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Italiaonline come Embraco e Comital: mons. Nosiglia parla di cinismo e disumanità

L’Arcivescovo invia saluto di solidarietà ai lavoratori di Italiaonline riuniti a Torino il 12 marzo 2018
Protesta dei lavoratori di Italiaonline davanti alla sede di corso Mortara a inizio marzo 2018
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Di seguito e in allegato il saluto che l’arcivescovo di Torino, mons. Cesare Nosiglia, ha inviato lunedì 12 marzo alla riunione dei lavoratori di Italiaonline, accomunando la loro esperienza a quelle dei dipendenti Embraco, Comital e altre aziende nell’area torinese.

«Cari lavoratori,

grazie per l’invito a partecipare alla vostra assemblea sul futuro del vostro lavoro e dell’azienda per cui prestate servizio. Purtroppo, impegni inderogabili mi obbligano a rivolgervi un saluto e augurio all’inizio dell’incontro.

Ricordo che alcuni anni fa venni a celebrare la Messa per Natale alla Seat – Pagine Gialle. Fu un momento bello e carico di speranza, anche se già allora venni informato delle varie manovre finanziarie che mettevano a rischio il patrimonio commerciale e aziendale costituito negli anni precedenti. Ora i problemi sono ancora più difficili. In questi giorni ho seguito con apprensione le vicende relative alla vostra situazione, che vede il rischio concreto di dimezzamento dei posti di lavoro e il trasferimento di una quota rilevante di persone in un’altra sede. Comprendo e sono pienamente solidale con le vostre legittime ragioni nell’opporvi a queste decisioni.

Non si tratta solamente di difendere la sopravvivenza economica o il relativo benessere acquisito con il lavoro. Nel nostro territorio si sta giocando una “partita” ancor più importante e drammatica sul significato che il lavoro ha nel contesto della società intera; e sul senso di quel “bene comune” su cui la vita associata si fonda. Non è possibile continuare a decidere che i profitti del lavoro e dell’impresa siano privati, mentre le perdite e le conseguenze sociali della disoccupazione e di scelte, che derivano da esclusive ragioni di guadagno economico, non considerino i diritti e le giuste esigenze di chi lavora. Questo metodo è cinico e disumano; e produce ingiustizia, assistenzialismo, disagio sociale e gravi conseguenze di sofferenza per i lavoratori e le loro famiglie. La dottrina sociale della Chiesa e tutto l’insegnamento di Papa Francesco ci ricordano che la responsabilità sociale è di tutti e non può essere delegata o elusa in nome del profitto di pochi. È inaccettabile che questa sia la sola logica che condiziona e determina la vita di tanti lavoratori e delle loro famiglie.

L’intero nostro territorio, ormai da molti anni, è coinvolto in questi problemi drammatici. Voi sapete bene delle situazioni analoghe nell’area torinese, da Embraco a Comital ad altre ancora. Apprezzo molto che enti locali e forze sociali si stiano impegnando, ai vari livelli, per cercare soluzioni e mi auguro che questo, insieme alla vostra lotta e determinazione, possa ottenere dei risultati positivi. La solidarietà di tutti è certamente un valore fondamentale e spesso un “metodo” vincente. Oggi più che mai le classi dirigenti e coloro che hanno ruoli di responsabilità (imprenditori, istituzioni, sindacati) hanno il compito di ricostruire concrete prospettive del futuro per il lavoro, che siano capaci di contemplare insieme sviluppo economico ed equità sociale.

Cari amici, come Vescovo non ho – e non è del resto mio compito indicarne – soluzioni per risolvere questa situazione, ma vi assicuro l’impegno a sostenere le vostre giuste rivendicazioni in tutti quegli ambienti civili e sociali in cui è necessario. Seguirò la vicenda attentamente e con una costante preghiera, perché il Signore vi tenga sempre uniti e decisi nell’affrontare via via i vari problemi che si porranno. Vi invito a tenere i contatti con l’Ufficio diocesano di pastorale sociale e del lavoro, che potrà informarmi passo passo dell’evolversi della situazione. Sarò lieto, però, se una delegazione di voi lavoratori e lavoratrici desidera parlarmi, fissare in un apposito incontro, che potremo decidere insieme. Buona mattinata dunque e arrivederci.

mons. Cesare Nosiglia

Arcivescovo di Torino»