ICI o IMU che la si voglia definire, limposta sugli immobili tocca ancora una volta il tema degli estimi catastali, un parametro economico che tormenta e ha tormentato il tecnici delle imposizioni reali negli ultimi tre secoli, da quando cioè i catasti sono stati assunti a simbolo delle riforme che hanno contrassegnato il Settecento, con il famoso censo di Maria Teresa dAustria. Il riferimento non è soltanto culturale, perché, quando il Parlamento dellItalia unita, negli anni ottanta dellOttocento, decise di realizzare un catasto nazionale, relatore fu un docente universitario lombardo, Angelo Messedaglia. Egli, infatti, di fronte agli oltre trenta tipi di catasti vigenti allora nel territorio nazionale per le diverse aree degli Stati preunitari, sostenne e fece approvare che il metodo di calcolo degli estimi dovesse essere quello a suo tempo utilizzato per il catasto teresiano. Semplificando, il metodo prevedeva un metodo di calcolo che stabilisse estimi uniformi, secondo apposite classi per ogni tipologia omogenea di terreni e fabbricati.
Il tempo necessario per realizzare i due catasti nazionali, lagrario e lurbano, fu lungo, oltre mezzo secolo, e soltanto negli anni trenta del Novecento si giunse a disporre dei documenti che rappresentavano lintero territorio. Il catasto urbano, quello oggi maggiormente coinvolto per limposta sugli immobili, fu completato nel 1938, con gli estimi calcolati allora, e molti decreti di completamento ed esecuzione del catasto furono emanati dopo la seconda guerra mondiale, quando, per le profonde trasformazioni avvenute e indotte anche dagli eventi bellici, gli estimi non potevano più rappresentare i redditi reali.
La riforma fiscale dei primi anni settanta, con la denuncia analitica dei redditi, richiedeva lesplicitazione del reddito derivante dagli immobili posseduti con il calcolo affidato agli estimi catastali. In allora ci si accontentava di stabilire, anno per anno, dei coefficienti di rivalutazione degli estimi del 1938, per recuperare in qualche modo la variazione del valore della moneta, ma senza rivedere classi di reddito e tipologia delle abitazioni. Si giunse addirittura ad approvare e ad usare un sistema collaterale degli estimi degli immobili, quando si stabilirono i parametri con lintroduzione dellequo canone, senza per questo annullare gli estimi per il calcolo del reddito ai fini irpef. Oggi si continua con estimi che in qualche misura sono stati rivisti con norme limitate, come ad esempio lobbligo di denunciare il mutamento di classe degli immobili a seguito delle migliorie introdotte nel corso degli anni, ma senza che il sistema generale del catasto sia stato mutato radicalmente, anche sulla base dei tentativi di affidare agli enti locali, Comuni in primis, la gestione totale dei catasti.
Oggi, ancora, si decreta di aumentare gli estimi in uso del 60% in genere, speriamo non in modo indistinto, almeno come lasciava intendere il viceministro Grilli nella sua breve indicazione alla conferenza stampa governativa, senza lasciare spazio ad alcuna verifica sullattendibilità degli estimi catastali in uso e la loro corrispondenza alla realtà complessa dei fabbricati in Italia. In pratica, oltre i coefficienti stabiliti per il calcolo delle nuova imposta, si stabilisce un aumento di base dellimposizione fiscale di ben il 60%.
Forse è giunto il momento di riprendere il tema affrontato dal Parlamento italiano di Angelo Messedaglia. Allora era passato poco più di un secolo dal momento dellattivazione del catasto di Maria Teresa, oggi stiamo per arrivare ai tre secoli dal rilevamento delle mappe corrispondenti, ma soprattutto sono disponibili molte innovazioni tecnologiche che potrebbero essere attivate per un rilevamento corrispondente alla realtà, senza più appoggiarsi alla finzione che il metodo degli estimi del 1938 possa rappresentare una base equa per le imposizioni fiscali, pur necessarie. Giuseppe BRACCO Testo tratto da «La Voce del Popolo» dell‘11 dicembre 2011