ENERGIA PULITA - SI APRONO MESI CRUCIALI PER LE DEFINIZIONE DEGLI INCENTIVI NAZIONALI E LOCALI Biomasse, loro del Piemonte Nella nostra regione esistono grandi riserve di combustibili da legno - LUncem chiede investimenti
Parlare di decisioni epocali è forse troppo, ma che siano in vista provvedimenti capaci di segnare il futuro ambientale e strategico dellItalia, in rapporto agli altri paesi dellEuropa e del mondo, è sicuro. Nei prossimi mesi, secondo annunci di fonti autorevoli e altre voci trapelate dai ministeri, il Governo Monti è intenzionato a varare un decreto sulle fonti energetiche rinnovabili, che normerà la produzione di elettricità da fonti pulite, dalle biomasse alleolico, dallidroelettrico al geotermico. Insieme al decreto, potrebbe essere approvato anche il quinto «conto energia», il documento che definirà lentità dei futuri incentivi statali per linstallazione di impianti fotovoltaici. Indirizzi di politica energetica che, a seconda dellentità degli incentivi, avvieranno lItalia verso posizioni di paese guida mondiale nella produzione di energia a basso impatto ambientale oppure, in caso di incentivi scarsi, azioneranno una frenata delle energie rinnovabili, per puntare su un ritorno a gas, carbone e altri combustibili fossili per la produzione di elettricità.
Limpatto dei provvedimenti non si farà sentire solo nelle tasche dei cittadini, con la ridefinizione delle quote della bolletta destinate al finanziamento degli incentivi, ma anche nelle mutazioni del paesaggio, come già si è visto per le recenti agevolazioni sullinstallazione di pannelli fotovoltaici che hanno consentito «con enorme facilità», dicono i critici, di trasformare campi coltivati e colline in distese di metallo e vetro per la produzione di energia.
Impennata solare Proprio sui precedenti delle agevolazioni facili allinstallazione di impianti fotovoltaici si gioca parte dellacceso confronto fra i ministeri dellAmbiente e dello Sviluppo Economico che in questi mesi lavorano alla definizione dei provvedimenti legislativi in materia energetica. Nel 2011 lItalia è diventata il primo mercato mondale per installazione di pannelli solari, 9 mila megawatt, davanti a Germania e Stati Uniti. Una crescita favorita dagli incentivi statali dei conti energia: a chi installava pannelli lo Stato garantiva un contributo massimo di 45-50 centesimi per kilowattora immesso nella rete per 20 anni, a fronte di un prezzo medio del kilowattora per una famiglia di 15 centesimi. Contributi ai produttori grandi e piccoli che pesano per 2,7 miliardi allanno sulle bollette dei consumatori, circa metà degli oneri totali della tariffa.
Forte dei risultati di produzione, 84 milioni di kilowatt nel 2011 da fonti rinnovabili, praticamente il totale di consumi del terziario, il ministro dellAmbiente Corrado Clini vorrebbe proseguire sulla strada degli incentivi e delleconomia verde. Il suo collega, titolare del dicastero dello Sviluppo Economico, Corrado Passera, invece frena, puntando ad un «ripensamento delle politiche nazionali sulle rinnovabili». Lintenzione di Passera è messa nero su bianco nelle bozze del decreto sullenergia da fonti pulite, dove viene specificato che «gli incentivi corrisposti negli ultimi anni per lenergia rinnovabile elettrica sono stati molto generosi, soprattutto per lenergia fotovoltaica».
Boschi e lavoro Il ruolo di Cenerentola delle rinnovabili tocca al geotermico e alle biomasse, cioè la produzione di energia elettrica dalla combustione del legno. Una tendenza che lUnione nazionale comuni comunità enti montani (Uncem) del Piemonte chiede a gran voce di correggere. «Sarebbe loccasione di un rilancio della montagna come luogo produttivo - dice il presidente dellUnione, Lido Riba -. In Piemonte ci sono 900 mila ettari di foreste di cui due terzi gestibili, rispettando i criteri di massima sostenibilità per il territorio e lambiente, per produrre energia». Secondo i consulenti di Uncem, la produzione di energia da biomasse darebbe anche un impulso alloccupazione: «Č la fonte di energia con il più alto numero di addetti per kilowatt, circa un lavoratore ogni 50 kilowatt installati, ma deve rimanere in un contesto locale, per creare una filiera stabile, evitando, come nel caso del fotovoltaico, che le tecnologie, e nel caso del legno anche il materiale da combustione, siano importate dallestero».
Grandi e piccoli Ma, chi ha paura delle rinnovabili? Nonostante la stagione dei guadagni facili grazie ai mega incentivi, sia stata cavalcata anche dai grandi operatori, Enel in testa, proprio le grandi aziende, che oggi sospendono la produzione coi grandi impianti per lassenza di richiesta, non vedono di buon occhio la parcellizzazione della produzione di energia consentita dagli impianti ad energia pulita. In un mercato limitato e in recessione come quello dellenergia (-0,3% la domanda di elettricità tra 2010 e 2011), la crescita esponenziale delle fonti rinnovabili, +51% dal 2000 al 2010, ha eroso una bella fetta di guadagni. «Non è un caso - dice Roberto Meregalli, esperto dei ‘Beati operatori di pace che da ventanni si occupa di mercato energetico - che i grandi operatori siano contrari ai progetti di costruzione di impianti di accumulo dellenergia elettrica», che renderebbero più costante e meno legata alla situazione atmosferica contingente limmissione in rete di energia da fonti rinnovabili. Andrea CIATTAGLIA Testo tratto da «La Voce del Popolo» del 15 aprile 2012