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Le sfide aperte di Mirafiori Sud

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NON PIÙ QUARTIERE INDUSTRIALE – MONS. NOSIGLIA VISITERÀ CINQUE PARROCCHIE IN PRIMA LINEA SUI TEMI DELLA POVERTÀ, IMMIGRAZIONE, TERZA ETÀ
Le sfide aperte di Mirafiori Sud
Con l’Unità pastorale sta intensificandosi la collaborazione delle comunità sul fronte dei giovani, della formazione, della preparazione alle nozze
 
Abbiamo parlato per due ore di un po’ di tutto, con i preti di Mirafiori Sud; e c’è una sola parola che non è mai stata pronunciata, non è mai entrata nel discorso: Fiat. Giusto il quartiere che era nato per la fabbrica, circondato dai muri degli stabilimenti, oggi parla d’altro – vive d’altro. Le case venute su in fretta 40 anni fa oggi sono abitate, in maggioranza, da pensionati e anziani soli; alloggi enormi che hanno ospitato famiglie di 8-10 persone oggi servono per una o due, più le eventuali badanti.
 
Nel giro di una generazione il quartiere ha cambiato pelle, seguendo le esigenze dei suoi abitanti: circoli ricreativi più che campi sportivi; residenze sanitarie e assistenziali al posto delle scuole materne ed elementari. E oggi, grazie alla crisi, più che di centri per l’avviamento al lavoro, si parla di punti di ascolto e sostegno per persone e famiglie in difficoltà. Qui più che altrove un divorzio o una separazione aprono abissi di problemi a cui diventa difficile far fronte. Problemi economici, certo: ma anche di abitazione e di «collocazione sociale». Perché non si sa più dove andare e dove stare; e si scopre all’improvviso di essere davvero soli…
 
Tutto negativo, tutto scuro? Certo non è così: il quartiere, ricordano i parroci, è sempre ricco di energie e iniziative, soprattutto rimane forte la voglia di partecipare: gite, momenti forti di comunità, pellegrinaggi, Estate ragazzi ottengono sempre grande partecipazione. E anche i luoghi per l’aggregazione, costruiti negli anni ’70 e ’80, continuano ad essere un punto di riferimento significativo. Ma per molti aspetti l’intero quartiere sembra vivere «sospeso», in attesa di cambiamenti che aprano una stagione nuova. È un quartiere in gran parte popolare, cresciuto con le abitazioni di edilizia convenzionata e con la «classe operaia».
 
Ora si ritrova in una condizione molto diversa, con grandi aree verdi – il parco Colonnetti e il parco Piemonte, sulle rive del Sangone condiviso con Nichelino – e persino con strutture «esclusive» come il campo di golf che si affaccia su corso Unione Sovietica. Lungo il fiume ci sono anche due spazi per i nomadi, con problematiche molto diverse fra loro: i Sinti, cittadini italiani, hanno «messo radici». Mentre il campo Rom vive situazioni più difficili per quanto riguarda la sicurezza, l’ordine pubblico, i servizi.
 
La crisi economica di oggi rende più acuti quei problemi di emarginazione ed esclusione sociale che erano già presenti. I parroci parlano, prima di tutto, del forte aumento di richieste per la borsa della spesa, per i contributi alle bollette. A San Remigio la media è di 140 pacchi al mese, con un aumento sull’anno scorso del 70%. La comunità sta preparando una mensa gestita dalla Caritas, e ha avviato l’esperienza della «mensa domenicale», cui invitare soprattutto persone sole e anziani. Perché almeno un giorno alla settimana possano ritrovarsi a «scambiare due parole».
 
Le cifre delle altre parrocchie non sono molto diverse. A loro arrivano, ogni giorno a decine, le persone per le quali i servizi sociali pubblici non hanno più risposte. E le comunità cristiane «reagiscono», offrendo una solidarietà ancora maggiore in termini di denaro, alimentari, vicinanza dove è possibile. L’aiuto che viene dal Banco Alimentare è integrato con il contributo delle famiglie della parrocchia. Ogni comunità ha il proprio nucleo Caritas ed è attivo un coordinamento dei servizi a livello di Unità pastorale.
 
Oltre ai problemi impellenti delle famiglie i parroci registrano le maggiori difficoltà con i ragazzi. I tagli al welfare si vedono qui, dove non è più possibile portare avanti i progetti di aiuto e integrazione per i tanti minori a rischio: le prestazioni dei centri diurni e dell’accompagnamento solidale hanno subito riduzioni del 50%; i Centri Diurni Aggregativi per minori stanno subendo un ritardo di 12 mensilità nel saldo delle prestazioni effettuate. Nelle scuole materne ed elementari le mamme che hanno perso il lavoro vengono a prendersi i bambini all’ora di pranzo e li portano a casa, poi li riaccompagnano per il pomeriggio: non hanno più i soldi (circa 5 euro a pasto) per pagare la mensa.
 
Le donne italiane tornano a fare i mestieri di colf e badanti, che fino a qualche anno fa venivano lasciati alle extracomunitarie. In questo settore le richieste non mancano, proprio per la forte presenza di anziani. Sono anche presenti due importanti presidi sanitari e assistenziali, come la residenza «Cardinale Ballestrero» per anziani non autosufficienti e l’ospedale «Valletta» di via Farinelli, nel territorio dei Santi Apostoli, che svolge le funzioni sia di residenza socioassistenziale che di hospice e dispone anche di un reparto di «dimissioni protette», per i lungodegenti che non potrebbero più tornare a casa perché non c’è nessuno ad assisterli.
 
Anziani, e stranieri. A San Luca la «Casa del mondo unito», inaugurata come centro di accoglienza provvisoria per gli immigrati, oggi ospita soprattutto extracomunitari che non possono rientrare nel proprio Paese per ragioni politiche o umanitarie. E sempre a San Luca il Centro di prima emergenza nato per accogliere stranieri si è aperto anche agli Italiani, quelli appunto che rimangono senza casa e lavoro. Il Centro dispone di 75 posti, dislocati in parrocchia e in vari alloggi resisi disponibili; ed è chiamato a gestire situazioni difficili e complicate, tra permessi di soggiorno, bollette non pagate, richieste amministrative che «inseguono» gli ospiti del Centro anche a distanza di mesi…
 
Se lo scenario delle difficoltà sociali è la prima cosa che si vede, bisogna ricordare che il «resto» c’è. Le parrocchie continuano, oltre alla pastorale dei sacramenti, anche le attività di accoglienza e formazione per giovani e adulti. E approfondiscono il cammino comune dell’Unità pastorale. C’è una collaborazione stretta per quanto riguarda la preparazione al matrimonio e la formazione degli adulti. E sulla pastorale giovanile continuano i progetti comuni avviati già da parecchi anni. I preti si incontrano ogni settimana per confrontare la programmazione e mangiare insieme.
 
In realtà Mirafiori Sud appare oggi come un territorio in cui, più e prima che altrove, si stiano tentando esperienze nuove di integrazione e convivenza. E anche capacità della Chiesa di saper leggere e interpretare i «segni dei tempi», i cambiamenti nella cultura della gente, per poter continuare a camminare insieme.
Marco BONATTI
Testo tratto da «La Voce del Popolo» del 13 gennaio 2013