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L’Arcivescovo visita la Comunità Ebraica di Torino

Comunicato stampa del 16/02/2010
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ARCIDIOCESI DI TORINO
UFFICIO COMUNICAZIONI SOCIALI
Via Val della Torre 3, 10149 Torino
Tel. 011.5156315 – fax 011.8283110 – comunicazioni@diocesi.torino.it
 

Card. Poletto: Visita alla Comunità Ebraica di Torino

 
Vi trasmettiamo il testo integrale del messaggio proclamato dall’Arcivescovo di Torino,
card. Severino Poletto, durante la visita alla Comunità Ebraica torinese.  
 
 
Signor Rabbino Capo della Comunità Ebraica di Torino,
Signor Presidente della Comunità Ebraica di Torino
Signori Rabbini,
e Voi tutti, cari fratelli,
 
1. È con grande gioia che come cristiano e come Arcivescovo di Torino sono questa mattina qui, con voi. Il mio ringraziamento va in primo luogo al Signore, Dio di ogni misericordia, che ci ha fatto il dono di suggerirci questo incontro e di viverlo adesso per confermare e alimentare i nostri legami di fraternità e di amicizia.
Desidero anche ringraziare dal profondo del cuore la Comunità Ebraica di Torino, che nelle persone del suo Rabbino Capo – Rav Alberto Somekh – e del suo Presidente – il dottor Tullio Levi – mi hanno rivolto l’invito per questa visita, così come li ringrazio entrambi per le parole di benvenuto che mi hanno indirizzato.
Sono convinto che la strada della riconciliazione e della fraternità tra le nostre comunità religiose debba trovare il suo terreno più fertile e significativo proprio nella costruzione di un tessuto di stima, di mutua conoscenza, di rispetto e di collaborazione. La nostra fraternità è un bene prezioso in se stesso, perché è risposta alla volontà di Dio; ma può divenire fonte di luce e di pace anche per gli uomini e le donne che vivono nella nostra città, percorsa da tante tensioni e problemi, ma anche da tante aspirazioni e desideri di bene che occorre intercettare e valorizzare.
La mia visita come Arcivescovo di Torino desidera perciò in primo luogo essere segno di questa convinzione e umile tappa di un percorso che possa condurre alla meta di una fraternità sempre più intensa tra la Chiesa che è in Torino e la Comunità Ebraica.
 
2. A questo proposito desidero rallegrarmi ed esprimere il mio apprezzamento per i tanti uomini e donne – ebrei e cattolici – che nella nostra città hanno sostenuto e stanno promuovendo rapporti significativi tra le nostre comunità, con l’apporto anche di cristiani appartenenti ad altre confessioni. Penso alla recente pubblicazione nel 2009 del volume Ebrei e cristiani lungo la storia, promossa dalla Commissione Regionale per l’Ecumenismo e il Dialogo: esso è stato oggetto nel giugno scorso di una presentazione pubblica, organizzata congiuntamente dalla Commissione Regionale e dalla Commissione Diocesana per l’Ecumenismo e il Dialogo, dalla Comunità Ebraica di Torino e dall’Amicizia Ebraico-Cristiana di Torino. Ad essa hanno partecipato come relatori Rav Giuseppe Laras, Presidente dell’Assemblea Rabbinica Italiana, e diversi studiosi cattolici ed evangelici. È stato un evento significativo, anche perché il volume propone una rivisitazione storica dei rapporti tra Chiese cristiane e popolo ebraico, promuovendo la conoscenza della ricchezza della tradizione ebraica, senza tacere le tensioni forti e le ingiustizie da cui tali rapporti sono stati segnati e per le quali la Chiesa ha chiesto perdono in relazione alle colpe dei suoi figli.
 
3. La rivisitazione della memoria è atto fondamentale, per prendere coscienza degli errori e dei peccati del passato, così come del bene compiuto, per aprirsi a un futuro di solida fraternità. La recente celebrazione della giornata della Memoria lo scorso 27 gennaio, ha rinnovato il ricordo della Shoa e delle terribili atrocità compiute contro il popolo ebraico durante la seconda guerra mondiale. La memoria della Shoa è importante, perché tali efferatezze non siano mai più ripetute nei confronti del popolo ebraico, e diventa anche occasione preziosa per confermare ad esso solidarietà e amicizia leale.
È quanto personalmente desidero offrire e confermare a voi, oggi, carissimi membri della Comunità Ebraica di Torino, sentendo profondamente mio l’insegnamento del Concilio Vaticano II, che segna una tappa nuova ed orienta in modo luminoso i rapporti tra la Chiesa cattolica e il popolo ebraico e che permane un punto fermo cui riferirsi in modo costante.
 
