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Linea 2 senza risorse

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Linea 2 senza risorse

 
Cambiare volto a Barriera di Milano e a buona parte dei quartieri della zona nord: l’attesa, la speranza, la promessa di mutare pelle è tutta affidata ai grandi progetti che ruotano attorno alla costruzione della Linea 2 di metropolitana, imperniata attorno al quartiere, sul tracciato che va dal Parco Sempione allo Scalo Vanchiglia.
 
Cinque anni sono passati, da quando l’ex sindaco Sergio Chiamparino aveva riconosciuto il «distacco» tra chi ha goduto del mutamento arrivato insieme alle Olimpiadi di «Torino 2006» e chi è stato lasciato in disparte, non toccato dal rinnovamento urbanistico. D’ora in avanti l’amministrazione si occuperà di colmare il divario, aveva annunciato. Come? Dando avvio ai progetti della metropolitana e alle operazioni immobiliari collegate della cosiddetta Variante 200, che investiranno circa un milione e 300mila metri quadri.
 
L’intento è stato fatto confermato dall’amministrazione guidata da Piero Fassino: «Metteremo mano sulla parte di città più usurata dal tempo con un’operazione che ridisegnerà l’intero assetto urbanistico della città», sottolineava pochi mesi fa il primo cittadino. Nasceranno nuovi quartieri residenziali, case, uffici, centri commerciali, tutti attorno al tracciato della Linea 2 che partirà dall’area dell’ex scalo ferroviario Vanchiglia e arriverà fino alla futura stazione Rebaudengo, passando il «trincerone» di via Sempione. Dove c’erano fabbriche e ferrovie nascerà una nuova cittadella da 14 mila abitanti.
 
Ancora però tutto è sulla carta. E di tempo ce ne vorrà ancora prima di vedere la prima pietra, e molto. Almeno 15-20 anni. Le operazioni immobiliari, la vendita delle concessioni edilizie, serviranno nelle intenzioni di chi l’ha ideate a trovare almeno una parte dei denari necessari alla costruzione della nuova infrastruttura. Tutto dovrà essere apparecchiato nel dettaglio prima che le ruspe si muovano, e soprattutto occorrerà trovare prima gli investitori disposti a far partire le grandi operazioni edilizie.
Non sarà facile, con la crisi del mercato immobiliare del corre. L’amministrazione è alla ricerca di nuove formule, finanziarie prima di tutto. Ha dato incarico a un gruppo di professionisti, architetti, ingegneri, economisti, capeggiati dalla società Recchi Engineering, di disegnare un nuovo «piano regolatore» di Barriera di Milano, che dovrà risolvere non solo il «cosa» costruire, ma soprattutto il «come» fare a trovare le risorse. Servono almeno 300 milioni di euro per poter partire con la metà del primo tratto della Linea 2. «Andrà ascoltato il mercato, in modo da attrarre nuovi investitori a seconda delle esigenze che via via verranno», aveva sostenuto la manager del progetto, Emanuela Recchi.
 
Il nodo vero da sciogliere è quello della metropolitana. Fino all’anno scorso la speranza, pur fievole, di ricevere dallo Stato i finanziamenti necessari per partire con i lavori della Linea 2 era appesa a una eventuale legge speciale sulle metropolitane. A ottobre il Comune si è reso conto però che quei finanziamenti non sarebbero mai arrivati. Così ha deciso di depennare il progetto, non dalle proprie intenzioni, ma dal piano triennale delle opere pubbliche 2013-2015, il programma delle opere pronte per essere messe in cantiere, che è vincolante per il bilancio di Palazzo Civico.
 
Certo fino al 2015 i fondi, non per tutta la nuova linea – dalla stazione Rebaudengo a Porta Nuova fino a Mirafiori – ma almeno per la parte iniziale del primo tratto che va dal Parco Sempione all’ospedale San Giovanni Bosco, non ci sono. E non se ne può fare certo a meno. «Non c’è più la possibilità per la città di contrarre mutui. Quindi la possibilità di poter finanziare l’opera in tempi rapidi è lontanissima», ammettevano a ottobre i responsabili degli uffici tecnici comunali.
 
Il problema è stato riconosciuto anche dal Consiglio regionale del Piemonte, che nella relazione della commissione di inchiesta sull’urbanistica, approvata di recente all’unanimità ha analizzato il progetto della Variante 200. I commissari hanno messo in guardia dall’«inflazione di nuove edificazioni a uso residenziale, dato che a Torino ci sono circa 50 mila alloggi vuoti», dall’«eccessivo proliferare di centri commerciali a scapito del commercio di prossimità» e dalla «dispersione sul territorio urbano di grattacieli e centri direzionali». E soprattutto hanno sollevato la necessità che «la Linea 2 della metropolitana sia finanziata dalla fiscalità generale e non dalla vendita dei diritti edificatori», a scapito del patrimonio della città. Anche perché, hanno fatto notare i commissari, «non ci sono certezze sull’erogazione delle risorse per la realizzazione della metropolitana: lo Stato non ha ancora previsto i finanziamenti per la parte di sua competenza (60%), mentre la Città intende reperire il restante 40% attraverso la vendita dei diritti edificatori ai privati».
Gabriele GUCCIONE
Testo tratto da «La Voce del Popolo» del 10 marzo 2013