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Al centro la sfida educativa

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Abbiamo chiesto a don Riccardo Baracco, moderatore dell’Up 58 di presentare la realtà dell’Unità pastorale di Pino Torinese. Un’Unità che copre un territorio vasto ma poco abitato…

«Il territorio collinare su cui si distendono quattro parrocchie interessate alla visita pastorale annovera Santa Maria della Spina in Baldissero, Beata Vergine delle Grazie, in Valle Ceppi, frazione di Pino Torinese, la parrocchia più grande per territorio e popolazione: Santissima Annunziata in Pino Torinese e, infine, Santa Maria della Neve in Pecetto. Tre preti in azione pastorale (più un sacerdote residente), quattro parrocchie e sette chiese. Baldissero si estende anche su Rivodora nella cui ex parrocchia si raduna una piccola e vivace comunità e così anche Borgo san Pietro in Pecetto e Podio in Pino hanno una loro cappella e insieme accolgono una assidua partecipazione domenicale. Il territorio collinare è vastissimo ed ha conosciuto un forte incremento abitativo e demografico a partire dagli anni sessanta del secolo scorso. La salubrità del clima e la vicinanza a Torino ne hanno fatto una località ambitissima dal punto di vista abitativo.

L’alto prezzo delle abitazioni è selettivo di un ceto sociale benestante che si è affiancato al nucleo di prevalente origine contadina. Si ricordano le «bricoline» che in tempi non prossimi scendevano in città a vendere gli ortaggi coltivati sulle colline, terre di difficile irrigazione e coperte prevalentemente da vigneti che hanno lasciato il posto a ville e giardini. L’assenza di piani regolatori o, almeno un loro eccessivo ritardo non alieno da speculazioni immobiliari, ha fatto sì che i nostri, più che paesi, siano topograficamente parlando, delle meduse i cui tentacoli sono le vie che seguono i sinuosi rilievi collinari. I nostri non sono paesi, nel senso tradizionale e neppure centri residenziali soltanto. Una altissima percentuale della popolazione adulta possiede un titolo di laurea. La frequenza domenicale varia dal cinque all’otto per cento. Quasi tutti sono pendolari sul lavoro, rientrano tardi la sera e, fatta qualche eccezione, i vicini di casa non si conoscono. C’è, tuttavia, una rete di vivaci associazioni locali e, fra queste, molte di impegno culturale e sociale, che operano sul territorio ».

In questo contesto che non è tipicamente né urbano né di paese di campagna, come si sviluppa la pastorale ordinaria delle parrocchie?

«La sfida pastorale è di intercettare e poi accompagnare nel cammino della vita cristiana persone in forte mobilità circa gli orari e le responsabilità lavorative della giornata. I tempi pastorali più propizi sono quelli liberi dal mare, in estate e dalla montagna in inverno. Con una battuta dico che quando la domenica piove sono contente tre categorie di persone: i ristoratori, i pasticceri e i parroci. In questi anni è calato il numero dei matrimoni in chiesa (come in comune) e anche delle nascite. Pochi dei giovani sposi si sono fermati ad abitare qui per gli alti costi delle abitazioni. Il momento della scolarizzazione tra i sei ed i quattordici anni, ‘obbliga’ i genitori a occuparsi della vita locale che i figli importano ed esportano dalle case dei genitori biologici o temporanei e si mostra come quello più propizio per stringere legami pastorali con le famiglie che, sentendo prioritario il dovere genitoriale della cura educativa, si rendono più facilmente protagoniste della vita non solo sociale ma anche ecclesiale. Per quanto riguarda la pastorale giovanile il grande vivaio resta l’oratorio e il branco scout. Dopo le medie i ragazzi gravitano su Chieri e su Torino e non rispondono agli inviti se già non hanno gustato qualcosa di pregresso.

Gli anziani sono quelli che maggiormente ‘soffrono’ le distanze delle nostre chiese dalle loro abitazioni ed anche la esiguità dei parcheggi su terreni non piani non facilita la partecipazione neppure alla Messa domenicale. I problemi sono anche e sempre delle opportunità a cercare soluzioni e le nostre parrocchie riescono a coprire i grandi ed essenziali capitoli della vita di una comunità cristiana che segue Gesù Maestro nell’annuncio del Vangelo e con la catechesi, che serve Gesù Servo attraverso molteplici servizi caritativi, sociali, culturali ed anche volti allo svolgersi dei servizi pastorali e prega con Gesù Sacerdote attraverso una continua radice orante, liturgica e personale. Accanto ad una pastorale tipicamente stanziale quale è quella delle parrocchie si affianca una appartenenza significativa a movimenti ecclesiali e cammini di vita cristiana che sono nati nel post Concilio».

La vivacità culturale e il senso di cittadinanza e appartenenza delle singole comunità è dunque un aspetto da valorizzare…

«‘Pensare globalmente e agire localmente’. Non so chi abbia coniato questa formula. Mi sembra esprima sinteticamente il carisma ed il genio della cattolicità dove solo l’amore per Cristo con Cristo e in Cristo contagia e affascina. Le nostre strutture e le nostre organizzazioni hanno solo questa direzione. Abbiamo bisogno, comunità cristiane e preti, di vivere e manifestare una autentica vita spirituale e di mettere a fuoco una visione ed una ispirazione che ci portino a discernere qui e adesso le strade praticabili per l’annuncio del Vangelo. Tutto il resto, senza l’unzione dello Spirito Santo è sociologia o intrattenimento. E in questo il mondo è più abile».

a cura di Luca ROLANDI

Testo tratto da «La Voce del Popolo» del 1° febbraio 2015