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La devozione a Maria “ricchezza” del chierese

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È iniziato in una grotta l’anno mariano di Chieri: mercoledì 11 febbraio, nella cappella dedicata alla Vergine di Lourdes, nella chiesa di San Filippo, per tutto il giorno si sono susseguite funzioni. Tra esse, a mezzogiorno, la «Supplica a Maria», a nome della città. È un dato di fede che è quasi un dato di fatto: quando la città chiama, la Madonna risponde. Così, nell’arco dell’anno, in più occasioni i chieresi si ritrovano per venerare la Madre cui, di volta in volta, si rivolgono con differenti appellativi: Consolata, Ausiliatrice, delle Grazie. Proprio alla Madonna delle Grazie verrebbe da pensare quando si vuol dare una data alla devozione chierese alla Madonna: e dunque 1630, quando la città si votò a Maria perché la salvasse dall’epidemia di peste.

Ma la devozione della città a Maria è assai anteriore. Nel 1037 il vescovo di Torino Landolfo annota d’aver fatto costruire «una chiesa in onore della santa genitrice Maria»: sorgeva sullo stesso sito della successiva chiesa gotica intitolata a Santa Maria della Scala, per i chieresi semplicemente «il duomo». Ma ha un’antica storia anche l’affresco della «Madonna del latte», sul primo pilone a sinistra entrando nella chiesa di San Domenico. È d’epoca medievale: la leggenda racconta che l’immagine della Vergine fu colpita al collo dalla spada di un eretico, e dalla ferita sgorgò sangue. Alla sacra effige sono particolarmente legate le madri chieresi: sia quelle che attendono, sia quelle che hanno appena avuto un bambino. Ed è miracoloso anche l’affresco quattrocentesco dell’Annunciazione, nella chiesa dell’Annunziata, di fronte al quale nel 1651 avvenne il «miracolo del mutolo»: un giovane garzone, muto dalla nascita, riacquistò la voce.

La Madonna delle Grazie è la patrona della città: a lei è dedicata la festa che cade il secondo lunedì di settembre. In ogni anno multiplo di cinque, e dunque anche nel 2015, alla festa si aggiunge la processione per le vie del centro. La statua seicentesca viene rivestita con paramenti preziosi, ornata con i «dorin» (ornamenti d’oro donati dalle famiglie chieresi), issata su un carro decorato e accompagnata in un corteo cui partecipano migliaia di persone, anche dai paesi vicini. Da notare che, lungo il percorso, si notano sui muri delle case numerose immagini della Madonna: secondo la tradizione sono ex voto sulle case di chi, nel 1630, per la particolare devozione alla Vergine ebbe la famiglia risparmiata dalla peste. Nell’arco dell’anno ci sono poi altre due processioni in onore della Madonna. Una è quella della Consolata, patrona della parrocchia di San Giorgio.

L’altra è quella di Maria Ausiliatrice, legata alla storica presenza salesiana. L’accenno ai salesiani fa ricordare la consistente presenza di ordini religiosi, nell’arco di secoli. Ogni famiglia religiosa ha costruito la sua chiesa: ma tra i tanti edifici sacri della città molti sono quelli intitolati alla Vergine, tanto da esserci addirittura dei «doppi». È il caso del Duomo e della Madonna di Scalero (in via Nostra Signora della Scala), del santuario dell’Annunziata e della chiesetta dell’Annunziata che fa parte della casa di riposo «Orfanelle», cui si aggiungono la chiesa di Santa Maria della Pace e, in periferia, la cappella di Santa Maria «di Balermo» (trasformazione dialettale dell’appellativo «di Bethlem»).

Enrico BASSIGNANA

Testo tratto da «La Voce del Popolo» del 15 febbraio 2015