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Il Duomo riferimento per la citta’: la tradizione e l’attenzione ai lontani

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Una comunità ricca di sfaccettature, di gruppi e attività, una comunità «storica», ancorata alle tradizioni, ma anche pronta ad accoglier le nuove sfide. È la parrocchia Santa Maria della Scala comunemente chiamata il Duomo. Comunità che da poco più di un anno è affidata alla cura di don Domenico Cavaglià. «Per una comunità così ampia e ricca di attività un anno è ancora poco – racconta don Domenico – per avere il polso della situazione. Sicuramente si tratta di una comunità dove il ruolo dei laici è prezioso, dove la collaborazione l’ho sperimentata positivamente sin dall’inizio». Se il duomo è una chiesa di «passaggio» dove chi arriva a Chieri per recarsi all’ospedale, agli uffici municipali spesso sosta in preghiera, non «bisogna dimenticare – sottolinea il parroco – che oggi si verifica un progressivo allontanamento dalla Chiesa.

Non basta avere i numeri perché c’è passaggio di gente, perché il duomo è punto di riferimento per i chieresi, ma bisogna iniziare ad interrogarsi su chi non frequenta più, chi non è più coinvolto e su questo dobbiamo ancora fare strada». Uno slancio ad aprirsi dunque auspicato anche dalla visita pastorale preparata in questi mesi. «C’è molta attesa – prosegue – nei gruppi si aspettano le giornate degli incontri, anche se già la nostra comunità sta vivendo un momento particolare con l’avvio del bicentenario della nascita di don Bosco, essendo la nostra chiesa meta di tanti gruppi di salesiani e avendo già vissuto con grande partecipazione il passaggio dell’urna del santo». Nel duomo di Chieri infatti san Giovanni Bosco ancora studente, si recava ogni mattina e ogni sera a pregare la Madonna delle Grazie, e, sempre lì, preparava al corso di latino il sacrestano Carlo Palazzolo, che desiderava diventare sacerdote.

Durante gli anni del seminario continuò a frequentare il Duomo per le funzioni e per il catechismo ai giovani, mentre presso l’altare della Madonna delle Grazie, il 9 giugno 1841 celebrerà la sua quarta messa. I festeggiamenti salesiani richiamano per la comunità anche l’importanza di fare effettiva rete con le presenze del territorio. «Abbiamo una significativa presenza di congregazioni religiose – aggiunge – la nostra sfida è quella di riuscire a collaborare senza disperderci. Tante e positive sono le proposte offerte, ma è importante conservare quel senso di comunità parrocchiale che valorizza i diversi carismi. Soprattutto guardando ai giovani una sfida che la comunità sta portando avanti è quella di consolidare una positiva realtà giovanile attiva nella parrocchia.

Realtà giovanile che attende dall’incontro con mons. Nosiglia incoraggiamento a proseguire, a non smettere di incontrarsi, di formarsi…». Incoraggiamento auspicato anche per la positiva realtà caritativa che caratterizza la comunità parrocchiale del duomo con molti gruppi che cercano di far fronte alle crescenti difficoltà delle famiglie. «Su questo fronte – conclude – poco conosciuto è il problema delle case popolari di via Monti con la chiesa succursale di San Francesco. È una realtà difficile che ci interpella: ci sono famiglie rom e italiane in condizioni di grave povertà e la convivenza non è facile. Attendiamo dal nostro Vescovo così attento alle problematiche sociali, alle situazioni di povertà e disagio un incoraggiamento a proseguire a non trascurare questa situazione».

Collaborazione con il territorio, impegno nell’annuncio e nel coinvolgimento di chi si allontana, giovani e poveri sono dunque alcune delle sfide del duomo, sfide che possono contare su una consolidata tradizione ma che richiedono anche la capacità di innovare e quell’incoraggiamento che dalla Visita pastorale i tanti gruppi attendono con fiducia.

Federica BELLO

Testo tratto da «La Voce del Popolo» del 15 febbraio 2015