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Domenica della Parola con l’Arcivescovo in Cattedrale

Il 1° ottobre 2017 alle 15.30 in Duomo la celebrazione nel giorno dedicato alla Scrittura con l'invio degli operatori dello Sfop che hanno terminato la formazione
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Domenica 1 ottobre 2017, in comunione con Papa Francesco in visita alla chiesa di Bologna, mons. Cesare Nosiglia ha celebrato, alle 15.30 in Cattedrale, la Domenica della Parola. L’occasione della celebrazione eucaristica con il mandato degli operatori pastorali della Sfop, ricordava l’impegno di tutti i battezzati per la diffusione, la conoscenza e l’approfondimento della Sacra Scrittura. Vale la pena, al proposito, tornare a Evangelii Gaudium, che il Papa ha consegnato alla Chiesa italiana come punto di riferimento per ogni progetto pastorale, per rileggere quei numeri nei quali si invita tutto il popolo di Dio a non temere di annunciare il Vangelo della misericordia.
«La nostra imperfezione», osserva il Papa, «non dev’essere una scusa; al contrario, la missione è uno stimolo costante per non adagiarsi nella mediocrità e per continuare a crescere», attraverso la formazione e l’approfondimento della Parola (121). Ai numeri 174-175, in modo particolare, si ricorda come tutta l’evangelizzazione sia fondata sulla Parola ascoltata, meditata, vissuta, celebrata e testimoniata. «La Sacra Scrittura è fonte dell’evangelizzazione. Pertanto, bisogna formarsi continuamente all’ascolto della Parola. È indispensabile che la Parola di Dio diventi sempre più il cuore di ogni attività ecclesiale» (174).

Al primo posto, sta la Parola di Dio ascoltata e celebrata, soprattutto nell’Eucaristia: la lunga riflessione che Papa Francesco dedica all’omelia non è priva di consigli molto pratici, perché la parola predicata possa davvero alimentare e rafforzare interiormente i cristiani. Tra questi consigli ne ricordiamo uno, in un tempo nel quale non mancano lamentele su questo importante ministero: «Che cosa buona che sacerdoti, diaconi e laici si riuniscano periodicamente per trovare insieme gli strumenti che rendono più attraente la predicazione!» (159).

È un invito per i fedeli a non isolare i propri pastori in questo difficile compito, e per i pastori a non isolarsi in una certezza autoreferenziale di sapere già tutto e di non avere bisogno di nessun consiglio. Alla parola liturgica segue, nella riflessione di EG, la parola studiata: «Lo studio della Sacra Scrittura dev’essere una porta aperta a tutti i credenti. L’evangelizzazione richiede la familiarità con la Parola di Dio e questo esige che le diocesi, le parrocchie e tutte le aggregazioni cattoliche propongano uno studio serio e perseverante della Bibbia, come pure ne promuovano la lettura orante personale e comunitaria» (175).

Può essere questa l’occasione di recensire e rafforzare i luoghi dello studio delle Scritture, nelle facoltà teologiche, e nelle diverse proposte delle associazioni, dei movimenti, delle unità pastorali. Le nostre comunità hanno spesso investito molto sulla lettura orante e comunitaria, nella forma dei Vangeli nelle case o in altre forme simili. Tutto questo va rilanciato, senza però escludere l’importanza di uno studio serio delle Scritture, non immediatamente preoccupato di trarne riflessioni di tipo etico e spirituale. Infine, il riferimento alla lettura orante della Parola ricorda l’impegno delle comunità a promuovere il gusto e il metodo della lectio divina personale, nelle forme più accessibili a tutti i battezzati.

Nella forma della lectio divina potremmo finalmente intravedere i diversi livelli da articolare per accostare la Parola. Alla Parola letta e compresa nel suo senso letterale e spirituale attraverso lo studio teologico e la catechesi, segue la Parola meditata nella lectio divina, per giungere alla Parola pregata nella liturgia e alla Parola contemplata nella condivisione e nell’illuminazione che sgorga dalla vita. Molto è stato fatto in questi decenni nel campo dell’apostolato biblico, ma ci si può chiedere quanto ancora resti da compiere perché lo studio della sacra Scrittura sia davvero una porta aperta a tutti i credenti, e perché la nostra diocesi e le nostre comunità non facciano mancare strumenti per promuoverne la lettura orante, personale e comunitaria.

don Paolo TOMATIS
 
Quarantacinque i laici che ricevono il mandato Sfop
Quest’anno il 1° ottobre alle 15.30, in Cattedrale la celebrazione del Mandato degli Operatori pastorali che hanno concluso il percorso biennale (2015-2017), è coincisa con «la Domenica della Parola» evento voluto da Papa Francesco per rinnovare l’impegno a diffondere, conoscere ed approfondire la Scrittura. Una opportunità assai significativa che esprime ancora meglio di ogni altra, lo stretto rapporto che c’è fra la Parola delle Scritture e l’agire pastorale; prima ancora, tra la Parola e la vita spirituale di ogni operatore pastorale (ministro ordinato o laico) e delle comunità.

Mentre la Chiesa torinese invia – tramite il suo vescovo, i laici che hanno concluso il loro percorso formativo diocesana (Sfop) – con la celebrazione della Parola si richiama a tutti il riferimento base che dà significato e orienta la missione della Chiesa: vivere e raccontare a tutti la Parola. La coincidenza dunque, non esprime solo un evento felice, ma offre un intenso stimolo ad «andare», a «uscire», a diventare «missionari della Parola». In tale contesto liturgico sono stati 45 (20 maschi e 25 femmine) i laici che hanno ricevuto il Mandato. Il maggior numero tra loro (26) proviene dalle comunità del distretto pastorale Sud-Est; segue il distretto nord (10). Torino città ha espresso un solo Operatore. I rimanenti sono stati inviati da Noi Torino (5) ossia dall’associazione di riferimento per gli Oratori diocesani, dall’Ufficio diocesano Giovani (2) e dalla Pastorale Universitaria (1).

L’impegno affidato loro – concordemente fra parroci, Moderatori e Vicario Episcopale territoriale di competenza – riguarda gli ambiti della catechesi (14), dei giovani (11), della famiglia (5), liturgico (3), caritativo (3). La novità di quest’anno è che 8 operatori saranno attivi nell’ambito del sociale e 1 nella Pastorale Universitaria. A rendere ancora più significativa e gioiosa questa doppia celebrazione, sono stati, certamente, i parroci, i Moderatori delle Unità Pastorali, i fedeli della comunità da cui provengono gli Operatori pastorali, i componenti (diaconi permanenti e laici) dell’équipe educativa con cui hanno condiviso il cammino, che hanno voluto partecipare di presenza. A tutti va il ringraziamento più sincero e cordiale della Chiesa torinese.

don Giovanni VILLATA
 
(testi tratti da «La Voce E il Tempo» del 1° ottobre 2017)