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Cascina Roccafranca: la preziosa eredità di Urban 2

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Fabbrica delle opportunità, dei legami, delle relazioni. La Cascina Roccafranca è l’ultimo tassello in ordine di tempo nato dal programma di «rigenerazione urbana» del quartiere Mirafiori Nord, «Urban 2», ma è anche il progetto che ne ha raccolto l’eredità: creare un quartiere dov’è possibile far nascere nuove relazioni tra le persone fuori dai centri commerciali, lontani dalla solitudine dei condomini. «Ridare smalto» a Mirafiori Nord dal punto di vista ambientale, economico e sociale è stato l’obiettivo del progetto di riqualificazione Urban 2, per cui dal 2002 al 2008 sono stati investiti 40 milioni di euro, in gran parte provenienti dall’Unione europea.
 
La creazione del «parco lineare» di corso Tazzoli, l’acquisto e la ristrutturazione della Cascina Roccafranca, ridotta a poco più che un rudere, il rifacimento di piazza Livio Bianco e la creazione della «piazza coperta», sotto la chiesa del Redentore, la manutenzione delle case popolari lungo corso Tazzoli. E poi l’interramento dell’elettrodotto di via Rubino e via Gaidano, l’avvio della raccolta differenziata «porta a porta», car e il bike sharing. Sono i progetti sotto gli occhi di tutti gli abitanti del quartiere, ma anche dal resto dei cittadini torinesi. Che però hanno rappresentato solo una parte di Urban 2.
 
L’altra parte, meno visibile, del programma ha promosso il rilancio del tessuto economico e sociale, attraverso la creazione di un incubatore di impresa, una serie di incentivi per le piccole aziende del territorio, il rinnovo del Centro lavoro di via Carlo del Prete. E poi il capitolo dedicato al sociale e alla cultura: tra i più importanti, di cui la Cascina Roccafranca è stata il fulcro, dopo gli interventi di integrazione dei cortili delle case popolari, i corsi di formazione per gli operatori socio-sanitari, il Punto bimbo, lo Spazio anziani, i progetti di prevenzione sulle nuove droghe promossi dai Servizi sociali di quartiere e dall’Asl.
 
La Cascina Roccafranca (via Rubino 45) è nata il 18 maggio del 2007 per continuare a dare voce a questi tre fili conduttori: riqualificazione ambientale, economica, sociale. Un luogo un tempo degradato, vissuto dagli abitanti della zona come pericoloso, per le attività illecite che ospitava, è stato acquistato dal Comune e ristrutturato interamente per renderlo accessibile a tutti.
 
«La Cascina è nata per dare continuità allo spirito che ha animato Urban 2 – spiega il direttore della struttura Renato Bergamin – Non solo ospita fisicamente una serie di attività costruite e realizzare dai cittadini, ma è un veicolo di incontri e di relazioni. Dà lavoro a 20 persone, impegnate nell’amministrazione, nell’organizzazione delle attività, nella caffetteria, nel ristorante e nel baby parking, ed è il luogo della partecipazione dei cittadini».
 
La Cascina Roccafranca è gestita da una Fondazione partecipata da 44 soci: associazioni, gruppi, persone che hanno messo in comune il loro patrimonio sociale, fatto di legami e di relazioni per costruire la comunità. Nel 2011 nella struttura hanno lavorato 76 gruppi, molti dei quali informali. La maggior parte dei quali fanno riferimento al quartiere. Ma la Cascina attira anche associazioni cittadine e provinciali. E molti gruppi nascono attorno a interessi e esigenze specifiche: il cinema, gli animali, l’educazione dei bambini, per esempio. E questo è anche l’obbiettivo di fondo della Cascina: far nascere la partecipazione spontanea.
 
«Qui i gruppi trovano spazio e sostegno per le loro attività, in un luogo di incontro capace di dar loro risonanza – chiarisce Bergamin – ma l’obiettivo della Cascina non è tanto di fornire un servizio, quanto di creare delle opportunità di incontro tra le persone che qui convengono, perché non siano essere semplici fruitori di un servizio, ma diano il proprio contributo, attraverso idee e proposte». Così sono nati i cineforum, la banca del tempo, i gruppi di lettura, lo Spazio donne, il Gruppo di acquisto solidale, che coinvolge 150 famiglie ed è tra i più attivi del torinese.
 
«Le attività vengono auto-organizzate – precisa il direttore – L’obiettivo finale è la creazione di cittadinanza attiva, capace di sviluppare quelle relazioni tra le persone che in una società contrassegnata dal consumismo sono sempre più difficili da instaurare. È questo il nostro compito. Al di là dei contenuti delle attività che vengono proposte, cerchiamo di far nascere relazioni che possano trasformarsi in un impegno comune».
 
È così che dentro la Cascina si respira un clima di responsabilità. «Chi entra qui nota subito la cura che chi frequenta la Roccafranca dedica a questa struttura. La Casina non è un servizio pubblico, ma la casa di tutti», spiega Bergamin. La trasparenza degli ambienti sta a significare proprio questo: lo stimolo a scoprire nuovi rapporti, nuove relazioni. A interessarsi di ciò che succede intorno. «Ogni settimana accogliamo 3.500 persone – racconta il direttore – Ogni due giorni, in media, c’è un attività: 160 l’anno, 90 corsi in tutto, dall’informatica alla musica classica». Nel quartiere anche chi non frequenta la Roccafranca sa che c’è, la considera un punto di riferimento, come una biblioteca.
 
Le parrocchie della zona hanno avuto un ruolo importante in questo processo. «La collaborazione delle comunità parrocchiali con le istituzioni ha preparato il terreno a interventi come questo – afferma Bergamin – È stato tra gli aspetti più importanti di questa realtà e del programma Urban 2. Le persone si sono mescolate e hanno cominciato a lavorare assieme». Specie con gli stranieri. L’esperienza della scuola di arabo per i bambini marocchini e di italiano per le loro mamme lo dimostra: «quando è emersa l’esigenza di creare un corso parallelo di italiano per le mamme è nata subito una collaborazione con ‘Un progetto al femminile’; gruppo legato alla parrocchia del Redentore» ricorda il direttore della Cascina.
 
Nonostante l’impegno profuso, prima da Urban 2, poi dalla Cascina Roccafranca, restano alcuni nodi aperti. «Urban 2 ha cambiato molte cose in questo quartiere ma non sempre è riuscito a cambiarne l’anima: al di là dei problemi economici, che sono generali, resta aperto il problema delle fasce più povere e degradate», spiega Renato Bergamin, che di Urban 2 è stato il responsabile dei progetti sociali. Nelle case popolari del quartiere è stato promosso il «progetto cortili», ma molte cose restano da fare, in quei luoghi dove si accumulano problemi e disagi, per cui occorrerebbero soluzioni continuative e maggiori risorse.
 
Per la Cascina Roccafranca è giunto il tempo di uscire dalle proprie mura per andare incontro a chi oggi non è coinvolto dalle sue attività. «È una sfida sulla quale stiamo ragionando, soprattutto per chi si trova in situazioni di disagio», dice Bergamin. Nelle stanze della Cascina l’associazione Terra del Fuoco organizza il doposcuola per i bambini rom del campo nomadi di corso Tazzoli. Da questa esperienza sta nascendo un tentativo di coinvolgimento delle famiglie rom, che sfocerà, il prossimo 6 maggio, in una festa, dentro il campo rom.
Gabriele GUCCIONE
Testo tratto da «La Voce del Popolo» del 29 gennaio 2012