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«La Parola di Dio deve fare la sua corsa più nei mercati che nelle chiese»

L'invito-provocazione del nuovo Arcivescovo nell'omelia per il suo ingresso in Diocesi
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«La Parola di Dio deve fare la sua corsa più nei mercati che nelle chiese». Con questa provocazione di San Giovanni Crisostomo il nuovo Arcivescovo, mons. Cesare Nosiglia, ha accolto i fedeli riuniti in piazza San Giovanni e in Duomo per partecipare alla celebrazione di inizio del suo ministero a Torino domenica 21 novembre.
 
«Perché il mondo creda», ha spiegato, «non dobbiamo soltanto parlare di Cristo, ma farlo vedere presente e operante oggi nella comunità credente. E questo interpella anzitutto la nostra unità e fraternità. In una società dove prevalgono i “non luoghi” che offrono servizi anche efficienti, ma privi di calore umano, e dove sta crescendo l’incomunicabilità tra coloro che pure si incontrano o vivono insieme nello stesso ambiente di casa o di lavoro o di tempo libero, è necessario che le comunità cristiane promuovano la cura delle relazioni tra le persone e le famiglie, uno stile di accoglienza e di fraternità verso tutti, senza preclusioni».
 
E ha aggiunto: «Questo della nostra santità è di gran lunga il problema più serio e urgente, che ci deve inquietare e nello stesso tempo esaltare, perché il santo non si abbatte mai e sa riporre soltanto in Dio la sua fiducia, riconoscendogli il primato in tutti i suoi pensieri e azioni».
 
 
L’Arcivescovo ha quindi rivolto un appello alle famiglie, ai giovani, ai volontari, ai religiosi e ai laici affinché si uniscano a lui per far penetrare il messaggio evangelico in una società sempre più disorientata e distratta. Mons. Nosiglia ha poi manifestato particolare inquietudine «per la crescente disoccupazione che colpisce in questi tempi la vita di tanti lavoratori, donne e immigrati» e ha rivelato di aver vissuto in prima persona, durante l’adolescenza, la dura realtà della cassa integrazione condividendo l’ansia del padre dinanzi al rischio di perdere il posto di lavoro. «Per questo», ha aggiunto, «partecipo profondamente alle difficoltà di tante famiglie e mi interrogo seriamente su come la nostra Chiesa possa venire loro incontro. È un problema che deve coinvolgere in un patto per il lavoro tutte le componenti sociali, politiche, economiche e religiose del territorio».
 
Più in generale l’Arcivescovo si è detto convinto che la Chiesa non possa «limitarsi a denunciare i mali della società o ad intervenire per sanarne le ferite ma, mediante l’azione convergente di cristiani laici adeguatamente formati e in collaborazione con ogni uomo di buona volontà, operare perché negli ambiti della politica, dell’economia e della vita sociale siano sempre perseguiti la promozione integrale della persona umana e il bene comune».
 
Ha quindi specificato programmaticamente: «Ovunque ci sarà qualcuno che va difeso e sostenuto nei suoi diritti umani, religiosi, familiari e sociali; ovunque ci saranno situazioni che esigono la tutela assoluta della vita, propria o altrui, dal primo istante del suo concepimento al suo naturale tramonto, o che esigono il riconoscimento e la promozione della famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna e la sua primaria responsabilità educativa, espressa anche nel diritto di scelta della scuola statale o paritaria; ovunque ci saranno persone emarginate, rifiutate o gravemente disagiate sul piano materiale, fisico o morale; ovunque sarà necessario favorire lo sviluppo della cultura, dell’arte e di una corretta e vera comunicazione sociale; ovunque ci sarà da operare per la libertà religiosa, per la solidarietà e la pace tra i popoli… là la Chiesa di Torino sarà attivamente presente, con il suo vescovo, e con l’apporto delle sue comunità, con la disponibilità delle sue risorse umane, spirituali e pastorali».
  
In allegato il testo completo dell’omelia di mons. Nosiglia.