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EDITORIALE. San Mauro cresce nell’Unità

Vivace impegno dei laici per l’animazione della vasta cittadina - Due sacerdoti, un diacono, cinque comunità religiose
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Il vecchio centro di San Mauro è il borgo di pescatori sulla riva destra del Po. Ma ormai da molti anni la città si è allargata sulla sponda sinistra, fino a confondersi coi sobborghi torinesi di Barca e Bertolla. Una comunità compatta e abbastanza omogenea, che partecipa con attenzione alla vita civica. Un po’ isolati (e meno partecipi) rimangono, soltanto, i residenti delle grandi ville sulla collina alta, verso Superga e Baldissero, dove vivono benestanti vecchi e nuovi, che fanno riferimento più a Torino, a Milano o a Parigi che a San Mauro. Qui, nella collina alta, viveva Vittorio Valletta.
 
I 20 mila abitanti di San Mauro sono invece, per la gran parte, residenti di lunga data che hanno messo radici: i figli e i nipoti, se appena possono, cercano casa in San Mauro, o stanno a vivere con genitori o nonni nelle tante villette verso la collina o oltre Po. Anche per questo il mercato degli affitti ha raggiunto prezzi altissimi, quasi impossibili per famiglie giovani o studenti. Così si accentua il «pendolarismo» con la vicina Torino, che coinvolge quasi tutte le famiglie. E anche per questo l’edilizia residenziale rappresenta una componente importante nella vita cittadina: intorno alle imprese di costruzione ruota molta dell’occupazione locale (con abbondante ricorso alla manodopera straniera, ovviamente); e la vita amministrativa della città è stata segnata, in più occasioni in passato, da conflitti anche forti collegati alle scelte in campo urbanistico. Un problema, naturalmente, che non è solo di San Mauro: dalla fine della guerra e dall’espansione delle fabbriche l’intera cintura torinese ha conosciuto crescite e declini tumultuosi, che per altro sono anche il segno di uno sviluppo prima sconosciuto.
 
A San Mauro si ritrovano oggi due forti comunità di immigrati delle prime generazioni: quella pugliese di Orsara di Puglia nel centro storico, e quella veneta in Oltre Po. I pugliesi hanno coltivato molto il senso della propria identità, anche religiosa: così la città sul Po festeggia San Michele Arcangelo, il cui culto è particolarmente vivo sul Gargano, e celebra qui le feste popolari tipiche della Puglia.
 
Non solo edilizia, comunque: nel territorio del Comune ci sono ancora diverse aziende agricole e un tessuto di imprese piccole e medie, in genere a conduzione familiare, che assicurano reddito alla gran parte delle famiglie. Pure qui, tuttavia, la crisi colpisce e i poveri sono in aumento: le difficoltà maggiori si registrano nei quartieri di case popolari dalla parte di Sambuy. In questi ultimi mesi le strutture caritative delle parrocchie hanno visto salire da 20 a 80 le famiglie che vengono ogni mese a ritirare il «pacco» degli aiuti; altri ricevono sussidi in denaro per le bollette.
 
La Caritas è uno dei «passi compiuti» dell’Unità pastorale 29: nelle 4 parrocchie il lavoro è organizzato in modo unitario, incentrato sulla formazione e l’animazione della carità (cioè propriamente i compiti specifici di Caritas), mentre la gestione delle attività pratiche è rimasto alle Conferenze di San Vincenzo. È una differenza importante: perché in molte altre comunità della diocesi la nuova etichetta «Caritas» ha finito per inglobare anche le attività, senza privilegiare come si dovrebbe il lavoro di formazione e animazione.
 
L’Unità pastorale di San Mauro, per altro, è stata una delle prime a partire con un’équipe di preti completamente nuova: due sacerdoti giovani, a cui è stata affidata la cura delle 4 parrocchie e il compito di coordinare insieme tutte le attività. A 5 anni dall’avvio il bilancio è sicuramente positivo perché, oltre alla Caritas, le attività comuni delle parrocchie riguarda anche tutte le altre iniziative di formazione (per i catechisti, gli animatori dei corsi di preparazione di preparazione al matrimonio e quelli della pastorale giovanile).
 
Ciascuna parrocchia gestisce poi direttamente le attività. A sostenere i due parroci c’è il parroco emerito di Sant’Anna, rimasto a vivere in canonica e che contribuisce attivamente alla pastorale; e ci sono anche importanti presenze di religiosi, come i Chierici Somaschi di Villa Speranza: uno di loro è a servizio dell’Unità pastorale come «viceparroco» per tutte le 4 parrocchie. Ci sono inoltre i Gesuiti di Villa Santa Croce, più impegnati però nella loro attività specifica di accoglienza per la spiritualità. E ci sono le 3 comunità di religiose, che lavorano insieme a servizio delle parrocchie. Ogni giovedì i preti, i religiosi e il diacono permanente si ritrovano a mangiare insieme e a programmare le attività; i due parroci vivono insieme e hanno momenti di preghiera comune.
 
La partecipazione alla vita delle comunità è buona (con una frequenza alle Messe festive che supera il 10%), così come sono forti i legami di corresponsabilità e solidarietà, che mantengono vive le tradizioni dell’antico borgo. Gli oratori costituiscono un punto di riferimento per i giovani. Ci sono infatti tre gruppi per l’età delle superiori e due per chi ha più di vent’anni. Molti di quelli che abbandonano dopo la Cresima rimangono in contatto con i coetanei, partecipano ai campi estivi (le parrocchie hanno una casa a Oulx e una a Pialpetta) o si fanno vivi nei momenti di festa. Un gruppo più ristretto partecipa alle impegnative proposte del «mese comunitario», nella Casa dell’Immacolata presso l’antica parrocchia di S. Maria di Pulcherada (si veda il servizio dedicato ai giovani in queste stesse pagine).
 
I lettori della «Voce» conoscono assai bene, per altro, la comunità di San Mauro che è stata fra le prime, 3 anni fa, a portare il proprio giornale «Testata d’angolo» sulle pagine del settimanale diocesano: 8 mila copie del nostro giornale raggiungono tutte le famiglie della città, e contribuiscono a fornire informazioni sulla vita della Chiesa ma anche a tener viva la presenza e il dibattito nella comunità civile.
Marco BONATTI
Testo tratto da «La Voce del Popolo» dell’8 gennaio 2012