Al Colle don Bosco, aspettando Francesco

«La nostra è la parrocchia di chi non ha parrocchia»: don Mario Pertile, direttore dell’Opera del Colle don Bosco, considera la presenza salesiana nell’Unità pastorale 60. Che non è relativa solo ai luoghi, fondamentali nella vicenda umana e spirituale di don Bosco, ma si concretizza in una presenza attiva nella pastorale e nell’educazione.
 
Al Colle c’è la grande basilica, meta di pellegrinaggio ma anche punto di riferimento per la liturgia della domenica: «Da noi arrivano persone anche dalla prima e seconda periferia torinese. E così come don Bosco aveva fondato l’oratorio per accogliere i giovani che non avevano una parrocchia, così noi ci siamo trasformati in punto di riferimento per chi non è legato a comunità locali, oppure avverte una particolare vicinanza al mondo salesiano. Inoltre dedichiamo una particolare attenzione al sacramento della confessione, per il quale ci sono sempre dei sacerdoti a disposizione».
 
Il Colle è anche sede dell’istituto professionale «Bernardi Semeria»: lo frequenta un centinaio di ragazzi, suddivisi nel corso triennale per grafici e biennale per operatori nella ristorazione.
 
Poi ci sono le parrocchie affidate ai Salesiani: quella di Castelnuovo, con don Edoardo Serra e don Hubert Geelen, e quella di Moriondo, con don Silvio Gignone. «All’occorrenza, però, collaboriamo con le parrocchie che ne hanno necessità, per esempio per la celebrazione delle messe», annota don Pertile.
 
Il bicentenario della nascita di don Bosco, nel 2015, è quasi dietro l’angolo: «Ci stiamo preparando. Papa Francesco, per l’occasione, verrà sicuramente in Piemonte: speriamo possa salire anche al Colle. A renderci ottimisti è il suo legame con i Salesiani, iniziato negli anni giovanili e poi proseguito nel tempo».
Enrico BASSIGNANA
Testo tratto da «La Voce del Popolo» del 27 aprile 2014
 
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