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Mercoledi’ 21 dicembre 2016

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Scoprire che l’amicizia è gioia, l’incontro con un’altra persona è un arricchimento di se stessi. Capire che nella gioia di questo incontro c’è esattamente la «vita eterna» che il Signore promette: una relazione d’amore che dura oltre il tempo, proprio perché ciò che rimane dentro di noi (nella memoria, nel cuore) è qualcosa di diverso dallo scorrere del tempo – e dalla caducità del corpo. La prima lettura, dal Cantico dei Cantici, propone questo incontro fra l’uomo e la donna; e ci riporta nel clima di Eden, della prima creazione – dove desiderio e amicizia, attrazione e bellezza fanno parte dell’unica «scoperta» dell’altro e del mondo.

 

Ma la stessa realtà si ripropone nell’incontro fra Maria ed Elisabetta: un incontro che va ben oltre i legami parentali e si centra, invece, su quell’attesa della vita che è la gravidanza. Una scrittrice certo non sospetta di slanci mistici racconta così questa realtà: «Per dieci o quindici giorni mi trascinai da un’ora all’altra, da un giorno all’altro, con le gambe molli. Un pomeriggio, mi stavo svestendo nello spogliatoio dell’Istituto, quando apparve Zazà. Ci mettemmo a parlare, a raccontare, a commentare; le parole mi si affollavano alle labbra, e nel mio petto volteggiavano mille soli; in una vertigine di gioia, mi dissi: «Mi mancava lei!». Era così radicale la mia ignoranza delle vere avventure del cuore che non avevo affatto pensato di dirmi: «Soffro della sua mancanza». Mi occorreva la sua presenza per rendermi conto del bisogno che avevo di lei, e questo ora mi apparve con un’evidenza folgorante. D’un tratto, le convenzioni, le consuetudini, i clichés volarono in pezzi, e fui sommersa da un’emozione che non prevista da nessuna regola. Mi lasciai trasportare da questa gioia che gonfiava in me, fresca e violenta come l’acqua delle cascate, nuda come un bel granito (Simone De Beauvoir, Memorie di una ragazza perbene).

 

Marco Bonatti

marco.bonatti@sindone.org