Fuori dalla città si cerca la pace

Quando la città si spegne e la campagna di avvolge, nel crocevia di strade che fanno da cornice al capoluogo, si intraprende un viaggio nelle campagne oltre le barriere e i rumori della metropoli. Andando oltre Torino si incrociano, paesi, territori, storici e più recenti, all’interno dei quali vivono comunità significative di persone che fanno parte di quell’area metropolitana che sarà costituita a breve. Andando oltre si raggiungono luoghi e cittadine della Chiesa torinese di antica tradizioni o di più recente insediamento. Siamo a Bruino, Piossasco e Volvera, tre comuni, centri urbani diversi tra loro per composizione sociale e sviluppo storico uniti nella Unità Pastorale 41.
 
Si tratta di un territorio di confine, con le diocesi di Pinerolo e altre Unità Pastorali che fanno riferimento a centri importanti come Rivalta Torinese e Orbassano. Le tre comunità di Piossasco, Bruino e Volvera sono distinte tra loro, differenze di sviluppo urbanistico e contesto sociale. Le comunità ecclesiali avvertono la necessità di una maggiore aggregazione nel loro ambiente e in riferimento all’Unità pastorale, integrazione non semplice, riflettono i parroci.
 
Spesso si tratta di centri che si sono sviluppati profondamente negli ultimi decenni con l’espansione del sistema industriale dell’indotto della grande fabbrica pur conservando una loro dimensione rurale e che, salvo un nucleo di persone e famiglie che sono da generazioni nei borghi, i nuovi residenti sono solo di fatto parte di un vissuto civico reale. Bruino, pur essendo più chiusa e divisa, in tanti piccoli borghi, villette a schiera e quartieri più popolari, propone un percorso di “prossimità” cristiana che non si limiti al cammino di iniziazione cristiana e sacramentale ma che possa continuare oltre per costruire una realtà nella quale la chiesa è protagonista discreta e coraggiosa. Volvera è al centro di un distretto che fu di grande espansione industriale.
 
Punto di incontro tra le crisi della Indesit e della Fiat, travolta dal gelo di commesse dell’indotto, cerca di conservare uno spirito giovane e accogliente sfondandosi di risalire dalla crisi, con proposte diversificate rispetto ad un indotto che non può soltanto guardare alla fornitura alla grande fabbrica torinese che è diventata globale. I problemi non mancano ma Volvera vuole riconquistare una sua dimensione in campo economico e sociale. La particolarità ci racconta il parroco è il saldo positivo delle nascite rispetto alle sepolture, un segnale di speranza e fiducia. Di antica tradizione comunale e civica, sociale e spirituale la comunità di Piossasco è animata da un antica comunità che è cresciuta negli anni.
 
Per tutti si avverte la necessità di colmare un vuoto nell’approccio relazione. In fondo, convergono i parroci delle tre chiese locali, molti nuclei familiari sono venuti ad abitare in queste zone per cercare una maggiore tranquillità rispetto ai «rumori» della città. Da un lato è un aspetto positivo perché significa che esiste un habitat naturale favorevole, dall’altro però c’è il risvolto negativo, ovvero il chiudersi nel proprio recinto, giardino autoreferenziale e non comprendere come sia arido vivere senza confrontarsi con il prossimo, gli uomini e le donne, i giovani, gli adulti e gli anziani che compongono un tessuto sociale del quale si è parte solo nominalmente, come residenti.
 
Nel centro più grande dell’Unità operano realtà in campo assistenziale, ricreativo, confraternite, gruppi missionari un dedalo di vissuti importanti che la comunità ecclesiale del paese considera risorsa e viatico per la evangelizzazione. A Volvera infine, un mondo giovane e dinamico, è una risorsa per la quale spendere energie e idee per costruire quella città dell’uomo nel quale il richiamo al vangelo e alla Parola non sia una cornice ma il senso vero del vivere.
 
Lo sforzo comune è quello di avviare una pastorale che aiuti le persone ad uscire dal proprio individualismo per sentirti parti un contesto e una comunità.
 
In generale come racconta il moderatore don Massimiliano Arzaroli, si deve fare riferimento ad una partecipazione attiva alla vita della comunità, alla vita sacramentale pari al 10% dell’intera popolazione.
 
Esistono nelle tre realtà motivi di speranza: il buon rapporto con le Istituzioni locali, che si trovano ad affrontare, con poche risorse, l’emergenza «lavoro», e il tessuto dei corpi intermedi sociali ed aggregativi, dello sport, la cultura e naturalmente l’articolata proposta ecclesiale, punti di riferimento per costruire insieme dei percorsi di emancipazione e condivisione sulle strade del mondo, con il vangelo nel cuore espresso nella vita attraverso l’amore per Dio e i fratelli.
Luca ROLANDI
Testo tratto da «La Voce del Popolo» del 2 marzo 2014
 
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