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A Sant’Agostino, col fonte a calice il rito in famiglia

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Un semplice oggetto scultoreo è di fatto il protagonista dell’allestimento delle cappelle battesimali durante tutto il periodo barocco. Si tratta del fonte a «calice», disegnato dall’architetto o dall’artista che allestisce la cappella secondo il modello ormai standardizzato della vasca marmorea di limitate dimensioni sostenuta da un gambo più o meno decorato e chiusa da un coperchio ligneo o metallico.
 
Un’omologazione del tema così uniforme e duratura è da riferirsi anche all’influenza della figura di san Carlo Borromeo. Infatti nel 1577, a seguito del Concilio di Trento (1545-1563), egli pubblica le «Instructiones Fabricae»; una sorta di trattato d’architettura, un manuale liturgico, o piuttosto una raccolta di indicazioni pratiche che San Carlo fornisce alla sua diocesi sul tema dello spazio sacro e della sua funzionalità liturgica, di larghissima diffusione anche in area piemontese. Il Vescovo nel suo testo dedica numerose pagine al tema del battistero, indicando chiaramente che se mancano i mezzi per la costruzione di un grande battistero esterno, è possibile individuare lo spazio necessario in una delle cappelle interne alla chiesa.
 
Gli architetti che operano sul territorio diocesano tra Sei e Settecento si allineano tutti a questa soluzione, spesso anche non disegnando un nuovo fonte, ma riutilizzando calici precedenti. Anche nei casi in cui il progettista inventa un volume inedito per l’aula liturgica, lo spazio dedicato al sacramento di iniziazione resta quello di una cappella laterale. Si è fatto riferimento all’intervento del celebre Filippo Juvarra per la chiesa del Carmine a Torino degli anni Trenta del Settecento, ma lo stesso vale per un altro maestro del Barocco piemontese come Benedetto Alfieri che, quando tra il 1756 e il 1763 progetta la chiesa parrocchiale dei Santi Giovanni e Remigio a Carignano, riutilizza il calice marmoreo fatto realizzare dal parroco Luigi Antonio Mola nel 1701 per la chiesa precedente. Alfieri, eccellente progettista di teatri, sebbene disegni per il duomo di Carignano un impianto anulare del tutto inedito che assume la forma radiante di una conchiglia o di un ventaglio, dedica al sacramento del Battesimo la più anonima e consueta delle cappelle laterali.
 
All’interno di questa omologazione del tema (riscontrabile su tutto il territorio diocesano), merita un cenno di approfondimento l’allestimento della cappella battesimale della chiesa di Sant’Agostino a Torino. L’intervento, con tutta probabilità di Carlo Ceppi, è ottocentesco, ma per il fonte l’architetto assembla pezzi più antichi dando vita ad uno dei più interessanti esempi che si possono ammirare nel torinese. Il calice, di disegno classico, è in marmo bianco di Venasca. La vasca, tuttora in uso, è dotata di una canalina per lo scolo e contiene una conchiglia per la conservazione dell’acqua santa.
 
Di assoluto pregio il coperchio tardo-barocco, in legno di pioppo intagliato. Tale coperchio, oltre che essere un eccellente oggetto artistico, è funzionale allo svolgimento del rito del Battesimo per infusione. Esso infatti, oltre a proteggere la vasca, permette la conservazione degli oggetti utili durante la liturgia: il coperchio, apribile nel mezzo, è dotato al suo interno di due ripiani sui quali sono mantenuti gli olii santi, il mestolino per l’infusione dell’acqua, la candela.
 
Per concludere è bene sottolineare come aldilà del loro valore artistico le cappelle battesimali barocche rappresentino un’importante esito della trasformazione del rito del Battesimo da comunitario a familiare. Per questo sarebbe bene auspicarne l’uso laddove possibile.
Cecilia CASTIGLIONI
Testo tratto da «La Voce del Popolo» del 17 febbraio 2013