4. In questa prospettiva che ci apre al futuro dei nostri rapporti nella nostra città di Torino, mi sembra importante ricordare la recente celebrazione della Giornata per la Riflessione ebraico-cristiana, che nella nostra città si è tenuta domenica scorsa 14 febbraio, proprio in questa stessa Sede, che ha accolto insieme ebrei e cristiani delle diverse confessioni. Rav Alberto Somekh ha tenuto in tale occasione una conferenza sul tema della Giornata: “Ricordati del giorno di sabato per santificarlo” (Es 20,8); è una delle Dieci Parole, uno dei Dieci Comandamenti: esso ci apre una prospettiva di luce e di vita piena.
Ricordarsi del giorno di sabato per santificarlo è un appello e un imperativo a ricordarci di Dio nella quotidianità della nostra esistenza, a non vivere “immemori”, dimentichi di Lui. Sappiamo bene quanto la “dimenticanza di Dio” pervada la nostra società, gli uomini e le donne del nostro tempo; ma la dimenticanza del Signore può anche essere una tentazione subdola per i credenti. Eppure proprio tale dimenticanza è fonte di tanta desolazione, di tanta ingiustizia, di tanta disumanizzazione nei vissuti e nelle relazioni.
Ricordarsi del giorno di sabato per santificarlo è allora appello alla nostra responsabilità di credenti per testimoniare insieme, ciascuno nella propria tradizione religiosa, il primato di Dio nella storia e la sua viva presenza nella nostra vita. È un primato che nulla toglie all’uomo, ma, anzi, dona all’uomo quella pienezza di verità e di senso che, troppo spesso e in modo ingannevole, viene cercata altrove.
Perché Dio ama gli uomini, li cerca, ha una vera passione per loro.
Noi, che come credenti siamo intensamente coinvolti nel rapporto con il Signore, siamo chiamati a sentirci investiti del compito gioioso e della seria responsabilità di testimoniare agli uomini di oggi, ai nostri concittadini, la prossimità di Dio, e siamo chiamati a farlo insieme, a partire dal profondo legame che la Chiesa sente con il popolo ebraico, scelto dal Signore primo tra tutti ad accogliere la sua Parola.
 
Mi auguro davvero che questo itinerario di fraternità tra le nostre comunità religiose cresca e si esprima in tutta la sua ricchezza, nella adesione al grande patrimonio spirituale che abbiamo in comune, vivendo in questo la comune fedeltà al Signore.
 
+ Severino Card. POLETTO
Arcivescovo di Torino
 
Audio
 
 
“Sono convinto che la strada della riconciliazione e della fraternità tra le nostre comunità religiose debba trovare il suo terreno più fertile e significativo proprio nella costruzione di un tessuto di stima, di mutua conoscenza, di rispetto e di collaborazione”. Lo ha detto, questa mattina, l’Arcivescovo di Torino, il cardinale Severino Poletto, nel corso della sua prima visita alla Sinagoga cittadina. Ha evidenziato inoltre che “la rivisitazione della memoria è atto fondamentale per prendere coscienza degli errori e dei peccati del passato, così come del bene compiuto, per aprirsi a un futuro di solida fraternità”.
 
All’incontro hanno partecipato anche i rappresentanti dell’Ucei, del comitato interfedi, della commissione diocesana per il dialogo interreligioso e il Coreis (Comunità Religiosa Islamica).
L’Arcivescovo è stato accolto dal saluto del Presidente della comunità ebraica Tullio Levi. “La visita – ha affermato – ci onora, e si colloca sulla scia della visita del mese scorso alla Sinagoga romana da parte di Benedetto XVI”.
 
(si ringrazia Primaradio per la gentile concessione dei contributi audio)
 
 

Il Direttore dell’Ufficio Comunicazioni Sociali
Don Livio DEMARIE
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