CONSIGLIO COMUNALE – MOLTI MALUMORI NELLE FILE DELLA MAGGIORANZA, NEL 2012 LA VENDITA DEL 40% DELLE AZIONI
Soci privati per Amiat e Gtt. Una raffica di contestazioni
Perplesso anche l’assessore Passoni – Privatizzazioni decise per finanziare le casse malconce di Palazzo Civico
La privatizzazione delle aziende municipali Gtt (trasporti), Amiat (gestione rifiuti) e Trm (inceneritore) è un boccone che a molti non va giù. I dubbi sulla parziale dismissione delle tre società – messa in cantiere per portare denaro nella casse malconce del Comune - occupano da un mese il dibattito a Palazzo Civico. Buona parte dei consiglieri di maggioranza ha espresso scetticismo nei confronti della delibera proposta dal sindaco Piero Fassino, insieme al vicesindaco Tom Dealessandri e all'assessore al Bilancio Gianguido Passoni.
Il provvedimento, che come ha confermato Passoni è stato «adottato dalla Giunta con una certa sofferenza», rappresenta il punto di partenza di un percorso tutto in salita che dovrebbe portare nei prossimi 18 mesi alla cessione ai privati del 40% delle tre società municipali.
Lo stesso assessore al Bilancio ha dichiarato pubblicamente, pur avendone delineato i contorni finanziari, di non gradire l'operazione: «A me quest'operazione non piace, ma questo non cambia il mio ruolo di assessore al Bilancio della Città». C’è il rischio che con la vendita le tre società sfuggano al controllo pubblico. Passoni sta cercando di ottenere un «regolamento blindato», un «modello di gestione basato sulla trasparenza dei rapporti tra il socio pubblico e i manager espressi dal socio privato», precisa l'assessore.
Nel Partito Democratico i malumori sono tali da aver spinto il capogruppo Stefano Lo Russo a inviare una lettera a Fassino per dirimere le questioni ancora aperte e trovare un accordo prima dell'approvazione della delibera. «Il tema del controllo delle società da parte del Comune, una volta che saranno aperte ai privati, è centrale – spiega Lo Russo – Abbiamo quindi chiesto al sindaco alcune garanzie». Lo Russo considera «una sconfitta della politica essere costretti ad aprire ai privati il capitale delle tre società perché in passato non si è avuto il coraggio di razionalizzare gli sprechi e creare più efficienze nella gestione delle società pubbliche».
Anche il gruppo consigliare del Sel è molto critico nei confronti dell'operazione. I due consiglieri del partito di Vendola, Curto e Grimaldi, hanno chiesto alla Giunta di sospendere la delibera fino a quando l'Agenzia per i Servizi pubblici locali non si sarà espressa sulla dismissione delle tre società. Il parere dell'ente comunale preposto al controllo dei servizi pubblici in realtà non sarebbe richiesto, ma in questo modo i consiglieri di Sel sperano di temporeggiare.
Il vicesindaco Dealessandri ha promesso di consegnare il 4 novembre ai consiglieri comunali le perizie con le valutazioni finanziarie e industriali delle tre società e una bozza del regolamento che dovrebbe regolare il controllo e i rapporti tra i soci privati e il Comune.
Ma perché si è scelto di aprire il capitale delle sue aziende ai privati? La privatizzazione parziale delle tre società permetterà a Palazzo Civico di scaricare dal proprio bilancio un peso enorme. «Le risorse che saranno ricavate dalla vendita delle quote delle tre società – chiarisce Passoni – non saranno applicate alla parte corrente del bilancio comunale, per le spese ordinarie, ma serviranno per svalutare crediti di difficile esigibilità, alleggerendo i residui attivi». La creazione di una holding comunale alla quale vengono conferite le quote delle tre società, che dopo la vendita risulteranno pari al 60%, permetterà, secondo Passoni, «di ridurre gli attuali 160 milioni di euro di imposte per i servizi locali che ogni anno il Comune versa allo Stato».
L'intenzione di dismettere parte delle quote delle società ex municipalizzate era contenuta nel programma elettorale di Fassino. Gli incentivi previsti dall'ultima manovra finanziaria dello Stato e l'obbligo ristabilito di affidare entro il 31 marzo 2012 la gestione dei servizi pubblici locali al mercato (scelta che di fatto ribalta l'esito dell'ultimo referendum sui servizi pubblici), hanno spinto il Comune a procedere spedito.
In effetti, la scadenza del 31 marzo si porrebbe soltanto per Amiat, che gestisce attualmente il servizio di raccolta dei rifiuti «in house» («in casa», attraverso un contratto diretto che il Comune stipula di anno in anno). Eppure il Comune ha deciso di vendere anche il 40% del Gruppo Torinese Trasporti: società che ha vinto da pochi mesi la gara per il servizio di trasporto pubblico (e quindi già privatizzata dal punto di vista formale). La decisione dell'Amministrazione comunale di dismettere il 40% dell'azienda in questo caso non è obbligata. Ma viene considerata come «il naturale proseguimento» di una scelta compiuta più di un anno fa dalla Giunta Chiamparino.
Per Amiat e Trm (che gestirà l'inceneritore di rifiuti del Gerbido) vale un discorso a parte. Le due società saranno dismesse mettendo a gara anche il servizio che svolgono; si tratterà di una gara «a doppio oggetto» che mette all'asta sia il servizio di raccolta e di smaltimento dei rifiuti sia il 40% delle quote delle società. In questo modo, l'Amministrazione conta di incassare di più dalla vendita, perché in ballo c'è pure l'affidamento del servizio che rende Amiat più appetibile, scongiurando il rischio che ad aggiudicarsi il servizio sia una società esterna. In realtà, l'intenzione della Giunta sarebbe di riunire le due società, riconducendo la filiera dei rifiuti sotto un unico controllo. Ma al momento si tratta di una possibilità non permessa dalla legislazione regionale, che separa il servizio di raccolta da quello di smaltimento.
Gabriele GUCCIONE
Testo tratto da «La Voce del Popolo» del 6 novembre 2011