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Giovani e poveri, sfide nel quartiere dei 3 fiumi

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Il rilancio di Torino Nord dovrebbe passare anche da qui, secondo le promesse e i progetti del Comune. L’Unità pastorale 16 occupa la fascia orientale della zona Nord, condividendo con Barriera di Milano gran parte dei problemi e delle attese. I problemi sono quelli legati soprattutto all’emergenza povertà, che in questa fetta di Torino riguardano non tanto e non solo gli immigrati ma gli italiani, e gli anziani che in gran numero abitano il territorio.
 
L’Unità 16 racchiude situazioni molto diverse tra di loro. Tre delle parrocchie si «affacciano» sulla Dora, nel suo ultimo tratto: S. Nome di Gesù, S. Croce, S. Giulio d’Orta; San Gaetano e San Nicola hanno per confine orientale la confluenza della Dora e del Po, mentre S. Giacomo e S. Grato (Barca-Bertolla) ha ancora le caratteristiche di un borgo a se stante, più «vicino» a San Mauro che alle altre parrocchie cittadine. Nei quartieri di case popolari intorno a piazza Sofia (San Gaetano) come lungo via Reggio (S. Nome) e nella parte sud di Vanchiglietta esistono sacche di vera e propria povertà, ben più antiche della crisi attuale, e radicate nel territorio.
 
L’invecchiamento progressivo dei residenti nei quartieri di edilizia popolare non ha migliorato certo la situazione: anzi, ha tolto risorse perché i giovani, quelli che lavoravano, sono andati a stare altrove, e qui si vive di pensioni minime… A compensare l’invecchiamento degli Italiani ci sono, come in tutta la zona Nord, molte famiglie di immigrati ormai stabilizzate, provenienti soprattutto da Romania, Moldavia, Marocco. E ci sono, naturalmente, i cinesi: che però rimangono «impenetrabili» a ogni contatto esterno.
 
Contro il degrado da povertà le parrocchie combattono da anni, tramite la San Vincenzo, il Volontariato Vincenziano, la Caritas, altre associazioni parrocchiali o progetti come quello del S. Nome, che ha lanciato la proposta di «adottare una famiglia»: i casi di maggiore emergenza vengono presi in carico da chi frequenta la Messa domenicale impegnandosi a versare un contributo regolare, per almeno 6 mesi.
In tutta la vasta area dell’Unità pastorale, che ha al centro il Cimitero monumentale, le attività industriali (e i relativi posti di lavoro) sono in forte declino. Anche alla Barca la zona del Pescarito, polo di interscambio industriale e commerciale collegato alla tangenziale, è interessata da contrazioni delle attività e chiusure.
 
E però, negli stessi quartieri dove si trova la miseria, vi sono anche vaste zone abitate da famiglie «normali», e addirittura rioni di case decisamente più benestanti (è il caso del Lungo Po Antonelli, dove da decenni ormai vivono centinaia di famiglie di professionisti, imprenditori e dirigenti). La Barca, si è detto, fa storia a sé: il quartiere gravita verso San Mauro e ha conservato molte caratteristiche dell’antico borgo: compresa, anche, quella di una solidarietà più vicina e immediata, perché la gente si conosce ed è in grado di intervenire in caso di bisogno. E tuttavia i temi del degrado sono gli stessi, anche più gravi per la presenza dei campi nomadi e delle situazioni «border line» che si trovano in Lungo Stura Lazio…
 
La grande novità del territorio è rappresentata dal polo universitario sorto nell’area dell’ex Gasometro, tra il Lungo Dora e corso Regina: un pezzo importante della «città di domani», dove già ora confluiscono migliaia di giovani e docenti. Ma il riferimento naturale dell’Università rimane verso il centro – Palazzo Nuovo, il Rettorato – e l’impatto sul quartiere per ora è modesto, anche se le attività commerciali e i servizi cominciano a risentire qualche beneficio dai «nuovi arrivati».
 
I gruppi caritativi delle parrocchie sono quelli che maggiormente hanno il polso della situazione nei quartieri. L’allarme che essi riportano ai preti e alle comunità è forse il segnale più esplicito del disagio: anche perché allarme e disagio appaiono, oggi, privi di risposte possibili – come se dal tunnel della crisi non si riuscisse più ad uscire, o non ci fossero più energie e risorse per progettare un futuro diverso da questo «invecchiare». Per altro proprio le parrocchie sono in prima fila nel contrastare questo declino – demografico, economico, sociale – investendo sui giovani e sui ragazzi. Nell’Unità pastorale ha preso a funzionare la commissione Giovani, che punta a organizzare la formazione degli animatori con una serie di incontri, mirati, ritiri, momenti di preghiera. Le difficoltà a coordinarsi su tutte le attività nascono anche dalle distanze e dalle differenti realtà dei vari quartieri.
 
In tutte le comunità funziona l’oratorio e molto si punta sulle attività di Estate Ragazzi e la formazione degli animatori, così come sulla catechesi in cui vengono coinvolte per quanto possibile le famiglie stesse, in modo da avviare un «circolo virtuoso» che, oltre la celebrazione dei sacramenti, possa accompagnare gli adulti verso una partecipazione più responsabile alla vita della comunità. A San Giulio d’Orta la catechesi è condotta col metodo biblico-simbolico, e sembra dare buoni risultati soprattutto in termini di coinvolgimento anche degli adulti, che entrano in crisi quando si accorgono di non saper rispondere alle domande dei propri figli… Alla Barca i ritiri con genitori e padrini prima della celebrazione delle Comunioni e delle Cresime sono un momento che aiuta a comprendere meglio il significato, e lo stile, di quanto accade in chiesa. La risposta di alcuni gruppi biblici e di lettura del Vangelo sembra incoraggiante, anche se i «numeri» sono piccoli (per altro la frequenza alla Messa domenicale è intorno all’8%, in linea con la media della città).
 
Nelle zone dove i problemi della crisi sono leggermente meno sentiti le attività si incentrano sulla partecipazione, soprattutto di anziani e pensionati, come a Santa Croce, dove finalmente ci si prepara a inaugurare la casa «Il Trifoglio», continuazione di quel progetto «Casa della gioia» che ha impegnato per anni l’intero quartiere: una residenza protetta con 200 posti letto, con 100 camere singole e 50 doppie, destinate ad ospitare i residenti anziani in modo che non debbano abbandonare il quartiere. La parrocchia di S. Croce si prepara anche a celebrare il centenario dalla fondazione, mentre San Gaetano festeggerà i 125 anni di vita.
Marco BONATTI
Testo tratto da «La Voce del Popolo» del 17 novembre 2013