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Il «nostro» battistero capolavoro rinascimentale

L'opera conservata al Museo diocesano di Torino
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La storia di questo eccezionale elemento di scultura rinascimentale è singolare: dopo essere stato usato per quasi tre secoli e mezzo come fonte battesimale nella cattedrale di Torino, alla metà dell’800 è stato alienato a favore della Piccola Casa della Divina Provvidenza – Cottolengo di Torino e sostituito con un nuovo battistero conforme al gusto neoclassico allora imperante. Ultimamente è stato gentilmente concesso in prestito, restaurato e collocato nel Museo diocesano in posizione preminente.
 
L’opera, realizzata in marmo bianco di Foresto (una frazione di Bussoleno in Val Susa), è un capolavoro di scultura rinascimentale. La forma del fonte è elegante e gli elementi che lo compongono sono quelli tradizionali: una solida base, un fusto che regge la tazza per l’acqua battesimale benedetta la notte di Pasqua. Sulla gola della base triangolare, dai lati leggermente concavi, lo scultore ha ricavato decorazioni con motivi floreali. Sul rocco di colonna che sostiene la tazza è esibita, con grande perizia, una decorazione desunta dal repertorio della scultura rinascimentale: foglie di acanto, anfore che traboccano di frutti, girali di foglie, mascheroni e bucrani. Su tutto questo regna sovrano lo stemma dei della Rovere.
 
Nell’interno la vasca presenta un rialzo cilindrico che reggeva una statua del Battista o del Cristo risorto. Sul bordo compaiono i segni del lungo travaglio cui fu sottoposto il fonte: si possono notare ancora oggi gli agganci della grande copertura lignea (conopeo) che copriva il fonte e che fu messa in opera in seguito a disposizioni successive al concilio di Trento e all’interno della vasca sono ancora evidenti le scanalature che bloccavano i divisori che separavano l’acqua che cadeva dalla testa del neonato da quella che non ancora usata.
 
L’esecuzione di questa monumentale opera di scultura si deve far risalire agli anni tra la fine del ‘400 e l’inizio del ‘500. Sul bordo interno della vasca, durante i restauri, la luce radente ha evidenziato una data graffita nel marmo: «A.D. MDIII» (l’anno del Signore 1503). Si può forse trattare della data di esecuzione oppure di quella della sua collocazione. Le maestranze che, con tutta probabilità, l’hanno scolpito sono le stesse, provenienti dalla Toscana, che hanno realizzato le tante opere figurative sia all’esterno (i tre portali) che all’interno della cattedrale. Difatti le due acquasantiere, pure loro in marmo bianco di Foresto, recano una decorazione molto vicina a quella del nostro fonte; una però supporta una vasca che certamente è in marmo greco recuperato da qualche fabbrica di epoca romana.
Natale MAFFIOLI
Testo tratto da «La Voce del Popolo» del 7 aprile 2013