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Ospedale di Lanzo da riconvertire

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Ospedale da riconvertire. Il nuovo piano sanitario regionale, per Lanzo, è stato chiarissimo. La struttura con 130 posti letto in regione Origlia non sarà un ospedale «di territorio», ma i reparti dovranno subire una completa riorganizzazione, da attuare entro l’anno. Difficile per ora capire cosa resterà nell’ospedale fino all’inizio del decennio di proprietà dell’Ordine Mauriziano, poi ceduto all’Asl. Da oltre un anno la mobilitazione del territorio per «salvare» la struttura è totale: sindaci dei Comuni delle Valli, il comitato spontaneo di cittadini, i parroci dei paesi, gli amministratori del Ciriacese.
 
Tutti insieme, compatti, hanno fatto fronte comune contro il declassamento, poi sancito dal Piano approvato dal Consiglio regionale a inizio aprile. E ora il territorio è preoccupato per le sorti di una struttura che raccoglie un bacino di 40 mila utenti e dove sono nati reparti d’avanguardia. Come l’Hospice per malati oncologici in fase terminale, nel 1999, il primo in Piemonte, e la riabilitazione cardiopolmonare, ideale nell’oasi verde immersa tra la montagna che da Lanzo sale verso Coassolo e Monastero.
 
Secondo quanto annunciato dall’assessore regionale Paolo Monferino ci sarà un potenziamento degli ambulatori, collegati con l’ospedale di Ciriè. «L’ospedale di Lanzo non verrà chiuso e non verrà trasformato in residenza per anziani – ha precisato dieci giorni fa in Consiglio regionale Monferino – Porteremo una nuova tac a Lanzo e nei prossimi mesi faremo specifici ragionamenti per tutte le strutture ospedalieri piemontesi. L’obiettivo è qualità. Ospedali come quello di Lanzo devono essere considerati in un contesto di territorio».
 
I dubbi delle Valli restano. «Preoccupa sapere che Lanzo viene considerato come ‘ospedale da riconvertire’ – afferma Celestina Olivetti, presidente della Comunità montana – Ci spaventa. La preoccupazione è dei sindaci e della popolazione. Il territorio è già molto fragile. Ha subito taglio di servizi. La riconversione dell’ospedale è inaccettabile. Lanzo e Ciriè devono essere visti come unica unità territoriale. La nostra è una protesta democratica e costruttiva che va tenuta in considerazione».
 
Testo tratto da »La Voce del Popolo» del 6 maggio 2012