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Giovani e famiglie: una rete che sfida il disagio

Cappelle e piloni segno di una «religiosità diffusa» che è ancora punto di riferimento per le comunità
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Dove sta la vera differenza tra la grande città e i centri della cintura? La qualità dei servizi e le condizioni generali di vita ormai sono simili, anche perché gli standard da rispettare – nazionali ed europei – sono gli stessi per tutti. I disagi del pendolarismo sono compensati da una maggiore facilità di movimento nel tempo libero e dall’accesso più immediato alla natura. Nell’Unità pastorale di Alpignano forse la differenza è questa: le dimensioni ridotte dei centri favoriscono una maggiore conoscenza, e incoraggiano una voglia di incontrarsi e stare insieme che in città è molto più difficile realizzare e che non diventa «visibile» come invece lo è qui. Per questo a Val della Torre come ad Alpignano e a Caselette abbondano le associazioni e vanno fortissimo le feste. Tutte le occasioni sono buone, persino la giornata del cinghiale, che richiama residenti e turisti per trascorrere qualche ora in campagna (e naturalmente mangiare qualcosa di «tipico»)…
 
La voglia di associarsi, in realtà, va oltre le occasioni enogastronomiche e sembra continuare, sia pure in forme diverse, la vita di quelle comunità agricole di una volta, in cui le feste e lo stare insieme erano l’unico intervallo al lavoro duro dei campi o della montagna. Così anche qui, a due passi dalla grande città, ci si prova a riscoprire un «passato» che sembra essere rimasto non solo negli occhi ma anche nel cuore, nelle necessità della gente per vivere. Basta guardare, dicono i preti e i diaconi dell’Unità pastorale, alla cura gelosa con cui la gente delle borgate custodisce e restaura le proprie antiche cappelline, i pilastri devozionali ai crocicchi. Quella «religiosità diffusa», che si alimenta forse più della tradizione che della partecipazione attiva e dell’impegno, rimane il punto di riferimento, il «pavimento» su cui camminano le comunità locali.
 
«Aggregazione» è anche la risposta indiretta alle emergenze sociali che, soprattutto ad Alpignano, sono rilevanti. Negli ultimi decenni l’emigrazione da Torino ha portato qui sia i benestanti delle villette, sia i poveri di varia condizione. I quartieri di edilizia popolare raccolgono oggi persone e famiglie in gravi difficoltà non solo economiche: la dipendenza da droga e alcol, la malattia psichica rappresentano altrettante sfide che non si possono non raccogliere, e che impegnano tutte le energie sia dei servizi sociali pubblici sia delle strutture caritative delle parrocchie (la collaborazione comunque c’è: ora si sta tentando di «mettere in rete» le informazioni, per evitare doppioni e migliorare l’efficacia degli interventi). Ma molto resta da fare, anche perché la crisi economica si fa sentire ancor più violenta in queste fasce di periferia che già da tempo hanno perduto i sogni industriali.
 
Fuori da Alpignano, verso la valle di Susa, dove c’era lo stabilimento Philips ora rimangono in attività un’ottantina di persone, in una zona artigianale e industriale di dimensioni ridotte. Per altro proprio le piccole realtà costituiscono l’ossatura di un’economia locale che, altrimenti, dovrebbe limitarsi al pendolarismo verso Torino. C’è, in realtà, ad Alpignano, una «eccellenza mondiale», come si dice oggi: la Tipografia Tallone, con le sue macchine da stampa e i suoi volumi preziosi che continuano una tradizione secolare di qualità. Ma certo da sola non basta a risolvere la crisi del lavoro; e, altrettanto certamente, non può trasformarsi in una grande stamperia di massa.
 
L’investimento naturale è quello sui giovani: non solo per tenerli lontani dai «pericoli» quanto, piuttosto, per presentare una realtà di vita che non si limiti allo sballo. Ecco allora l’importanza di certe iniziative come quelle della Biblioteca a Caselette, o dell’«Opificio Cruto» ad Alpignano. A Val della Torre è il gruppo teatrale a costituire un punto di riferimento per non «disperdersi». Le parrocchie di Alpignano hanno puntato molto su Estate Ragazzi: da quest’anno potrebbero essere proprio le comunità a ricevere dal Comune l’incarico di una gestione unica del periodo estivo, con 7 settimane di attività a partire dall’11 giugno.
 
È una proposta importante anche perché gli animatori dei servizi estivi sono i giovani delle parrocchie stesse, non dipendenti di cooperative che vengono da fuori. Sempre nel campo degli «investimenti sulle persone» rientra l’attività della Casa estiva a Bar Cenisio (quella che era della parrocchia di Santena), dove nei due mesi si alternano tutti i ragazzi e anche, nei turni di agosto, gli anziani e le famiglie. La Casa è un mattone importante dell’Unità pastorale perché coinvolge anche la gente di Val della Torre e Caselette.
 
Ad Alpignano i giovani si ritrovano anche durante l’anno, ogni martedì pomeriggio e sera: preghiera, attività ricreative, formazione. Quest’anno si sta anche preparando un recital, da rappresentare prima dell’estate. Per quelli che hanno più di 18 anni c’è l’esperienza della Settimana comunitaria, e per tutti c’è l’oratorio, aperto tutto l’anno. Fra le attività dei giovani anche un originale «doposcuola» per insegnare, in parrocchia, l’italiano ai ragazzi stranieri (che qui sono soprattutto rumeni).
 
L’équipe dell’Unità 37 è stata una delle prime a partire e organizzarsi e anche oggi, per territorialità e per competenza, rappresenta un «quadro» abbastanza fedele di tutte le presenze cristiane del territorio. Tuttavia le parrocchie continuano, anche per ragioni di distanza, a gestire buona parte delle attività con le proprie forze. Anche perché Caselette e Val della Torre hanno lo stesso parroco. In comune, da tempo, la pastorale prematrimoniale e l’organizzazione di ritiri e giornate di spiritualità e formazione. Ad Alpignano si sono ridotte le presenze dei religiosi (la Casa dei Missionari della Consolata è ormai destinata soprattutto all’accoglienza di anziani ed ammalati, anche se i religiosi non fanno mancare il proprio contributo, con le Messe e i sacramenti). Rimangono, anche, le «dame missionarie», che sono di supporto ai Missionari della Consolata per le missioni.
Marco BONATTI
Testo tratto da «La Voce del Popolo» del 15 aprile 2012