mettere in contatto domanda e offerta per gli impieghi stagionali, dedicata soprattutto ai giovani appena usciti dalle scuole superiori o dagli studi universitari. Non questanno: la crisi economica a Torino e provincia ha falciato posti di lavoro e opportunità, così una folla di disoccupati dai trenta ai cinquantanni ha partecipato per la prima volta al reclutamento di massa di personale poco qualificato (dalladdetto vendite al lavapiatti, dal portiere dalbergo alla commessa del supermercato) alla disperata ricerca di una possibilità di rientro nel mondo del lavoro.
«Alla fine dei due giorni di manifestazione, le persone che hanno sostenuto colloqui con le 75 aziende presenti ad Io Lavoro sono state quasi 10.500», dice Giampietro Ferrarese, organizzatore dellappuntamento per lAgenzia Piemonte Lavoro. Un bilancio record che supera di gran lunga i numeri dellanno scorso, quando le presenze si fermarono a quota 6.000, segno che le difficoltà dei lavoratori crescono con la fine degli ammortizzatori sociali iniziati negli anni passati e la chiusura di tante aziende e attività commerciali del tessuto produttivo locale. Non solo. Le cifre degli inserimenti lavorativi facilitati da «Io Lavoro» danno poche speranze a quei pochi, in genere un quarto dei partecipanti, che trovano un impiego per lestate: il sette per cento di loro è riuscito a conquistare una posizione stabile in azienda dopo il primo periodo da precario, una percentuale bassissima riferita agli anni scorsi che, al meglio, rimarrà stabile.
I dati sulla presenza degli ultra quarantenni alla manifestazione non sono ancora disponibili, ma non cè stato bisogno di contarli uno per uno nel grande salone del palazzetto olimpico per capire la portata della loro presenza e la gravità della situazione che prende forma nelle file di papà e mamme in coda a fianco di ragazzi che potrebbero essere i loro figli, rendendo visibile il conflitto di due generazioni per gli stessi posti di lavoro poco pregiati.
«Letà media dei partecipanti è alta - osserva Alessandro Di Pasquale, ex tecnico informatico in coda per un colloquio da sorvegliante notturno - Il prossimo anno sarà ancora peggio: tante imprese del mio ramo stanno chiudendo e lasciano a casa tutti, dalloperaio appena assunto al dirigente che ha passato una vita nellazienda». Gli fa eco Santino Novello, 43 primavere e un passato da commerciante nel quartiere Parella finito male: «Da un anno sono a casa, sto facendo corsi di aggiornamento e riqualificazione professionale, ma la situazione è nera», tanto da spingerlo a cercare lavoro temporaneo come aiuto cuoco o addetto vendita nei supermercati.
Nonostante 15 anni di lavoro alle spalle, la situazione dei disoccupati non più giovani è più critica di quella dei ragazzi che si affacciano al mondo del lavoro per la prima volta. Il perché è facile da intuire; lo spiega Natale Mormino, 33 anni, carpentiere, da mesi a casa senza lavoro: «Abbiamo i figli da mantenere, la rata mensile del mutuo per la casa e spese che aumentano sempre. Siamo disposti ad accettare tutto e a differenza dei più giovani abbiamo meno scelta, perché in tanti come me non hanno titoli di studio da presentare alle aziende». Andrea CIATTAGLIA Testo tratto da «La Voce del Popolo» del 25 marzo 2012