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Battisteri barocchi per l’ingresso nella comunità cristiana

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L’arte e l’architettura del periodo barocco (XVII e XVIII secolo) si esprimono attraverso il linguaggio della teatralità, della scenografia, della ricchezza dei materiali, dell’enfasi e sono volte soprattutto a stupire chi osserva, chi fruisce gli spazi. Le chiese barocche in particolare, costruite secondo lo schema dell’aula unica con cappelle laterali, sorprendono il fedele per la ricercatezza delle geometrie di pianta, per gli splendidi apparati marmorei dai molti colori, per la straordinaria qualità delle tele pittoriche e di fatto divengono l’espressione formale della chiesa trionfante e della liturgia rinnovata a seguito della riforma cattolica tridentina.
 
Paradossalmente per il sacramento del Battesimo e per gli spazi in cui il rito si svolge si osserva un impoverimento del tema con la marginalizzazione del ruolo del battistero che normalmente occupa lo spazio della prima cappella a sinistra dell’ingresso, il lato del Vangelo.
 
Un esempio concreto può facilitare la comprensione di tali concetti e può apparire particolarmente significativo in quanto l’architetto coinvolto è Filippo Juvarra (1678-1736), il più grande protagonista dell’architettura barocca piemontese. Ebbene, anche un progettista del calibro del messinese resta fedele ai precetti post-tridentini quando si trova a dover inserire il battistero nella chiesa di Nostra Signora del Carmine a Torino, costruita tra il 1732 e il 1736. Dal punto di vista compositivo la chiesa del Carmine rappresenta una delle più originali concezioni juvarriane: su una planimetria longitudinale di fatto convenzionale, egli studia la successione delle cappelle laterali come spazi che scavano il tradizionale cleristorio (la parte più alta della navata forata da finestre) sino oltre l’imposta della volta principale e divengono fonte di luce straordinaria per la navata centrale. Juvarra lascia in vista lo scheletro portante delle murature e lancia una serie di archi liberi tra un pilastro e l’altro, calibrando perfettamente tra loro apparato strutturale e ornamentale.
 
Il battistero non occupa una di queste scenografiche cappelle, come forse ci si aspetterebbe. Il vano a lui riservato è un modesto spazio a sinistra dell’ingresso, illuminato da una finestra aperta in facciata e chiuso da un cancelletto in ferro. Qui è conservato, poggiato su di uno scalino a salire, un fonte a calice di buon disegno ma limitate dimensioni. Coevo al progetto della chiesa esso è realizzato in marmo giallo di Verona, nero di Vallone e rosso di Francia ed è chiuso da un coperchio in legno. Un altorilievo che rappresenta il Battesimo di Gesù orna la parete di fondo.
Le ragioni della composizione di uno spazio così riservato, non sono da imputare ad un capriccio del progettista, bensì alla risposta funzionale alla mutata liturgia del sacramento di iniziazione cristiana.
 
Nel Sei e nel Settecento il rito ha definitivamente assunto una dimensione familiare, cui partecipano solamente il celebrante, il neonato, i genitori, il padrino e la madrina ed è amministrato «quanto prima», per ovviare al grave problema della mortalità infantile. La cappella battesimale, raccolta e intima, è lo spazio adeguato per queste celebrazioni ed è posta vicino all’entrata della chiesa per simboleggiare l’ingresso del nuovo nato nella comunità parrocchiale.
Cecilia CASTIGLIONI
Testo tratto da «La Voce del Popolo» del 10 marzo 2013