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I Caritin di Sant’Abaco dalla Persia al Musinè

Ogni anno il 19 gennaio la festa con la Messa e la distribuzione dei pani benedetti
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Il Santuario di Sant’Abaco è a 535 m s.l.m. sulle prime pendici del monte Musiné, nel comune di Caselette (To). Vi si accede partendo dalla località «i Crot» (chiesetta di san Rocco) e percorrendo un viale alberato (viale Sant’Abaco appunto) che arriva al campo sportivo comunale, da dove si imbocca la strada acciottolata che, scandita dal susseguirsi delle stazioni della Via Crucis, si inerpica sul fianco della montagna per circa 1 km. Arrivati sull’ampio piazzale antistante il santuario, non si può che apprezzare la bellezza del luogo e del panorama che nelle giornate limpide spazia dal Torinese alla valle di Susa, culminando con l’austera imponenza della Sacra di San Michele.
 
Le origini di questo luogo di culto non sono note. Le prime notizie provengono da un documento del 1769 che ne fa risalire la presenza al 1551, anche se dalle pur scarne notizie si può dedurre che esistesse già sul luogo o poco distante una piccola cappella dedicata al culto. Vi si venerano i santi Mario, Marta, Audiface e Abaco, famiglia che storia frammista a leggenda vuole provenienti dalla Persia in pellegrinaggio a Roma agli albori della cristianità e martiri sulla via Cornelia probabilmente sotto l’imperatore Diocleziano.
 
Su come le reliquie di Sant’Abaco siano giunte fino a noi e vengano venerate nel santuario vi è molta incertezza; molto probabilmente ciò è da attribuire ai monaci novalecensi, che nel Medioevo diedero notevole impulso alla venerazione e alla diffusione delle reliquie dei santi nella zona, grazie anche ad una loro dipendenza presso l’odierno «castello di Camerletto», situato nelle zona occidentale del comune di Caselette.
 
Dal Settecento in poi la documentazione sul santuario è ben dettagliata grazie agli archivi parrocchiali caselettesi ed in particolare ad alcuni parroci che mostrarono notevoli attenzioni all’organizzazione della vita religiosa della comunità e anche alle le attività riguardanti il santuario. Con certezza si sa anche che fin dagli inizi del XVIII secolo compaiono accanto ai parroci i Priori e le Priore, figure laiche (inizialmente con cariche pluriennali e da circa metà ‘800 con incarico annuale), che si occuperanno fino ai giorni nostri di tutte le attività riguardanti il santuario: festività, ricorrenze, manutenzioni e, non ultimo, dell’aspetto devozionale e di immagine, non soltanto a Caselette ma anche nelle comunità circostanti che in occasione delle festività sono rappresentate da una gran percentuale di fedeli.
 
È caratteristica peculiare di questo luogo di preghiera e fede l’essere frequentato da pellegrini provenienti da luoghi anche molto distanti dalla nostra comunità, forse perché passaggio obbligato per la grande croce monumentale che da più di cent’anni troneggia in vetta al Musiné, altro luogo e simbolo molto caro ai caselettesi.
Le ricorrenze annuali al santuario gravitano attorno alla data del 19 gennaio (Sant’Abaco) iniziando addirittura nel giorno dell’Epifania con la benedizione del «Pane» («Le Carità») che nei giorni successivi i Priori porteranno in ogni famiglia, invitando così tutti i caselettesi alle celebrazioni liturgiche ed alla festa comunitaria al santuario che si svolge il sabato precedente il 19 gennaio. In questo giorno è usanza (grazie soprattutto alle generose offerte dei fedeli) offrire da parte dei Priori e delle Priore un piacevole ristoro con panini, vin brulé e cioccolata.
 
Fino a qualche decennio fa un enorme falò veniva acceso presso il santuario all’imbrunire, subito seguito da fuochi d’artificio e dalla suggestiva e partecipatissima fiaccolata che dal santuario giungeva fino in paese. Oggi purtroppo rigidi regolamenti riguardanti la prevenzione degli incendi boschivi (pienamente giustificati), hanno causato qualche ridimensionamento delle attività sopracitate; comunque la fiaccolata, salvo casi eccezionali, ha ancora il suo regolare svolgimento.
 
La parte più importante dei festeggiamenti è costituita dalle solenni celebrazioni liturgiche che hanno luogo oltre che il 19 gennaio anche la domenica prima e quella successiva a tale data. Tutte le Messe, molto partecipate e in genere animate dalla corale parrocchiale, si concludono con la distribuzione da parte dei Priori del pane benedetto («I Caritin») che in genere viene consumato subito dai fedeli come atto devozionale verso i Santi Martiri. È tradizione che la Messa del 19 gennaio, nella quale viene esposta la reliquia e data la possibilità ai fedeli di venerarla, venga concelebrata da tutti i parroci della zona, a testimonianza dell’attrazione devozionale del santuario verso tutte le altre comunità.
 
Su «Sant’Abaco», il santuario di Caselette che da secoli «vigila» dalle pendici del Monte Musiné, si potrebbero scrivere libri, fatti da veri e straordinari esempi di fede che ancora oggi attraverso la ricca collezione di ex-voto di tutte le epoche testimoniano tutta la carica devozionale che questo sacro luogo rappresenta per i caselettesi. Come Priore non posso che ringraziare per questo spazio che ci è stato gentilmente concesso all’interno della testata diocesana e oltre alla Priora, Marina, che mi accompagna in questo impegnativo ma piacevole incarico, ringraziare tutti coloro che con contributi materiali e morali hanno permesso nel corso dei secoli che questo patrimonio di fede, devozione e spiritualità così prezioso giungesse integro fino a noi.
Beppe FORNERO
Testo tratto da «La Voce del Popolo» del 15 aprile 2012