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Ora non si va più in città…

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Grandi promesse sono state fatte a questa parte di città: la zona Nord è il laboratorio del futuro, il territorio in cui la Città andrà ad investire di più, per fermare il declino e avviare una fase nuova di sviluppo. È scritto nel Piano pluriennale strategico di Torino: ma le promesse oggi devono fare i conti con la realtà della crisi, che ha stravolto gli scenari e che, appunto nella zona Nord, ha reso la vita ancor più difficile.
 
La linea 2 della metropolitana andrà dal Passante (futura stazione Rebaudengo) a Porta Nuova, attraversando l’intera Barriera di Milano sotto i corsi Sempione e Gottardo. Lungo corso Regio Parco sono già stati ceduti i diritti di edificazione per palazzi e servizi. Ma il metrò non si farà, non ci sono i soldi, per adesso. E dunque non si possono mettere in conto le ricadute positive della sotterranea: aumento del valore degli immobili, snellimento del traffico, diminuzione dell’inquinamento… Intanto la Barriera rimane la zona più difficile della città, dove le contraddizioni non si possono più nascondere né sottovalutare, e dove i «risparmi forzati» imposti dalla crisi incidono più che altrove sulla vita delle famiglie.
 
Anche le vecchie promesse hanno esaurito il loro ciclo. La Falchera nacque come «villaggio modello», incarnando il sogno delle «villes nouvelles». Ma la Falchera Nuova, negli anni ’70, all’inizio fu un vero disastro sociale, un ghetto, in cui sono occorsi anni di lavoro e di attenzione per tornare a condizioni di vita accettabili. In corso Taranto i nuovi quartieri di case popolari accolsero famiglie piene di speranza; il movimento dei Comitati spontanei di quartiere sperimentò qui importanti iniziative per un modo diverso di «governare» la città; ma oggi in corso Taranto vivono soprattutto anziani pensionati. La «chiesetta di legno» è rimasto un punto di riferimento per incontri, in un contesto però completamente diverso.
 
La periferia è invecchiata, come sono invecchiati l’Italia intera e l’Occidente. Ma qui, tra l’autostrada per Milano e corso Sempione, dove non c’è niente di «antico», e la memoria delle cascine è stata spazzata via dai palazzoni, il passare del tempo sembra lasciare segni più evidenti, come certe rughe che non si nascondono con nessuna crema. E però il quartiere è tutt’altro che «morto»: proprio la crisi, raccontano i preti dell’Unità pastorale, ha fatto scoprire nuove risorse, di solidarietà e di vicinanza. I giovani non sono più la «maggioranza» dei decenni passati, ma non mancano le occasioni di aggregazione, soprattutto per quanto riguarda le attività sportive. Incontreranno l’Arcivescovo, in una delle sere della Visita, insieme con i loro coetanei dell’altra Unità pastorale della Barriera, quella delle parrocchie più antiche (Pace, Speranza, Gesù Crocifisso, San Gioacchino e Gesù Operaio): è un po’ il segnale che la Barriera è «una», e che deve conoscere e provare a risolvere i suoi problemi lavorando insieme.
 
Una volta di più qui la Chiesa è fatta dalle persone, e per le persone. Alla Falchera, dove le differenze tra borgo vecchio e nuovo sono ormai poco influenti, le attività di quartiere sono un momento importante di informazione – e anche uno spazio per stare insieme. Alla Risurrezione come a San Giuseppe Lavoratore il servizio caritativo è uno stimolo per venire incontro alle tantissime richieste di aiuto; a San Michele Arcangelo i luoghi dell’incontro sono sì quelli del culto ma anche del «dialogo», dello stare insieme.
 
Il lavoro insieme, la riscoperta della solidarietà però non bastano. L’estrema periferia Nord è stata davvero abbandonata a se stessa per troppo tempo, e i problemi cresciuti ora chiedono un intervento che non può venire dalle sole risorse degli abitanti. L’elenco è lungo, e incompleto. Lungo la Stura i campi dei nomadi (quelli «ufficiali» e ancor più gli altri, abusivi ma ben noti) sono un problema sempre aperto, che genera diffidenza e allarme nella popolazione. La crisi ha spazzato via una lunga serie di piccole fabbriche tra Torino, Settimo, Borgaro, Leinì, Caselle, lasciando a casa centinaia di lavoratori del quartiere. Il Villaretto, altro quartiere «inventato» in anni recenti, conosce pesanti problemi di integrazione e mancanza di servizi. Per intervenire in questa situazione dovrebbero essere disponibili fondi dell’Unione europea: forse è il momento di attivare queste risorse, e fare tutto il possibile per cambiare l’attuale stato delle cose. Anche il sindacato potrebbe avere un ruolo più attivo.
 
Le parrocchie continuano ad essere un riferimento fondamentale, per i poveri e le emergenze, ma anche per costruire qualche prospettiva diversa, attraverso le attività sportive come nelle «ordinarie» proposte educative rivolte a giovani e adulti. E continuano a «tenere duro», come il parroco del Brussone (che sarebbe la Falchera) inventato da Fruttero e Lucentini per il loro secondo romanzo torinese, «A che punto è la notte»: dove le difficoltà e le paure non riescono a fermare la voglia di andare avanti.
Marco BONATTI
Testo tratto da «La Voce del Popolo» del 22 settembre 2013