Diocesi di Torino
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None, salvate l'Indesit non solo il profitto

I VERTICI DELL’AZIENDA SONO INTENZIONATI A TRASFERIRE LA PRODUZIONE DI LAVASTOVIGLIE IN POLONIA
None, salvate l’Indesit non solo il profitto
Rischiano il licenziamento in 400 - L’appello della parrocchia a far prevalere la dignità dei lavoratori
 
Nessun margine di trattativa, l’Indesit di None traslocherà. Si è concluso nel peggiore dei modi l’incontro tenutosi il 9 maggio tra i vertici aziendali dell’Indesit e i sindacati riuniti all’Unione industriali di Torino per discutere del futuro dello stabilimento di None e degli oltre 400 lavoratori che producono lavastoviglie ad incasso per il mercato dell’ Europa Occidentale. «Ai sindacati non è stata proposta alcuna alternativa – spiega Claudio Suppo della Fiom di Torino – se non quella di accettare la delocalizzazione della produzione nella fabbrica di Radomsko, in Polonia, e poi eventualmente iniziare a discutere della sorte dei lavoratori e dei modi per rendere meno dolorosa la loro fuoriuscita dal mercato del lavoro». Percorso definito «impraticabile dai tre sindacati confederali che hanno dichiarato lo stato di agitazione in tutti gli stabilimenti dell’ex gruppo Merloni. Già a partire da questa settimana si terranno presidi davanti ai cancelli delle fabbriche italiane del gruppo e si bloccheranno le merci in uscita dagli stabilimenti.
 
Intanto venerdì 11 maggio i lavoratori hanno volantinato all’ingresso del Salone del Libro a Torino ed entro i primi dieci giorni di giugno si asterranno per 8 ore dal lavoro e terranno una manifestazione nazionale a Fabriano, città in provincia di Ancona dove c’è il quartier generele dell’Indesit.
 
Ora che la situazione è precipitata e che le trattative tra le parti sociali di fatto si sono interrotte toccherà anche agli enti locali ed alle istituzioni trovare una via di mediazione. Secondo Carlo Chiama, assessore al Lavoro della provincia di Torino, «in un area come quella del pinerolese, già duramente colpita dalla crisi, i 400 lavoratori licenziati non verrebbero riassorbiti dal tessuto produttivo circostante. Per questo, insieme alla Regione Piemonte, bisogna spingere per trovare una soluzione di reindustrializzazione della fabbrica». Dello stesso avviso è anche l’assessore regionale al Lavoro, Claudia Porchietto, che sostiene la necessità di spostare la discussione ad un «tavolo di crisi» da aprire presso il ministero dello sviluppo economico a Roma.
 
«Questa settimana incontrerò i sindaci della zona – ha spiegato l’assessore Porchietto – per definire con loro la strategia da seguire. Siamo in presenza di un problema nazionale perché quanto sta accadendo a None presto potrebbe riguardare anche gli altri stabilimenti italiani. Il Governo non può rimanere insensibile davanti ad un territorio che nel raggio di 25 chilometri già sta vivendo le crisi di Saturno, Sandretto e De Tomaso». Entrambi gli assessori concordano sulla necessità di evitare l’uso di ammortizzatori sociali legati al sostegno al reddito perché «in questo modo non ci sarebbe un futuro produttivo e lavorativo per i dipendenti di Indesit».
 
Gli obiettivi dichiarati dagli enti locali restano due: la stipula di contratti di solidarietà e l’eventuale partecipazione diretta dei lavoratori nella gestione della fabbrica.
 
A far sentire la propria vicinanza ai lavoratori ci ha pensato anche la comunità cristiana di None, che guidata dal suo parroco, don Giancarlo Gosmar, è pronta a ripetere le iniziative simboliche che già adottarono due anni fa quando ancora una volta l’Indesit minacciava la chiusura. «Nel 2009 – ha ricordato don Giancarlo - organizzammo una Via Crucis notturna per ricordare il calvario di quanti da un giorno all’altro rischiavano di perdere il lavoro. Allora eravamo mossi da una maggiore speranza. Oggi pensiamo agli effetti disastrosi che la decisione di chiudere potrà avere sulle famiglie».
La vicenda dell’Indesit è l’ennesimo epilogo figlio di una globalizzazione senza regole in cui prevalgono solo le ragioni del profitto e il percorso per trovare una soluzione è in salita «ma se ci sarà la volontà di tutti – ha conclude don Gosmar – per salvaguardare la dignità ed il lavoro di queste persone allora potranno prevalere ragioni diverse e più umane» in grado di offrire un futuro a quanti oggi se lo vedono negato.
Michelangelo TOMA
Testo tratto da «La Voce del Popolo» del 20 maggio 2012
 

 


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